«Il made in Italy parla straniero»

ASSEMBLEA COLDIRETTI
TV_13_28_Sergio_Marini

L’ultimo pezzo di storia enogastronomica che abbiamo perso è una nota azienda vitivinicola del Chianti, acquistata da un imprenditore cinese, mentre è di pochi mesi fa la cessione del 25% della proprietà della pavese Scotti al colosso industriale spagnolo Ebro Foods. Dall’inizio della crisi il made in Italy ha venduto o svenduto a stranieri marchi storici per un valore stimato in 10 miliardi di euro, dall’Orzo Bimbo agli spumanti Gancia, dai Salumi Fiorucci alla Parmalat, dalla Star ai pelati.

La denuncia viene dalla Coldiretti: «I grandi gruppi multinazionali che fuggono dall’Italia della chimica o della meccanica investono nell’agroalimentare che fa sempre più gola, grazie all’immagine conquistata negli anni con i primati in sicurezza, qualità, tipicità» ha spiegato il presidente dell’associazione, Sergio Marini, secondo il quale il prossimo passo potrebbe essere la chiusura degli stabilimenti italiani.

Eppure, ha ricordato lo stesso Marini, il made in Italy non è mai andato così bene: nel primo trimestre del 2013 le esportazioni sono cresciute del 7% in valore, con incrementi a due cifre nei mercati emergenti. Se questo trend dovesse mantenersi, l’export raggiungerebbero la cifra record di 34 miliardi di euro. «Ma in realtà il valore potrebbe triplicare con una radicale azione di contrasto al falso».

Ed è proprio la “lotta senza quartiere alla contraffazione” la prima richiesta che l’associazione ha avanzato nei confronti dei rappresentanti di Governo intervenuti all’assemblea, che non si sono risparmiati in promesse, dal ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato: «il mio ministero applicherà il più forte impegno, perché l’italian sounding è uno dei fenomeni che ci penalizza di più» alla titolare del dicastero dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo, ha quindi annunciato l’intenzione di creare una cabina di regia ad hoc per l’export agroalimentare, razionalizzando le attività promozionali, potenziando l’Ice e aumentando i fondi per l’internazionalizzazione. Perché la sfida, ha aggiunto, «si gioca sui mercati emergenti, dove le pmi fanno fatica ad arrivare».

E sono proprio i piccoli, ha spiegato il ministro De Girolamo, «il vero tessuto economico e sociale di questo Paese. È ovvio che c’è frammentazione, ma la politica deve essere in grado di costruire reti». Piccolo è bello, insomma, perché è l’espressione di quei valori di diversità e tipicità che sono la nostra ricchezza. Tutto il contrario degli ogm: «Guardo al mercato: siamo conosciuti nel mondo perché facciamo eccellenza. Se utilizzassimo la coltivazione ogm che differenza ci sarebbe tra il pomodoro cinese e quello italiano?». Così anche la seconda richiesta della Coldiretti – immediato decreto per bloccare il biotech è pienamente accolta.

L’associazione agricola ha poi insistito sulla necessità di riconquistare voce in Europa. Ben venga quindi una certa dose di “rinazionalizzazione” della Pac, se questo può voler dire più sostegno alla vera agricoltura, quella che non produce solo cibo, ma anche beni non monetizzabili, che andrebbero riconosciuti attraverso una politica fiscale premiante.

Zanonato e De Girolamo hanno garantito il loro impegno per eliminare definitivamente l’Imu sui terreni agricoli. Infine la burocrazia: «Voi dite che a causa delle carte perdete 100 giorni di lavoro e io vi sfido: facciamoli diventare, insieme, 50». Sempre sul fronte della semplificazione il ministro ha annunciato l’intenzione di inserire nel decreto del Fare un emendamento per eliminare la norma sul patentino agricolo.

Allegati

«Il made in Italy parla straniero»

Pubblica un commento