Insalata, gli afidi e attenzione ai patogeni

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Nelle serre trovano l’ambiente per essere impiegati al meglio i preparati microbiologici a base di funghi e batteri antagonisti

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foto 7 residui colturali La coltivazione dell’insalata è presente nel panorama agricolo del Nord Italia per 12 mesi all’anno considerando la coltura in tunnel freddo e la coltura in pieno campo. In serra i trapianti si succedono settimana dopo settimana e danno il via ad un ciclo colturale che nelle condizioni migliori si completa in 30 giorni, mentre può arrivare anche a 90-100 giorni quando le condizioni climatiche sono meno favorevoli. La coltura si presenta generalmente ricca di varie problematiche: agronomiche, tecniche, fitoiatriche e mercantili. In particolare questi ultimi aspetti vanno sottolineati per un prodotto a foglia che deve essere perfetto di aspetto; la gestione fitoiatrica perciò diviene complessa non potendo contare su “sconti” in sede di commercializzazione. La coltura richiede perciò una grande attenzione per le diverse problematiche che deve affrontare sia sul fronte degli insetti che su quello dei patogeni e delle batteriosi. Va sottolineato che l’ambiente colturale delle serre, per umidità e temperature, crea i presupposti perché si possano sfruttare al meglio le qualità offerte dai prodotti disponibili a base di funghi e batteri antagonisti, che risultano così uno strumento quanto mai efficace per attuare corretti programmi di difesa integrata in ottemperanza con le normative vigenti. Tra i fitofagi un ruolo di primo piano spetta agli afidi, mentre tra le malattie vanno ricordate la peronospora dell’insalata, i marciumi basali e le batteriosi. Lotta agli afidi Gli afidi sono presenti su tutta la produzione dell’anno ma con intensità diverse: le condizioni peggiori si rilevano nel periodo che va dalla primavera all’autunno ovvero quando le temperature consentono al fitofago uno sviluppo migliore. Il danno prodotto è diretto e consiste nella presenza stessa degli afidi. Infatti gli standard merceologici non tollerano la presenza dell’afide sulla foglia della lattuga perché il cliente sarebbe disincentivato all’acquisto. In particolare la grande distribuzione effettua importanti e precisi controlli di qualità sulla merce, penalizzando le partite inquinate. La situazione è peggiorata anche dal fatto che la specie più importante la Nasonovia ribis-nigri è di colore rossastro e non passa di certo inosservata all’interno dei cespi: si tratta di una corpo estraneo al prodotto e già la presenza di un individuo a cespo può creare non pochi problemi per la commercializzazione del prodotto. Per questi motivi la difesa diventa una pratica fondamentale de irrinunciabile per condurre a buon fine il ciclo colturale. Fin dai primi giorni dopo il trapianto è possibile rinvenire gli afidi sulle piccole piantine; praticamente non esiste una soglia di intervento ed il lavoro da fare è di cercare di prevenire il formarsi di popolazioni cospicue di difficile controllo. In difesa integrata la sola presenza giustifica l’intervento con aficida specifico. Per la difesa attualmente si può far riferimento a diversi aficidi specifici, appartenenti a diversi gruppi di sostanze attive (neonicotinoidi, piretroidi, pimetrozine), da impiegare in base alle condizioni colturali in cui ci si trova. Occorre, inoltre, fare attenzione che l’etichetta riporti l’autorizzazione all’impiego e che nei Disciplinari di produzione integrata ne sia ammesso l’uso in coltura protetta. Peronospora La principale malattia in coltura protetta è la peronospora della lattuga. L’agente è il fungo Bremia lactucae particolarmente insidioso in primavera e autunno quando l’elevata umidità notturna favorisce lo sviluppo del fungo. Le temperature ottimali per l’inizio dell’infezione oscillano tra 10 e 15°C e la sintomatologia tipica presenta macchie giallastre sulla pagina superiore della foglia con la possibilità dello sviluppo di una muffa bianca nella pagina inferiore. La malattia generalmente progredisce a partire dalle foglie esterne che nei cespi già formati possono essere a contatto con il terreno. Durante l’inverno la malattia si mantiene sui residui colturali. La difesa è anzitutto preventiva e di tipo agronomico. Occorre eliminare o limitare al massimo tutte le condizioni di elevata umidità che concorrono a creare un ambiente ideale per lo sviluppo della peronosora: – ottimizzare il drenaggio del terreno; – adottare densità di impianto adeguate; – aerare serre e tunnel di produzione. Inoltre, conviene adottare rotazioni colturali che non facciano ritornare la coltura con troppa frequenza sulla stessa parcella. Per la difesa chimica sono disponibili numerose sostanze attive ammesse nei Disciplinari di produzione integrata, da impiegare in base alle caratteristiche ed alla fase del ciclo colturale in cui ci si trova.  E’ inoltre possibile impiegare proficuamente preparati microbiologici a base di Bacillus amyloliquefaciens Marciumi La lattuga è poi colpita da marciumi che sono dovuti a diversi funghi: Sclerotinia spp e Botrytis cinerea per i marciumi basali e Rhizoctonia solani per il marciume del colletto. Questi marciumi colpiscono generalmente la lattuga in prossimità della raccolta e possono condurre al completo collasso della pianta in pochi giorni; solo condizioni particolari permettono alla malattia di manifestarsi poco dopo il trapianto. La difesa si basa soprattutto su oculate scelte agronomico con particolare riferimento ad un uso razionale delle concimazioni azotate e delle irrigazioni. La difesa si può basare in primo luogo con interventi a base di Trichoderma spp prima e dopo il trapianto, mentre in fasi successive del ciclo si può far ricorso alle numerose sostanze attive disponibili ed ammesse nei Disciplinari di produzione integrata. Oltre al Trichoderma spp vi sono numerosi altri preparati microbiologici, inseriti nei Disciplinari che si possono impiegare a base di: Bacillus amyloliquefaciens. Coniothyrium minitans, Bacillus subtilis. Batteriosi Le batteriosi della lattuga sono dovute principalmente a 2 microrganismi: Pseudomonas cichorii e Erwinia carotovora sbsp carotovora. Le temperature ottimali per lo sviluppo della malattia sono comprese tra 23 e 27 °C, ma l’intervallo di temperature utili può essere più ampio (10-30°C). La malattia progredisce dalle foglie centrali del cespo dove si notano i primi imbrunimenti. Il batterio si conserva nel terreno da dove viene veicolato sulle piante con mezzi vari tra cui l’acqua di irrigazione. la difesa è in primo luogo preventiva di tipo agronomico mettendo in campo tutta una serie di provvedimenti volti a limitare al massimo le condizioni predisponenti l’infezione: – ampie rotazioni colturali; – scelta di seme controllato; – apporti razionali di potassio e azoto; – eliminazione della vegetazione infetta (non interrata); – non irrigare con acqua proveniente da bacini che non siano periodicamente ripuliti dai residui organici; – arieggiare le serre ed i tunnel di produzione. La difesa chimica si basa sull’impiego di prodotti a base di prodotti rameici da impiegare la primo apparire della malattia, ma evitando di farlo con temperature notturne inferiori a 12°C. La difesa della lattuga in coltura protetta presenta un quadro dove sono dominanti le criticità legate allo sviluppo di svariate malattie fungine o da batteri. In questo ambito diventa dominante la prevenzione che si traduce nel risolvere agronomicamente le molte cause che predispongono la coltura ad essere attaccata dalle malattie, mentre solo in un secondo momento entra in gioco l’impiego delle numerose sostanze attive disponibili. In particolare nelle condizioni colturali delle serre trovano l’ambiente d’elezione per essere impiegati al meglio i preparati microbiologici a base di funghi e batteri antagonisti. Lo sfruttamento di questa carta consente di predisporre razionali ed efficaci piani di difesa integrata, perfettamente in linea con le direttive relative alla sostenibilità ambientale dell’agricoltura. L’azione combinata e razionale di questi elementi consente ai produttori di raccogliere un prodotto dalle giuste caratteristiche organolettiche e in linea con la qualità richiesta dalla grande distribuzione e dal consumatore.