Il biologico conviene, ma occhio ai costi

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Confronto fra entrate e uscite in due Regioni agricole chiave, Lombardia ed Emilia-Romagna

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Cresce l’interesse per l’agricoltura biologica. A fine 2015, sono state diverse centinaia le aziende agricole che hanno deciso di passare dal metodo convenzionale a quello biologico.

In Lombardia, ad esempio, le richieste di iscrizione all’albo degli operatori biologici pare siano aumentate del 20%. E così in altre Regioni d’Italia, come l’Emilia-Romagna. Il motivo? Sicuramente la crisi dei prezzi di certi prodotti, in particolare cereali e soia. Le produzioni di quelle biologiche, per contro, vedono una crescente domanda da parte del mercato e quindi il conseguente incremento delle quotazioni mercantili.

Basti pensare che, sulla piazza di Milano, oggi il frumento tenero bio vale il 109% più di quello prodotto in modo tradizionale, quello duro il 50% in più, la soia addirittura oltre il doppio del prodotto convenzionale e il mais ben l’85% in più. Ma i prezzi interessanti dei prodotti agricoli bio non bastano a giustificare la scelta degli agricoltori di passare al regime di produzione biologico, gravato da minori rese e costi di produzione spesso superiori.

Il recente varo da parte di numerose Regioni nell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 della misura 11, che prevede contributi di elevata entità per il periodo di conversione al biologico e per il regìme di mantenimento, ha attirato numerosi produttori agricoli verso il mondo del biologico.

Il contemporaneo calo dei premi derivanti dagli aiuti diretti della Pac ha, infatti, determinato da parte degli agricoltori una spasmodica ricerca di contributi alternativi nelle varie pieghe del Psr. E la misura 11 che sostiene la produzione biologica è forse quella che riconosce i maggiori aiuti per ettaro.

La Regione Lombardia, per tutti i seminativi, prevede contributi di 375 euro/ha in regìme di conversione e di 345 euro/ha per il regime di mantenimento. Più variegato, di contro, il panorama degli aiuti previsto dall’Emilia Romagna: 168 euro/ha per i seminativi in conversione, che diminuiscono a 140 euro/ha per il mantenimento. Le barbabietole da zucchero e le colture proteolaginose percepiscono 357 euro/ha per il periodo di conversione e 321 euro/ha per i rimanenti anni in mantenimento. Insomma, contributi di tutto rispetto, capaci di annullare la perdita di livello contributivo derivante dal taglio degli aiuti della Pac, che nel 2019, al termine del periodo di convergenza, potrebbero diminuire anche del 35% rispetto al periodo pre riforma

Certo il fenomeno bio non premia solo gli agricoltori. Diversi sono gli enti e le figure professionali che possono trarne beneficio.

Un produttore agricolo che intende passare al biologico, infatti, deve presentare una notifica iniziale di adesione al regìme bio. La notifica, poi, deve essere ripresentata ogni qualvolta dovessero verificarsi dei cambiamenti, come aumento o diminuzione della superficie, oppure modifiche dell’indirizzo colturale.

Presentare una notifica può costare dai 200 ai 250 euro. Ogni anno, poi, il produttore è obbligato a presentare all’organismo di controllo prescelto il programma annuale di produzione, il Pap. Questo adempimento può costare fino a 150 euro. A ciò si aggiunge il costo dell’organismo di controllo prescelto dall’agricoltore, che ha il compito di certificare il processo a la produzione biologica: la sua attività costa, a seconda dell’ente, da 250 a 500 €/anno fissi, più una quota variabile in funzione della superficie da 3,5 a 5 €/ettaro.

In molti casi poi occorre avvalersi di un tecnico per l’assistenza che mediamente costa 1.500 €/anno. Infine, per presentare la domanda di aiuto, tramite i centri di assistenza, ai sensi della misura 11 sarà indispensabile sborsare altri 200 €.

Riepilogando, un’azienda agricola di 30 ettari a seminativo in conversione a biologico sostiene un costo annuo complessivo per gli adempimenti amministrativi e tecnici che può arrivare a 2.500 euro l’anno.

Se consideriamo, ad esempio, che un agricoltore lombardo con 30 ettari di seminativo percepisce 11.250 euro per ognuno dei primi due anni di conversione e 10.350 euro per ogni successivo anno, il carico amministrativo vale il 22% dei contributi nei primi due anni e il 24% degli aiuti per le rimanenti annualità. Quindi, i conti tornano ma i costi vanno comunque ben valutati per avere un esatto quadro della convenienza dell’opzione bio.

 

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