Il latte italiano pagato meno di quello spot

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Problema del prezzo e del mancato ritiro del latte alla stalla

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“È la situazione peggiore di sempre, perché oltre al problema del prezzo c’è anche il mancato ritiro del latte alla stalla. Una combinazione disastrosa per i produttori di latte italiani”.  Così Luigi Barbieri, presidente nazionale di federazione del prodotto latte, va dritto al punto della questione, il mancato riconoscimento di una remunerazione adeguata da parte dell’industria. “Il prodotto non collocato viene offerto a prezzi differenti e sempre molto bassi, anche alla metà del valore di pochi mesi fa. Questo crollo dei listini si unisce all’eccesso di offerta e questo mix ha l’effetto di travolgere, letteralmente, il mercato”.

 

C’è una parte dell’industria, fa sapere Barbieri, che se ne sta approfittando e preferisce non stipulare  contratti con l’allevatore per acquistare poi il latte dello stesso fornitore sul mercato spot. In questo modo può risparmiare sul costo della materia prima. Alcune industrie stanno ritirando il latte a 20 centesimi al litro. Quindi in questo momento la materia prima viene pagata ancora meno rispetto alle quotazioni del mercato ufficiale del latte spot. “Se ci mettiamo la crisi dei consumi – aggiunge Barbieri – ecco che le nostre stalle sono veramente in pericolo”.

 

Confagricoltura chiede al Governo e alla filiera di sostenere il prodotto nazionale in modo da poter sostituire parzialmente anche il prodotto d’importazione con il latte made in Italy a un valore sostenibile nel lungo termine.

 

Barbieri sollecita anche l’avvio della campagna di promozione del latte e dei prodotti lattiero caseari che il ministero aveva annunciato ormai un anno fa nell’ambito del Tavolo di filiera del latte. L’iniziativa era stata una delle misure proposte in quella sede per risollevare i consumi del settore.

 

Confagricoltura ha sempre sostenuto che l’abbandono delle quote, se non accompagnato da strumenti di “accompagnamento”, sarebbe stato una “Caporetto” per il  sistema allevatoriale nazionale, che si deve confrontare con realtà europee di maggiori dimensioni e con Paesi molto meglio organizzati. In Italia ci sono circa 34mila  allevamenti di bovini da latte: di questi, circa la metà ha una produzione inferiore alle 100 tonnellate annue e solo il 18% supera le 500 tonnellate annue.

 

“Quanto al capitolo delle risorse pubbliche  – precisa ancora Barbieri – devono concentrarsi sulla conquista di nuovi mercati internazionali. Le produzioni Dop dovranno nei prossimi anni ampliare ulteriormente gli sbocchi di mercato all’estero in modo da poter gestire maggiori volumi, trasformare più latte e far partecipare allevatori oggi esclusi da questo circuito premiante”.