Impianti viticoli, nuovo sistema di autorizzazione

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Dal 1° gennaio. Un decreto ministeriale del 15 dicembre scorso sancisce le nuove regole

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Il 31 dicembre 2015 è terminato il regime dei diritti di impianto dei vigneti che è stato sostituito dal 1° gennaio 2016 con un nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli.

La viticoltura apre la strada alla liberalizzazione della produzione; finisce un’epoca, durata 30 anni, di rigido controllo degli impianti viticoli. Questa scelta era già contemplata nella nuova Ocm unica (organizzazione comune di mercato) per il periodo 2014-2020 che ha confermato l’abolizione di tutti i precendenti strumenti di contenimento dell’offerta (Reg. 1308/2013):

–   quote latte dal 1° aprile 2015;

–   quote zucchero dal 1° ottobre 2017;

–   diritti di impianto dei vigneti dal 1° gennaio 2016.

Tuttavia, il settore viticolo conserva un certo livello di programmazione dell’offerta; infatti, contemporaneamente all’abolizione dei diritti di impianto dei vigneti, dal 1° gennaio 2016, viene istituito un nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli, che – di fatto – rappresenta una liberalizzazione controllata.

Il 15 dicembre 2015, il Ministro delle politiche agricole ha firmato il decreto ministeriale che stabilisce le modalità di applicazione del nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli, che fa seguito ad un decreto ministeriale del 19 febbraio 2015. In questo modo, le nuove disposizioni normative sull’impianto dei vigneti sono complete (tab. 1).

Il nuovo sistema di autorizzazioni

Dal 1° gennaio 2016, i diritti di impianto saranno sostituiti da un regime di autorizzazioni per gli impianti viticoli che rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2030.

A partire dal 1° gennaio 2016, fino al 31 dicembre 2030, i vigneti di uva da vino possono essere impiantati o reimpiantati solo se è stata concessa un’autorizzazione ai sensi del Decreto ministeriale n. 12272 del 15 dicembre 2015.

Seppure il sistema è stato approvato per rimanere in vigore nel lungo periodo (fino al 31 dicembre 2030), il regolamento comunitario prevede un riesame intermedio sul funzionamento del sistema dopo il 2020. Ed è molto probabile che – in questa data – il sistema verrà profondamente rivisto.

Il nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli si basa su tre principi:

–   abolizione dei regime dei diritti di impianto dei vigneti;

–   introduzione di un nuovo sistema di autorizzazione all’impianto dei vigneti;

–   aumento controllato delle superfici vitate.

Il nuovo sistema di autorizzazioni si caratterizza per la possibilità di incrementare le superfici vitate aziendali senza dover acquistare i diritti, seppur all’interno di un quadro di regole definite nei Regolamenti Ue. In particolare sono stati previsti alcuni strumenti per tutelare le aree a denominazione e indicazione geografica.

Come funziona l’autorizzazione?

Dal 1° gennaio 2016, i viticoltori che intendono impiantare un vigneto non dovranno più possedere o acquistare i diritti di impianto; tuttavia non ci sarà una libertà di impianto. Infatti i viticoltori che vogliono realizzare un reimpianto o un nuovo impianto di vigneto dovranno avere un’autorizzazione all’impianto, che sarà concessa gratuitamente dall’Autorità pubblica competente, su richiesta dei produttori (tab. 2). L’Autorità pubblica competente è il Ministero delle politiche agricole.

Le autorizzazioni sono concesse gratuitamente e hanno una durata massima di tre anni. È prevista una sanzione per il viticoltore che chiede un’autorizzazione e poi non procede all’impianto del vigneto.

Le autorizzazioni ricevute non saranno trasferibili, né a titolo oneroso né a titolo gratui-to; questa è una differenza sostanziale con il precedente regime dei diritti di impianto. Saranno consentiti solamente i trasferimenti in situazioni eccezionali (cause di forza maggiore, successione).

L’aumento controllato delle superfici vitate

La possibilità di incrementare le superfici vitate non è illimitata. Infatti, per evitare aumenti eccessivi delle produzioni, lo Stato membro può concedere autorizzazioni fino ad un massimo dell’1% annuo della superficie vitata nazionale.

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Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 01/2016 L’Edicola di Terra e Vita