Il suolo deve avere un valore

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Un convegno a Bologna in occasione della giornata mondiale del suolo

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Il suolo come “angelo custode” che ci fornisce beni e servizi indispensabili, dal cibo alla biomassa, dalla salute alla biodiversità, dall’acqua fino all’eredità culturale. Concetti semplici ma non certo acquisiti. Tant’è che solo una decina di anni fa l’Ue ha adottato una “strategia tematica per la protezione del suolo” e, più recentemente, nel 2012 presso la Fao è stato istituito il Global soil partnership (Gsp) con l’obiettivo di promuovere azioni a livello internazionale a difesa del suolo.

«Tenendo conto che il 30% dei suoli d’Europa sono fragili, e che in 20 cm di suolo ci sono 4.000 anni di storia, come fare per salvaguardare il suolo?» si chiede Carmelo Dazzi dell’Università di Palermo e Vice Presidente della Gsp, intervenuto ad un convegno organizzato a Bologna dall’Accademia nazionale di Agricoltura e dall’Alma Mater Studiorum di Bologna. L’unica cosa da fare è «cambiare paradigma e dare una dimensione economica al suolo. I nostri agricoltori lo sanno e da anni ormai i suoli vengono spesso costruiti su misura; è il caso di alcune zone a sud della Sicilia dove sono stati apportati ammendanti specifici che hanno modificato il suolo consentendo di coltivare uva da tavola da maggio a dicembre; in tal modo la Plv è passata da 800 €/ha a 60.000 €/ha. Ma questo è sostenibile nel medio e lungo periodo? Nell’area si è riscontrato un decremento delle falde (al ritmo di 2 cm/anno), un accumulo di metalli pesanti, fitofarmaci e diossina, e un incremento dei casi di tumore. Per salvare i suoli dobbiamo cominciare a dire che sono risorse economiche finite, nel tempo e nello spazio!».

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