Il bio boom traina il Sana 2014

MANIFESTAZIONI
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Cresce ancora, e per il terzo anno consecutivo, la percentuale di consumatori italiani che in un anno ha acquistato almeno un prodotto biologico. Nel 2014, infatti, questa ha raggiunto il 59%, rispetto al 54,5% del 2013 (+4,5%) e al 53,2% del 2012 (+5,8%). I dati sono stati elaborati da Nomisma.

Buone notizie anche dal Sinab (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica del Mipaaf) i cui dati evidenziano che gli operatori biologici certificati in Italia al 31 dicembre 2013 hanno raggiunto le 52.383 unità (49.709 nel 2012) con un incremento del 5,4%. In aumento anche la superficie nazionale coltivata con il metodo biologico, oggi pari a 1.317.177 ettari (erano 1.167.362 nel 2012) che cresce del 12,8%.

Dati esaltanti anche sul fronte del consumi interni. I dati diffusi dal Ministero, sulla base del Panel famiglie Ismea/Gfk-Eurisco, indicano, nei primi 5 mesi del 2014, un incremento del 17,3% della spesa relativa ai prodotti confezionati a marchio bio nell’ambito del canale della gdo.

Non esistono dati relativi al canale dei “negozi specializzati” ma, da stime ufficiose, in questo la crescita supererebbe quella riscontrata nella gdo (attestandosi sul +20% e anche oltre, a secondo delle categorie merceologiche). Un’ulteriore iniezione di fiducia per gli operatori del biologico.

Così, anche se il comparto agroalimentare sta attraversando, come del resto l’economia nazionale, un periodo molto difficile, con un calo medio delle vendite dell’1,3%, il Sana, salone internazionale del biologico e del naturale, si è svolto in un clima di grande ottimismo. E i numeri della manifestazione parlano chiaro: gli espositori hanno raggiunto le 620 unità con una crescita, rispetto al 2013, del 7% (e addirittura del 40% per quanto riguarda gli stranieri). Oltre 1.000 i buyer provenienti da tutto il mondo, invitati dalla fiera, per molti dei quali sono state organizzate da Sana iniziative ad hoc per favorire i contatti con i produttori.

«A partire dal Sana 2014, che già guarda all’edizione del prossimo anno, e in accordo con Expo 2015 e il ministero delle Politiche agricole, che ha sempre creduto nella partnership con noi, BolognaFiere avrà la responsabilità di realizzare l’area del biologico e della biodiversità all’Esposizione universale 2015, dedicata al grande tema “Nutrire il Pianeta” – ha dichiarato il presidente di BolognaFiere Duccio Campagnoli nel suo intervento al convegno inaugurale di Sana –. Un traguardo che ci riempie di soddisfazione per aver visto riconosciuto il ruolo di BolognaFiere come partner esclusivo di Expo 2015 per il biologico e la biodiversità. Sarà un appuntamento di straordinaria importanza per tutto il settore di riferimento ed anche per il ruolo di Bologna di Città del Cibo, in chiave innanzitutto di cultura dell’alimentazione di qualità, sostenibile e sicura».

«L’Expo – ha aggiunto Roberto Arditti, responsabile comunicazione della manifestazione – è un appuntamento importante non tanto per l’evento in se stesso quanto perché dovrà sviluppare le opportunità per un deciso rilancio dell’economia del Paese, nell’ambito del quale, per quanto riguarda l’agricoltura, il biologico gioca un ruolo determinante».

Il Sana prende anche forza dal territorio circostante. Si tiene infatti a Bologna, in una delle regioni più biologiche d’Italia. L’Emilia-Romagna si distingue per aver impegnato il 30% delle risorse del vecchio Psr sul biologico a fronte di una superficie bio pari all’8% di quella totale. E anche per il futuro intende mantenere questa priorità.

«L’Emilia-Romagna – ha ricordato l’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni – è la prima regione in Italia per trasformatori e operatori commerciali biologici, nonché la prima come superficie bio fra le regioni del Nord. Si tratta di dati importanti, dietro ai quali c’è anche l’impegno di una Regione che sostiene il settore e che si propone come punto di riferimento per tutto il Paese».

«E gli spazi ci sono – continua Rabboni –. Infatti i consumi interni crescono molto di più delle superfici bio. Questo vuol dire che, se questo scompenso non verrà colmato, si dovranno incrementare le importazioni. Le Regioni, dunque, devono dare più soldi al bio non solo per garantirne le esigenze, ma soprattutto per andare a creare filiere bio 100%. E perché questo sia possibile è necessario poter disporre di un’adeguata regolamentazione Ue».

In Italia oggi il 10% della superficie agricola viene coltivata con il metodo biologico per complessivi 1,3 milioni di ettari; l’Italia, inoltre, è il primo esportatore di bio e il sesto produttore mondiale.

«Il biologico – afferma Paolo Carnemolla, presidente di Federbio – viene sostenuto soprattutto dai giovani, caratterizzati da un grande dinamismo imprenditoriale. Sul biologico si può quindi basare un progetto di ripresa anche a sostegno dell’occupazione dei giovani.

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