Il futuro è bioeconomia

EDITORIALE
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Apriamo una finestra sul futuro. Si chiama
bioeconomia e in Europa vale 2.000
miliardi di euro in giro d’affari e 22 milioni
di posti di lavoro.

Include settori tradizionali (quindi
l’agricoltura) e altri più innovativi come
le bioraffinerie. Va nella direzione di una
crescita intelligente. E dei finanziamenti
dei nuovi programmi europei (Horizon
2020 e Pei) che promuovono conoscenza
e innovazione per creare nuovi modelli
di sviluppo. Questa è l’idea della
Commissione europea.

Cdo agroalimentare l’ha scelta come
parola chiave per aprire il suo XII forum
accanto ad altri grimaldelli per il futuro
come intensificazione sostenibile,
distintività, valorizzazione dei prodotti,
innovazione organizzativa ecc. fino
all’ultima parola: politica.

Ci vuole la politica perché le soluzioni
tecnologiche da sole non garantiscono
il successo. La bioeconomia infatti non
ragiona per settori, ma lungo tutte le
filiera. Che vuole includere e legare
per dare valore. Il cosiddetto approccio
integrato. Interdisciplinare come dovrà
essere la stessa ricerca.

Esempio, i sottoprodotti dell’industria
alimentare, 30% della materia prima,
anziché finire spesso in discarica
potrebbero trasformarsi in materie prime
per altri processi.

Tornando a noi: come scriveremo il nostro
futuro? Anche imparando a partecipare a
questi nuovi bandi europei, a scriverli nel
modo giusto.

Dicono che l’Italia partecipa molto, ma
vince poco. Che spesso ha grande idee,
ma non si aggrega. Che sia davvero
(anche) questo il nostro problema?


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