Kiwi, impollinazione di supporto dopo la diffusione della Psa

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Metodologie di raccolta, conservazione e distribuzione del polline

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L’impollinazione di supporto dell’actinidia è largamente utilizzata da tempo in Piemonte per superare i problemi della dioicia della specie e della scarsa attrattività per le api. È uno strumento indispensabile per garantire qualità e produttività, specie in presenza di condizioni climatiche sfavorevoli durante la fioritura. La Psa, che in molti impianti ha falcidiato le piante maschili, ne ha accentuata la necessità, per sopperire alla ridotta quantità di polline presente nell’actinidieto. Ovviamente, se l’appezzamento è ancora indenne o poco colpito dalla Psa, occorre prestare la massima attenzione alla sanità del polline. Questo è infatti un veicolo privilegiato dell’infezione. Raccolta del polline La raccolta del polline si esegue a partire dal 50% di fiori aperti fino a completa caduta petali, preferibilmente nelle ore più fresche della giornata, per non compromettere la capacità germinativa dei granuli pollinici. Conviene effettuare passaggi successivi distanziati di almeno 24h per favorire una buona maturazione dei granuli pollinici. La raccolta viene effettuata con macchine aspiratrici. Sono disponibili sul mercato modelli sia a filtro sia a turbina (ciclone). In tabella 1 i rispettivi pro e contro. Conservare il polline Durante le operazioni di raccolta con aspiratori a turbina, e quindi a temperatura ambiente, la vitalità del polline tende a diminuire già dopo 2 ore dall’inizio dell’attività. Indicativamente, il polline perde il 2-3% di vitalità all’ora a 20°C, con un calo lento nelle prime ore, ma che aumenta esponenzialmente dopo le 24 ore. A temperature elevate (28-32°C), la vitalità del polline cala ancora più rapidamente, fino al 10-12% all’ora. Il polline può essere mantenuto per 5-6 giorni in frigorifero (+4°C) durante i giorni che normalmente intercorrono dalla raccolta all’impollinazione. Per tempi di conservazione più lunghi, il polline può essere conservato in comuni freezer a         -20C° per un anno senza influire sulla germinabilità. È quindi possibile, qualora le condizioni ambientali dell’annata o lo stato vegetativo della coltura non ne richiedano l’immediato utilizzo, conservare integro il materiale per l’anno successivo. Distribuzione del polline L’efficacia dell’impollinazione di supporto dipende sia dall’entità della fioritura che dal momento dell’esecuzione. Quando la fioritura risulta superiore alla norma il risultato economico è estremamente positivo. I migliori risultati si ottengono con interventi eseguiti allo stadio fenologico di 95% dei fiori femminili aperti. Eventuali ritardi nell’esecuzione, anche di 1-2 giorni, possono comprometterne i risultati. L’applicazione del polline può avvenire in due modalità: a secco oppure in acqua, utilizzando sia distributori manuali sia apposite macchine portate. Distribuzione “a secco” Per garantire le migliori condizioni, sia in termini di umidità relativa dell’ambiente (> 70%) sia di recettività dello stigma, la distribuzione a secco deve essere effettuata durante le prime ore del giorno o nelle ore notturne. L’impollinazione manuale un tempo veniva realizzata con una pallina rivestita di velcro (il cosiddetto “pon pon”) imbrattata di polline. Questa tecnica assicura ottimi risultati, ma richiede 140 – 160 ore/ettaro a persona e quindi un dispendio eccessivo di manodopera. Attualmente sul mercato esistono diverse tipologie di macchine che possono essere raggruppate a seconda delle loro caratteristiche (Tabella 2). Distribuzione “in acqua” L’impollinazione in acqua permette di aumentare la superfice trattata e ovviare al problema delle condizioni ambientali: si può fare anche in giornate con bassa umidità relativa, o nelle ore centrali della giornata. Per mantenere una buona vitalità del polline, la distribuzione in soluzione acquosa deve essere eseguita entro le 2-3 ore dalla preparazione. Il polline va miscelato con acqua demineralizzata (pH 7,8, conducibilità elettrica 6,7, durezza 0, cloruri 0) o acqua potabile (pH 7,8, e altri parametri a norma di legge), al fine di garantire una buona germinabilità. Alla miscela si può aggiungere un attivatore (Pollen Aid, NZ), che favorisce la germinazione del polline. La dose di polline da impiegare è di 600 – 1.000 g/ha. In tabella 3 vengono riportate le diverse tipologie di macchine disponibili sul mercato.