Il biologico europeo non può più attendere

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Il settore ha sempre più bisogno di norme certe per poter esprimere le sue potenzialità

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Che prospettive attendono il biologico europeo dopo l’ennesimo slittamento della riforma del quadro normativo? Il semestre di presidenza olandese della Ue aveva creato molte aspettative: sembrava la volta buona per chiudere i negoziati e dare forma definitiva a una proposta di riforma già vecchia di oltre due anni.

Amsterdam, infatti, si era prefissata di chiudere la negoziazione nel semestre di competenza, facendone una questione prioritaria nell’agenda dei lavori. Le aspettative erano avvalorate dal fatto che l’Olanda è tra i Paesi che guardano con occhio di riguardo alla produzione biologica, con una spesa bio pro-capite più che doppia della media europea e con consumi per oltre due miliardi di euro. Le buone intenzioni, però, hanno dovuto cedere il passo nella difficile azione di negoziazione su un terreno molto controverso su cui Commissione, Consiglio e Parlamento europeo non sono riusciti a trovare il compromesso: neanche la presidenza olandese è riuscita a sottoporre al Consiglio dei ministri agricoli dell’Ue un testo di riforma definitivo.

Grandi speranze non fornisce nemmeno la subentrata presidenza slovacca: già nel giugno 2015 la Slovacchia aveva votato contro il “general approach”, il documento generale di orientamento della Commissione, e nel programma d’insediamento la discussione sulla riforma dell’agricoltura biologica non sembra rientrare tra le priorità.

 

Soluzioni insoddisfacenti

Certo, le tematiche sul tappeto sono insidiose e le soluzioni proposte non del tutto soddisfacenti: la riduzione dell’intensità dei controlli, il loro passaggio nel quadro dei controlli ufficiali, l’introduzione di soglie per i principi attivi non ammessi e di norme di produzione non adeguate alla realtà del biologico europeo sono elementi che lasciano perplessi e non fanno bene al settore, soprattutto a quello italiano.

Forte è la percezione del rischio che le maglie dei controlli diventino più larghe, che si disincentivi l’agricoltura biologica nelle aree marginali e, soprattutto, che il quadro ipotizzato non sia in grado di dare nei prossimi anni il necessario impulso alla produzione interna, aumentando la dipendenza dalle importazioni di materie prime da Paesi Terzi per soddisfare una domanda di mercato che, quella, non accenna a rallentare.

 

( * ) Suolo e Salute

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