Il futuro dell’agricoltura è nel sequestro di carbonio

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Agli Stati generali del biogas le pratiche virtuose anti emissioni: minima lavorazione, terreno mai nudo e impiego del digestato che consentono di produrre di più senza inquinare

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Lo sviluppo sostenibile lascia il posto allo sviluppo “durevole”. Solo così sarà possibile ridurre quel 15% di emissioni climalteranti prodotte dall’agricoltura.

Ma come si concilia questa necessità con quella di produrre di più senza inquinare? Un interrogativo al quale hanno cercato di rispondere ricercatori e tecnici intervenuti agli Stati generali del biogas tenutisi a Roma a fine febbraio e organizzati dal Consorzio italiano biogas (Cib).

«L’unica possibilità è applicare tecniche virtuose che consentano di accumulare carbonio nei suoli, perché proprio aumentare l’efficienza del suolo è la chiave per ridurre l’inquinamento. È fondamentale mantenere il terreno sempre coperto, quindi effettuare trasemina di miscugli di graminacee e leguminose su terreno con altre piante, senza alcuna lavorazione» secondo Konrad Schreiber (Institut dell’agricolture durable – Iad) che ha riportato i risultati molto positivi di prove effettuate in Francia «su mais e altre colture con minima lavorazione e copertura vegetale costante dal 2001: la produzione di mais è aumentata costantemente grazie all’accumulo di sostanza organica e C nel suolo (vedi fig.)».

CCon l’obiettivo di trasformare gli agricoltori in veri e propri “sequestratori di C” è nata a dicembre a Parigi l’iniziativa “#4pour1000” alla quale aderiscono oggi 92 tra Paesi e associazioni del mondo, tra cui appunto il Cib. «Lo sviluppo “durevole” è possibile solo avviando da subito delle attività per combattere i cambiamenti climatici – ha detto Jean Luc Chotte (direttore Umr centro di ricerca francese sul clima) presentando l’iniziativa “#4pour1000” -. Al primo posto c’è la produzione di C in termini di produzioni vegetale e l’accumulo di C nel suolo; nello strato di suolo arabile sono presenti 1.000 miliardi di t di C; ma non tutti i suoli hanno la stessa capacità di sequestro e soprattutto le diverse tecniche agricole influiscono significativamente. Da qui la necessità di promuovere pratiche virtuose da parte degli agricoltori».

Tra le pratiche davvero virtuose Stefano Bozzetto di Eba (Associazione europea biogas) ha ricordato «le minime lavorazioni e l’intensificazione delle rotazioni con la doppia coltura al fine di aumentare l’apporto di sostanza organica. Poi c’è il biometano che andrebbe inserito tra le azioni post COP 21 al fine di accelerare il processo di decarbonizzazione del sistema energetico e per attivare azioni di sequestro del C nei suoli mediante l’apertura dei vari mercati del biogas (dal biometano in autotrazione e nei trasporti alla produzione di bioplastiche)».

 

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