Irrigazione a goccia e fertirrigazione, la tecnica

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Una razionale applicazione è possibile con la conoscenza del reintegro delle condizioni idriche ottimali del terreno

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In Italia circa il 50% dell’acqua totale utilizzata dall’uomo viene impiegata dall’agricoltura e l’irrigazione interessa circa il 25-30% della superficie coltivata.
Nelle colture in serra, dove non c’è l’apporto della pioggia, la pratica dell’irrigazione copre la totalità delle superfici coltivate. Inoltre, spesso l’irrigazione viene utilizzata per veicolare i nutrienti (fertirrigazione) e allo stesso tempo, una sua cattiva gestione irrigua provoca, non solo una bassa efficienza nell’utilizzo dell’acqua, ma anche un dilavamento della zona radicale con una conseguente perdita di elementi nutritivi, che si traduce in una cattiva fertirrigazione. Ciò può essere evitato con un controllo accurato della tecnica microirrigua, intendendo con ciò la quantità di acqua da dare (volume irriguo) e il momento in cui darla (turno o frequenza).
Una razionale ed attenta tecnica dell’irrigazione a goccia e della fertirrigazione, è possibile solamente grazie alla conoscenza delle tecniche per il reintegro delle condizioni idriche ottimali del terreno.
In questi ultimi anni il sistema di irrigazione a goccia ha trovato in Italia ampia diffusione, motivata dall’acquisizione da parte di tecnici e produttori degli evidenti vantaggi che l’adozione di questa tecnica apporta sia in termini economici (minor consumo di acqua e minori costi gestionali), sia per gli incrementi produttivi e qualitativi ed in termini ambientali.
La fertirrigazione
Sua normale conseguenza è la fertirrigazione, “applicazione dei fertilizzanti con l’irrigazione”. Anche se le due tecniche dovrebbero procedere di pari passo, la sua applicazione non è ancora cosi ampliamente sviluppata e correttamente impiegata come meriterebbe. Le ragioni delle problematiche legate all’ampia diffusione della fertirrigazione sulle colture, soprattutto di pieno campo, vanno ricercate nella sua non sempre corretta applicazione; non solo come tecnica irrigua, ma anche nella carenza di conoscenze tecnico-agronomiche riguardanti le tecniche applicative, i sistemi di dosaggio e i momenti di distribuzione dei fertilizzanti in funzione delle diverse esigenze nutritive e delle fasi fenologiche delle diverse specie coltivate.
Le variabili che in agricoltura possono essere soggette a scelte e condizionamenti da parte dell’agricoltore, e che influenzano direttamente la crescita e la produzione delle colture, sono rappresentate essenzialmente:
1) dalle lavorazioni;
2) dal controllo delle infestanti e delle patologie;
3) dalla scelta delle sementi e delle varietà;
4) dalla gestione idrica o bilancio idrico;
5) dalle concimazioni.
Gli ultimi due punti rappresentano il 50% circa dei fattori che possono essere influenzati e migliorati dall’assistenza tecnica e dalla professionalità dell’agricoltore, al fine di condizionare in modo determinante la potenzialità produttiva e qualitativa delle colture.
Alla fertirrigazione viene riconosciuta:
1) la capacità di sfruttare al meglio la maggior efficienza degli elementi nutritivi apportati sotto forma solubile e pertanto facilmente disponibile per la pianta;
2) la capacità di far risparmiare una certa quantità di fertilizzanti;
3) la capacità di evitare perdite per lisciviazione che possono, in alcuni casi, creare problemi di inquinamento delle falde più superficiali.
Oltre all’apporto dei fertilizzanti, la fertirrigazione richiede la conoscenza della capacità idrica di campo e della metodica di diffusione dell’acqua e dei sali in essa contenuti nel terreno.

Leggi l’articolo completo su Colture Protette n. 3/2017  L’Edicola di Colture Protette