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In Lombardia i primi test
Per la banca del liquame
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L’esperienza olandese della «banca del liquame» approda anche in Pianura padana. «Innanzitutto – spiega l'assessore all’Agricoltura di Borgoforte (Mantova), Sandra Bernini – con la digestione anaerobica ricaveremo biogas per energia termica ed elettrica, oltre a un digestato la cui frazione liquida sarà avviata alla fase successiva di denitrificazione. La frazione solida potrà essere compostata per la delocalizzazione, mentre la componente liquida, abbattuta del 55-60% dell’azoto, verrà invece restituita alle aziende agricole, pro quota».
Rispetto ai modelli nati diversi anni fa nel Nord Europa, la formula adottata alle porte di Mantova della banca del liquame si differenzia per la fase terminale del processo di lotta ai nitrati («perché in quest’ottica deve essere letta, in vista dell’applicazione della Direttiva europea», afferma l’assessore, che ha lavorato a contatto dell'Assessorato regionale alle Reti e all’Agricoltura), e cioè nella gestione individuale dei reflui trattati.
Lo specifica meglio Stefano Garimberti, agronomo che segue direttamente il progetto con la Regione Lombardia: «I modelli organizzativi nord-europei prevedono che anche l’utilizzo agronomico dei reflui venga gestito in modo centralizzato, mentre in questo progetto ciascun allevatore ritira il prodotto finale del trattamento e ne dispone liberamente, salvo ovviamente i vincoli di natura ambientale».
Altro aspetto innovativo per l’Italia e riconducibile alle esperienze realizzate con successo in Olanda e Danimarca riguarda il trasporto del letame. «Ciascuna azienda utilizzerà delle condutture sotterranee, affiancandosi alla rete dei canali del Consorzio di bonifica Sud-Ovest di Mantova – racconta Garimberti – con tubazioni di trasporto lunghe anche quattro chilometri. Tutto verrà convogliato in un sito di raccolta, dove si troveranno sia il digestore per la produzione di biogas che l’impianto «nitro-denitro». Con questo stratagemma di condutture interrate collegate direttamente alle aziende agricole si eviterà che i reflui zootecnici possano essere considerati rifiuti speciali ed essere pertanto sottoposti a misure normative particolarmente restrittive.
Attualmente il progetto è ancora sulla carta, ma ha già ottenuto il via libera dalla Regione Lombardia, che dei 7,15 milioni di euro di costo complessivo ne finanzierà oltre tre milioni, nell’ambito dell’Asse 2 e del Fondo aree sottoutilizzate (Fas). «La fase operativa della realizzazione sarà entro il 2010», assicurano dal Comune.
Al momento c’è già l’adesione di tre allevamenti suinicoli, per un totale di circa 25mila animali e una produzione annua di liquami di oltre 140mila metri cubi che, in aggiunta ad altri prodotti come siero di latte e sfalci d’erba, è in grado di assicurare una produzione di 1 megawatt elettrico. Tenuto conto della presenza sul territorio comunale situato lungo l’asta del Po di numerosi allevamenti sia di bovini da latte che di suini, è altamente probabile che altri allevatori partecipino al progetto.
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