In continua evoluzione il pomodoro da mensa

Borrelli-intero-foto-14_pomodoro_CP6-533x400.jpg

Scendono l’insalataro e il “ciliegino”, avanzano i “datterini”, i “mini plum” e l’oblungo

L’articolo In continua evoluzione il pomodoro da mensa è un contenuto originale di Colture Protette.

L’ampio e variegato panorama delle tipologie di pomodoro coltivate in Italia è in continua evoluzione; negli ultimi anni si sta assistendo ad uno spostamento da alcuni tipi a favore di altri, come ci spiega Antonio De Rosa, Area manager di United Genetics/Kagome per il sud Italia.
«La tipologia “ciliegino”, che qualche anno fa rappresentava il 70-80% del totale del pomodoro da mensa prodotto in Sicilia, si è attualmente ridotta a circa il 40%, mentre sono in aumento le varietà del tipo “datterino” e quelle “oblungo” e “mini plum”. Restano, comunque, più richieste le tipologie a frutto piccolo: quelli delle nuove varietà di “ciliegino” raggiungono un peso di 30 grammi, i datterini si attestano intorno ai 20 grammi, mentre per i “mini plum” il peso oscilla tra i 30 e i 40 grammi».
Nel Meridione è presente il 60-70% della produzione italiana di pomodoro da mensa e il 75% di quella ottenuta in coltura protetta.
«La maggior parte delle coltivazioni di questa solanacea sono concentrate in Sicilia con circa 3.000 ettari, di cui il 40% è “ciliegino”; seguono le tipologie “mini plum” (20-25%) e oblungo (10%). In aumento il “datterino”, che al momento rappresenta il 7-10% del totale, mentre altre tipologie (Marmande e Marmandoidi, “Cuore di bue”, “grappolo rosso”, Camone, ecc.) coprono il restante 30% circa».
Tra le tipologie “minori” si sta diffondendo in tutti gli areali di coltivazione della penisola quella a “Cuore di bue”, un tempo confinata solo in Liguria e Veneto.
«Oltre alla Sicilia, dove sono presenti tutte le tipologie di pomodoro da mensa, nella altre realtà produttive del sud Italia prevalgono tipi diversi secondo le richieste dei mercati. Le produzioni italiane, infatti, sono ancora in parte collocate sui mercati locali. Discorso a parte per il basso Lazio (zona di Fondi) dove, a differenza di una decina di anni fa quando si coltivava prevalentemente la tipologia “insalataro”, si sono diffuse tutte le tipologie, comprese quelle a frutto piccolo come ciliegino e datterino. Questa zona, interessata dal mercato ortofrutticolo di Fondi, rappresenta il crocevia di molte produzioni del sud Italia che sono destinate sia alla Gdo sia ai mercati del nord».
Le coltivazioni di pomodoro da mensa si sono comunque ridotte sia nel Lazio (1.000-1.500 ettari) sia in Campania (8-900 ettari).
«In Campania la coltivazione di pomodoro si è drasticamente ridotta nella Piana del Sele, dove sussistono 2-300 ettari con prevalenza di varietà delle tipologie “oblungo” e “mini plum”. Le stesse tipologie predominano anche nell’agro nocerino–sarnese, l’altra area orticola della provincia di Salerno che registra 200 ettari destinati alla solanacea. Nella provincia di Caserta e in quella a nord di Napoli si è registrato, invece, un incremento delle superfici destinate al pomodoro, anche se restano, complessivamente, piuttosto contenute: 80-100 ettari in totale. Anche in quest’area si ritrovano un po’ tutte le tipologie, con prevalenza del tipo “mini plum” e oblungo».
Nell’area vesuviana e in quella sud della provincia di Napoli si coltivano diverse tipologie locali, tra cui quella “Sorrentino” e le varietà tipo “san Marzano” rivestono una certa importanza, per un totale di altri 2-300 ettari. Varietà che si fregiano di marchi Igp, come il “San Marzano” e il “Pomodorino del Vesuvio” rappresentano delle nicchie produttive.
In Puglia sono stimati circa 300 ettari di pomodoro da mensa coltivato in serra, concentrati nelle zone di Leverano (circa 200 ettari) e Zapponeta (100 ettari).
«Si tratta soprattutto della tipologia “Camone”. Un pomodoro “collettato” scuro, piccolo con pezzatura inferiore ai 100 grammi. Le produzioni sono collocate sia sul mercato locale sia al nord ».
In Calabria, invece, si punta su tre diverse tipologie: tondo liscio con frutti di grande pezzatura e peso che arriva fino a 6-700 grammi, consumato sia sui mercati locali sia su quelli del settentrione; rosato tipo “Sorrentino” e oblungo tipo “Saladette”.
«La tendenza verso le tipologie più gettonate – precisa Raffaele
Pirolo del vivaio Acerplant di Acerra (Na) – è collegata sia alle buone caratteristiche organolettiche, come per il datterino che sta in parte sostituendo il “ciliegino”, sia alla buona flessibilità che si rileva per l’oblungo e per il “mini plum” che sono facilmente gestibili sia dal punto di vista della coltivazione, sia della commercializzazione sia del consumo, potendo essere consumati sia “a verde” sia rossi».