La concimazione azotata in ottica conservativa

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Gestione dei residui e cover crop in primo piano. Con particolare attenzione all’agricoltura di precisione

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Agricoltura conservativa sempre più nei pensieri degli agricoltori, grazie anche ai Psr e alle misure specifiche a sostegno di queste pratiche. Non stupisce, allora, che un incontro ormai tradizionale come in convegno di Condifesa Lombardia Nordest raccolga un pubblico così folto e soprattutto interessato.

Così è stato anche in occasione della terza edizione, svoltasi nel dicembre scorso presso il centro fieristico di Montichiari (Bs). L’appuntamento era dedicato quasi totalmente al tema della concimazione e gestione dell’azoto, che come noto in agricoltura conservativa vuol dire anche uso dei residui. Tuttavia, non basta lasciare questi ultimi in superficie, per risolvere il problema. Per esempio, l’azoto di origine organica richiede la conversione in forme disponibili per la pianta e questo, oltre a impiegare tempo, può anche comportare qualche problema di fertilità a breve termine.

La duplice attitudine dei batteri

Un interessante accenno a questo aspetto è stato fatto da Mauro Agosti, tecnico di Condifesa, che dopo aver ricordato come il suolo sia in realtà un sistema molto complesso, ha sottolineato quelli che possono essere i limiti di una gestione conservativa del terreno. «Innanzitutto bisogna tenere conto della minor temperatura del terreno, a seguito della mancata lavorazione, con possibili effetti sull’attività microbica. L’apparato radicale, inoltre, generalmente si sviluppa meno rispetto a piante seminate su terreni lavorati in quanto è in grado di trovare tutti i nutrienti già nei primi strati del suolo. Dal punto di vista della concimazione – ha continuato il relatore – occorre prestare maggior attenzione al momento della distribuzione, perché sui terreni non lavorati la dispersione della parte volatile dell’azoto è più massiccia».

Quando si parla di agricoltura conservativa, ha aggiunto Agosti, residui colturali e cover crops sono alla base del sistema di fertilizzazione. «Tuttavia si deve tener presente che in una fase iniziale i batteri responsabili della degradazione di questa massa vegetale potrebbero prelevare azoto dal terreno per portare a termine il loro compito e diventare, pertanto, competitivi con le piante. Si tratta però – ha sottolineato il relatore – di un fenomeno passeggero e tipico della prima fase di conversione. Dopo alcune stagioni, infatti, il substrato organico ormai consolidato nel terreno fornisce ai batteri tutto l’azoto necessario per la loro attività». Da sottolineare, infine, il rischio che lo strip tillage ripetuto anno dopo anno sulle stesse fasce porti a un impoverimento delle bande lavorate, soprattutto per fosforo e potassio.

Fermi restando, ovviamente, tutti i benefici dell’agricoltura conservativa su erosione dei terreni, proprietà fisiche del suolo, sostanza organica e rischio di dilavamento.

Azoto e cover crop

Come giustamente sottolineato da Agosti, le cover crop sono, assieme alla gestione dei residui, alla base dell’agricoltura conservativa. Si è occupato del tema Luca Bechini, dell’Università di Milano, che ha illustrato i risultati degli studi condotti in collaborazione con Barbara Moretti, Carlo Grignani e Dario Sacco dell’Università di Torino. «Le cover crop – ha ricordato – sono diverse per specie, epoca di semina, resistenza al gelo e asporto di azoto. Alcune sono adatte a terreni sciolti e tendenzialmente sabbiosi, mentre altre sono efficienti anche in suoli a tessitura argillosa o limosa. In ogni caso, l’epoca di semina è molto importante per stabilire sia l’asportazione di azoto sia l’azoto messo a disposizione dopo il taglio e l’interramento delle piante». Interramento che, fa notare Bechini, favorisce nettamente la mineralizzazione dell’azoto organico. «La lavorazione post-taglio riduce la dimensione dei residui, aumenta la superficie di contatto tra cover crop e microrganismi e inoltre aumenta la capacità drenante del suolo, evitando i ristagni e con essi lo stallo delle temperature». In generale, ogni azione che favorisce l’attività microbica del terreno accelera il processo di mineralizzazione dell’azoto organico, fa notare Bechini.

Caratteristiche che favoriscono l’azione dei batteri sono, per esempio, la fibrosità della pianta, ma anche il rapporto C/N e la presenza di zuccheri e altri composti facilmente degradabili. Inoltre, le scelte colturali stesse si ripercuotono sulla capacità della cover crop di cedere azoto. Particolarmente importanti, in questo senso, sono la varietà utilizzata e l’epoca di semina e terminazione. Per esempio, un rapporto C/N alto dovrebbe consigliare di anticipare la decomposizione delle colture di copertura. «Sintetizzando, possiamo dire che epoca di semina e raccolta influenzano molti aspetti: lisciviazione dell’azoto, quantità di azoto asportato e successivo rilascio da parte delle colture di copertura, sia in termini quantitativi sia temporali».

 

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