Kiwi italiano all’estero anatomia di un successo

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Le esportazioni nazionali evolvono rivolgendosi soprattutto fuori dalla Ue

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L’Italia è, insieme alla Nuova Zelanda, leader mondiale nella produzione e commercio di kiwi. Il raccolto italiano del 2016 è stimato in 469mila tonnellate. Si tratta di un quantitativo nettamente inferiore (-20%) rispetto alla produzione record di 588mila tonnellate del 2015. La flessione produttiva interessa tutti i principali bacini produttivi nazionali: Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Calabria (fonte Cso).

Nella figura 1 è rappresentata la produzione italiana di kiwi ripartita tra i suoi diversi utilizzi: mercato interno, esportazioni e destinazione industriale (fonte Istat, Cso). È evidente che la maggior parte della produzione italiana – in media il 73% – è destinata all’esportazione. Al mercato interno è destinato mediamente il 20% del raccolto nazionale ed il restante 7% va all’industria.

L’ultima campagna, quella 2015/16, sarà certamente ricordata per il raccolto abbondante ma anche per il calibro medio-piccolo dei frutti e per le quotazioni basse sia sul mercato interno, sia sui mercati internazionali.

Nelle principali piazze italiane il prezzo franco magazzino di confezionamento si è attestato sui livelli minimi degli ultimi anni, con valori simili a quelli della campagna 2011/12.

Secondo i dati Ismea, a Ravenna e Latina i prezzi franco magazzino si aggiravano intorno a 0,50 e 0,60 €/kg; ma mentre a Latina la campagna si è chiusa con qualche centesimo di aumento (0,65 €/kg), a Ravenna si è registrata un’ulteriore flessione delle quotazioni (0,45 €/kg).

Per quanto concerne gli scambi con l’estero, la campagna 2015/16 ha registrato il picco massimo delle esportazioni di kiwi (fig. 2), superando quota 400 milioni di chilogrammi, soglia mai raggiunta in passato, e registrando un incremento delle spedizioni del 20% rispetto alla campagna precedente (fonte Istat). L’aumento delle esportazioni è avvenuto sulla base di una riduzione del prezzo medio all’export (-21% su base annua) e di conseguenza si è verificato un calo del 5% dei relativi introiti che si sono fermati a 404 milioni di euro.

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(*) Ismea, Roma

 

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