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IL PARTO TRANQUILLO DELLE SCROFE
Nel silenzio e in solitudine
Ogni volta che l’allevatore si appresta a mettere le scrofe in sala parto sa quali sono i pregi e le criticità delle attrezzature presenti in quest’importantissimo settore dell’azienda.
Sa che vi sono gabbie più aggiornate, che la tecnologia si è evoluta (poco in questo settore), che con i nuovi tipi genetici le scrofe sono diventate più lunghe e più larghe e che pertanto le sue gabbie possono essere inadatte a questi nuovi tipi di animali. Allora, che fare? Demolire il tutto per costruire sale parto più aggiornate?
Certamente no. Di conseguenza si appresta, con siringhe alla mano e pazienza, a cercare di diminuire i problemi che alcune, se non la maggior parte delle scrofe, avranno al momento del parto. Intuisce che la scrofa in benessere partorisce più velocemente, produce suinetti vitali, avrà maggiori probabilità di avere colostro sufficiente per la figliata, è in genere dotata di un buon istinto materno.
L’obiettivo è avere la maggior parte delle scrofe, se non tutte, con la caratteristica di partorire bene, con la minima richiesta di intervento dell’uomo, senza che, a parto avvenuto, succedano eventi negativi per la salute e la produttività e per proseguire a nutrire i figli senza inconvenienti.
Comportamento in gestazione
Il benessere della scrofa è il risultato di un’opera coordinata di tutte le persone che intervengono nella sua vita e non di un singolo individuo in una singola fase. Infatti, è necessario che vi sia un ottimo rapporto dell’uomo con l’animale perché la persona che è in sala parto raccolga i frutti di questa collaborazione. Ma non è una condizione sufficiente, perché la scrofa che arriverà in sala parto avrà contatti con una persona sconosciuta; almeno, questo accade in tutti gli allevamenti dove i diversi settori sono affidati a personale specifico per quella mansione.
Ed è per questo che il problema del benessere dell’animale che sta per partorire interessa anche l’addetto alla sala parto perché dovrebbe conoscere e farsi conoscere dagli animali come colui che dovrà gestirli nell’evento fondamentale della loro carriera.
Una settimana prima che le scrofe lascino il box o la gabbia da gestazione, l’addetto alla sala dovrebbe entrare in contatto con gli animali perché il farsi conoscere è già una buona base per ottenere un parto tranquillo. L’operatore avrà modo, restando in mezzo al branco delle gravide alcuni minuti ogni giorno nell’ultima settimana di permanenza delle scrofe in quel box, di individuare quelle che meriteranno un’attenzione particolare nei confronti delle quali sarà indotto a prendere determinate precauzioni quando arriveranno nella nuova sala.
Animali paurosi
Ma anche questo non basta: occorre, in particolare, osservare quelle che si avvicinano e quelle che si allontanano da lui, toccandole e parlando normalmente per stabilire con loro un rapporto di fiducia e fovrebbe identificare la scrofa capogruppo.
Un segno sul dorso degli animali paurosi gli ricorderà che una volta arrivati in sala dovrà prestare loro particolare attenzione, perché quasi sempre hanno o un parto più lungo o contrassegnato da inconvenienti che obbligheranno ad entrare con la mano in vagina per esplorare. E spesso tali manualità si ripeteranno in quel parto e per quella scrofa.
Già vent’anni fa (1989) Hemsworth et al. evidenziavano che le scrofe dotate di paura per l’uomo erano quelle che poi mostravano inconvenienti al momento dello sgravio. Successivamente, altre ricerche hanno dimostrato come buoni o cattivi rapporti con la persona significhino avere più o meno nati, più o meno morti e, inoltre, conseguenze che si fanno sentire anche nella successiva sopravvivenza dei suinetti sotto scrofa.
Se le scrofe paurose fossero parecchie, l’assistenza dell’addetto si farebbe più impegnativa. Ho già scritto, in una nota precedente a questa, che lo stabilire buoni rapporti con le scrofe negli ultimi giorni di gestazione sarà seguito da parti più veloci, da animali che restano coricati per più tempo prima del parto rispetto ai soggetti paurosi che restano maggiormente in piedi. Ricordando, però, che i buoni rapporti in sala parto si hanno quando gli animali e l’operatore li avevano costruiti già prima di partorire.
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