Il parlamento riduce gli antibiotici in zootecnia

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È quanto deciso dalle commissioni Agricoltura e Sanità lo scorso 2 marzo in merito al processo di riduzione dell’utilizzo di questi farmaci negli allevamenti italiani. Una strategia nazionale per combattere l’insorgenza di antibiotico-resistenza che prevede l’adozione dell’approccio basato sul “buon uso” o “uso consapevole” di queste sostanze come base fondante del mantenimento della loro efficacia. Questo in un’ottica di prevenzione della salute umana e garanzia del benessere animale

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È un importante impegno assunto dal governo quello approvato all’unanimità dalle commissioni congiunte Agricoltura e Sanità nella seduta di mercoledì 2 marzo scorso in merito al processo di riduzione dell’utilizzo di antibiotici negli allevamenti italiani. «Sono molto contenta – confida Leana Pignedoli, vicepresidente della commissione Agricoltura al senato, immediatamente dopo il voto – perché si tratta di una scelta molto importante alla quale sto lavorando da mesi, grazie anche alla collaborazione, nella fase iniziale, di Paolo Trevisi, professore del dipartimento di Scienze e tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna. Oggi finalmente il governo italiano si impegna ad adottare il Piano di riduzione degli antibiotici nel settore zootecnico. Adesso si tratta di far diventare prassi consolidata e obbligatoria ciò che già tante esperienze imprenditoriali di eccellenza nel settore delle carni Italiane portano avanti da anni».

La relazione presentata nei mesi scorsi in audizione a palazzo Madama da Trevisi ha fatto emergere con chiarezza i rischi di un abuso di antibiotici negli allevamenti. Per esempio quello di far crescere microrganismi e batteri resistenti alle terapie antibiotiche con gravi conseguenze sulla salute umana e sull’ambiente.

Per affrontare la minaccia crescente dell’antibiotico-resistenza, ha dimostrato Trevisi, è importante adottare celermente direttive europee su questo tema, seguendo l’esempio di paesi che già si sono dotati di strategie precise di riduzioni dell’uso di antibiotici, prima fra tutti l’Olanda che è arrivata a riduzioni fino al 70%.

L’uso non consapevole e non opportunamente controllato di principi antimicrobici, sia nella medicina umana che in quella veterinaria, è causa di gravi conseguenze biologiche e ambientali e questo soprattutto in termini di efficacia dei principi attivi utilizzati.

Pignedoli: la prevenzione è fondamentale

“Per questo l’Unione europea – si legge nel testo approvato – ha adottato misure sempre più restrittive allo scopo di minimizzarne l’impiego anche per le finalità terapeutiche anche contro la minaccia della antibiotico-resistenza”. Quello che deve essere chiaro è che il fulcro del problema non è il divieto dell’impiego di antibiotici in zootecnia, bensì l’adozione dell’approccio basato sul “buon uso” o “uso consapevole” di queste sostanze come base fondante del mantenimento della loro efficacia.

«Ritengo l’approvazione dell’atto di indirizzo – puntualizza Pignedoli – una presa in carico di responsabilità da parte del Governo per la tutela della salute umana, che accresce ulteriormente il valore dell’agroalimentare italiano. Il sistema rigoroso di controllo del nostro Paese permetterà infatti di attivare e seguire un programma preciso di riduzione degli antibiotici attraverso tecniche di precisione, e sistemi elettronici di tracciabilità. Questo è un piano che non può che partire da un sistema di prevenzione del benessere animale, ovvero pratiche che tendono ad aumentare la resistenza naturale degli animali all’insorgenza delle malattie. Dunque un impegno del Governo a sostenere e dedicare risorse mirate al miglioramento di spazi e ambienti, soprattutto negli allevamenti intensivi, che, se non adeguati, agevolano la trasmissibilità delle malattie».

L’approccio “One health”

Abbiamo approfondito la questione direttamente con Paolo Trevisi.

«Quando si affronta il tema degli antibiotici – puntualizza Trevisi dell’Università di Bologna – o di antibiotico- resistenza, è necessario fare riferimento alla moderna visione del problema, che si basa sull’approccio internazionale di “One health” (salute unica). La salute di tutti gli esseri viventi è in stretta relazione e per preservarla non è sufficiente agire su un solo settore (salute umana, animali o ambiente) ma è necessario un approccio sinergico che affronti il problema in tutti i suoi aspetti contemporaneamente.

Per gli antibiotici e l’antibiotico-resistenza, sono state messe a punto strategie Comunitarie in tale senso, e che dovrebbero trovare riscontro in ogni singolo stato.

Con il documento approvato oggi, anche l’Italia si pone l’obbiettivo di definire una strategia nazionale per combattere l’insorgenza di antibiotico-resistenza ponendoci allo stesso livello di altri paesi della Comunità europea che da diverso tempo operano in tal senso. Ovviamente, ogni figura professionale si dovrà occupare del proprio settore specifico. Il documento approvato nei giorni scorsi è di particolare rilevanza per il settore zootecnico».

Perché è importante ridurre l’utilizzo di antibiotici in zootecnia?

«In zootecnia, come in medicina umana – risponde Trevisi -, l’impiego non appropriato di antibiotici può causare la selezione di batteri antibiotico resistenti con conseguente riduzione di efficacia dei principi attivi a scopo terapeutico. Oggi è necessario preservare il potenziale terapeutico degli antibiotici in quanto rappresentano l’ultima difesa contro patologie di origine batterica».

Questa riduzione è effettivamente possibile?

«La prima strategia per ridurre l’impiego di antibiotici è costituita dal loro “buon uso” – spiega Trevisi -, cioè solo quando è strettamente necessario il loro impiego e a seguito di diagnosi clinica e di laboratorio che consentono di individuare la molecola più adatta a ogni caso specifico. Oltre a questo, è fondamentale l’approccio zootecnico perché si basa su una strategia preventiva che si compone di diverse azioni tra cui: riduzione dello stress (benessere), diete bilanciate e che soddisfano i fabbisogni degli animali, riduzione dell’ingresso di patogeni in allevamento (biosicurezza)».

Quali vantaggi avranno i consumatori da tutto questo?

«Il consumatore è un attore importantissimo delle filiere produttive ed è compreso nell’approccio “One Health” – prosegue il professore di Bologna -. La riduzione dell’impiego di antibiotici e il miglioramento dello stato di salute degli animali allevati, aiuta ad avere allevamenti più sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale».

Quali svantaggi per gli allevatori?

«La normativa che va delineandosi consentirà un uso sempre più ridotto e oculato degli antibiotici, perciò tra pochi anni non sarà più una scelta, ma bensì un obbligo la loro riduzione. Si tratta pertanto di accompagnare le aziende in un percorso che ne preservi la competitività a livello internazionale, anche in virtù del fatto che i consumatori richiedono sempre più prodotti con una certificazione che attesti la sostenibilità degli allevamenti e delle tecniche di allevamento. Si deve però fare attenzione – sottolinea Trevisi – a non lasciare soli gli allevatori. In questo momento di transizione sarà necessario mettere in atto misure adeguate per aiutarli nel cambiamento. Il Psr della nostra Regione è all’avanguardia e prevede misure specifiche in questo senso. Non si dimentichi che alcune aziende zootecniche, anche di tipo intensivo, hanno già ridotto se non quasi azzerato l’impiego di antibiotici, attraverso l’adozione di buone pratiche di allevamento e strutture adeguate a garantire il benessere degli animali».

 

GLI IMPEGNI ASSUNTI DAL GOVERNO

Il Governo si impegna:

– a promuovere e sviluppare, attraverso politiche adeguate e condivise, un sistema di allevamento italiano che faccia un uso migliore e responsabile dei presidi sanitari in generale e degli antibiotici in particolare, riducendone l’impiego in termini quantitativi, anche mediante l’introduzione di indici quantitativi, di portata oggettiva, della salute degli animali allevati, e attuando un’attenta selezione dei principi attivi da utilizzare e delle diverse modalità di utilizzo;

– ad adottare le necessarie iniziative che, in un’ottica di prevenzione della salute umana, mettano al centro il benessere degli animali allevati e ne garantiscano condizioni di vita adeguate, in relazione all’esigenza di tener conto della trasmissibilità delle malattie all’interno degli allevamenti, attraverso scelte volte a incentivare l’incremento di allevamenti al pascolo o semi-pascolo nelle zone di montagna, dove gli ambienti e gli spazi lo permettono;

– a sostenere, attraverso incentivi coordinati di carattere nazionale e territoriale, il processo di miglioramento degli allevamenti intensivi più a rischio di trasmissibilità delle malattie con adeguamenti di spazi e miglioramenti delle condizioni ambientali rispondenti alle esigenze degli animali, coerenti con gli standard europei già assunti dal punto di vista normativo e delle buone pratiche già diffuse in gran parte del Paese;

– a promuovere, secondo un approccio di natura zootecnica, tutte quelle pratiche atte a finalizzare meglio e quindi ridurre la necessità d’impiego del farmaco, secondo una visione moderna della zootecnia basata sullo studio di strategie che rendano gli animali più resistenti all’insorgenza delle malattie, sviluppando una “zootecnia di precisione” basata sulla migliore coscienza dei fabbisogni degli animali allevati nel nostro territorio;

– ad adottare un piano nazionale pluriennale già a partire dal 2016 basato sull’implementazione della road-map europea, che preveda azioni disegnate considerando le peculiarità delle filiere produttive in termini di organizzazione e integrazione con l’industria, con la finalità di promuovere un approccio zootecnico. In particolare, detto piano dovrà incentrarsi sulla necessità di prevenire le infezioni batteriche e la loro diffusione, sviluppare trattamenti alternativi agli antibiotici, promuovere ricerca e innovazione, migliorare la comunicazione, l’educazione e la formazione, oltre a creare un percorso condiviso tra istituzioni e rappresentanti delle filiere che porti a declinare questi quattro punti in azioni utili a promuovere nuove conoscenze e modelli applicati basati sull’approccio di una zootecnia di precisione quale elemento fondante per migliorare la sostenibilità delle filiere zootecniche (punto centrale per mantenere la competitività del made in Italy sul mercato internazionale). Un primo passo potrebbe essere l’inserimento di indicazioni specifiche già nelle linee guida o nei requisiti per i regimi nazionali di qualità certificati per le filiere zootecniche e/o nelle linee programmatiche di settore;

– ad attribuire importanza al rispetto, da parte degli allevatori, di quanto contenuto nella linea guida “Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia” emanata dal ministero della Salute il febbraio 2012, e a tal fine definire una misura tipo a livello nazionale finalizzata anche alla riduzione del consumo di antibiotici in allevamento e che le Regioni e le Province autonome possano inserire nei Psr 2015-2020;

– ad affiancare le linee strategiche con misure nazionali e regionali che stimolino i produttori ad adottare le tecnologie adeguate a perseguire i fini della strategia nazionale, così da accelerare il processo di ammodernamento delle filiere e il raggiungimento degli obiettivi stessi;

– a porre in essere efficaci misure nella direzione del rafforzamento delle attività di vigilanza e di contrasto degli illeciti nel settore agro-alimentare, in un processo di semplificazione e coordinamento tra gli enti competenti, anche con riguardo alle problematiche connesse agli approvvigionamenti on line di medicinali, assegnando il dovuto rilievo allo strumento della ricetta elettronica che anche nel settore veterinario potrebbe fornire un contributo prezioso alle attività di controllo e alla tracciabilità;

– ad assicurare un adeguato impulso finalizzato a rafforzare l’informazione sulla filiera produttiva, così da porre il consumatore in condizione di effettuare scelte consapevoli, evitando l’acquisto di prodotti derivanti da allevamenti che non offrono adeguate garanzie e che ricorrono a metodologie caratterizzate da eccessiva intensività.

 

L’articolo completo è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 6/2016

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