Ideal Supra

Dal vigneto al vivaio, una botte per grandi superfici

C’è vigneto e vigneto. Ci sono quelli di collina, a rittochino o girapoggio, comunque meccanizzabili. Poi ci sono quelli che si definiscono “eroici”, su pendii impraticabili e, spesso, larghi poco più di un metro. Infine, ci sono i vigneti di pianura, con interfila generose, tali da permettere il passaggio dei grandi trattori da frutteto oppure di un piccolo mezzo da campo aperto.

Nel caso che affrontiamo in questo numero, tuttavia, siamo in un contesto ancora diverso, e che a ben vedere non si può nemmeno definire vigneto. Siamo infatti a due passi da Rauscedo, frazione di San Giorgio della Richinvelda (Pn), ma soprattutto nome che a chiunque mastichi di viticoltura evoca immediatamente la parola vivai. Proprio in un vivaio, in effetti, opera la macchina di cui ci occupiamo oggi. Appartiene ai fratelli Rudy e Marco d’Andrea, due agricoltori che oltre a coltivare l’immancabile Prosecco, hanno destinato una ventina di ettari all’allevamento delle barbatelle. E sono soci, manco a dirlo, dei Vivai cooperativi Rauscedo.

La Supra deve trattare appezzamenti estesi anche più volte a settimana.

La Supra deve trattare appezzamenti estesi anche più volte a settimana.

La cura delle future piante di vite è particolarmente impegnativa. Al di là di raccogliere le talee, innestarle e metterle a dimora, occorre mantenere le barbatelle il più possibile sane, facendo loro superare un’intera stagione costellata di malattie fungine, marciumi e virosi di ogni tipo. Per riuscire nell’impresa, i vivaisti non lesinano coi trattamenti: laddove in un vigneto normale se ne effettua uno ogni settimana (o anche ogni due settimane, usando prodotti sistemici), in un campo di barbatelle i tempi di intervento sono dimezzati: ogni sette giorni con prodotti sistemici, due passaggi a settimana per i fitofarmaci di copertura. Questo, essenzialmente, sia perché è fondamentale mantenere sane le piantine, sia perché la vegetazione è a pochi centimetri dal terreno e dunque tendenzialmente più umida del normale.

Visualizza la Carta d’identità

Con queste premesse si comprende com’è possibile che la macchina di cui ci occupiamo, un nebulizzatore Supra della Ideal, abbia trattato quasi 800 ettari pur essendo al lavoro soltanto da quattro mesi. «È arrivato in azienda a inizio giugno – conferma Rudy d’Andrea – e lo abbiamo immediatamente messo in campo. Il 2016 è stato, dal punto di vista sanitario, un anno difficile: ha piovuto quasi ogni settimana, nella nostra zona, e dunque abbiamo dovuto moltiplicare i trattamenti, per evitare infezioni di peronospora. Pertanto l’irroratore ha lavorato praticamente ogni giorno».

Duemila litri scavallanti

Vediamo rapidamente qualche dettaglio di questa irroratrice, una delle più recenti nel catalogo del costruttore padovano. Si tratta, come evidente dalle immagini pubblicate, di un nebulizzatore per grandi superfici. È composto da una botte che, per la versione trainata, va da 800 a 2mila litri di volume e da una barra di distribuzione scavallante, in grado di trattare due o tre filari per volta. Per migliorare la qualità del trattamento, la barra dispone di regolazione idraulica della posizione: l’operatore può così avvicinarsi o allontanarsi dai filari e, ovviamente, chiudere uno o due bracci durante le manovre su capezzagna, qualora lo spazio disponibile non sia sufficiente. Ideal offre, per la Supra, barre di diversi tipi per adattarsi ai vari sesti d’impianto: oltre alle classiche scavallanti, abbiamo così testate a parallelogramma di copertura, oppure estensibili con movimento idraulico, sempre per lavorare al di sopra dei filari.

Il principio di nebulizzazione

Supra non è un atomizzatore bensì un nebulizzatore. Significa che funziona secondo il principio Venturi, per ottenere un aerosol con gocce particolarmente fini e dunque dotate di maggior potere di copertura. In buona sostanza, il nebulizzatore è dotato di un doppio circuito per il prodotto: uno ad alta pressione, utilizzato per il caricamento e il rimescolamento interno, oltre che per il lavaggio dell’impianto e il caricamento dei fitofarmaci, e uno a bassa pressione, che trasporta il prodotto dalla cisterna alle manichette di distribuzione. Qui la miscela è investita da un getto d’aria ad alta velocità che la nebulizza, portandola contemporaneamente verso le piante.

Visualizza L’azienda

Ad alimentare il tutto abbiamo una pompa da 48 o 53 cavalli, per 50 bar di pressione cui si affianca, per l’aria, un ventilatore 20/57/24 a due velocità. Come si è scritto sopra, il principio di funzionamento del nebulizzatore permette di ridurre notevolmente la dimensione delle gocce e al tempo stesso di avvicinare i diffusori alla vegetazione. Questi ultimi sono, sulla Supra, orientabili e regolabili a seconda del periodo vegetativo e dello sviluppo – verticale o orizzontale – delle piante.

Versione per vivai

Barra in tre sezioni, per un totale di 18 metri

Barra in tre sezioni, per un totale di 18 metri

La Supra di cui ci occupiamo in queste pagine non è, evidentemente, una macchina come tutte le altre, essendo impiegata non in un vigneto ma in un vivaio di barbatelle. Le principali differenze riguardano le dimensioni e la barra di distribuzione. Per le prime, diciamo, non esistono vincoli, dal momento che le carraie tra i quadri di trapianto possono essere stabilite a piacimento dai proprietari. Così i d’Andrea hanno chiesto un attrezzo con gomme maggiorate, per aumentare la stabilità, e serbatoio da 3.200 litri, così da avere un’autonomia che va, a seconda dei dosaggi, da 6 a 16 ettari. «Un’altra caratteristica specifica sono le sospensioni pneumatiche, sia sull’assale sia sul parallelogramma che regge la barra», ci fa notare Rudy. Infine, abbiamo la barra: del tipo richiudibile, con diffusori orientati tutti verso il basso, in modo da colpire verticalmente le piantine. Larghezza: 18 metri, sufficienti a trattare mezzo quadro per lato con una sola passata «Tutte le modifiche – spiega il proprietario – sono state fatte senza alcuna difficoltà; la Ideal si è dimostrata molto attenta alle nostre necessità».

Visualizza Pregi e difetti

Lo ha fatto anche, precisa l’agricoltore, lasciando la macchina in prova per un anno, affinché i futuri proprietari potessero rendersi conto se effettivamente fosse o meno adatta alle loro esigenze. Che sono, come si è visto, abbastanza particolari. «Al di là della frequenza dei trattamenti e delle particolarità della barra, diversa da quelle comuni per forma e dimensione, abbiamo necessità specifiche per quanto riguarda l’azione del nebulizzatore: visto che le piante sono una vicina all’altra e presentano vegetazione molto fitta, infatti, occorre un getto d’aria che sia in grado sia di penetrare tra le foglie sia, possibilmente, di girarle, in modo da bagnare almeno parzialmente la facciata inferiore. Per tutti questi motivi ci serviva una macchina abbastanza sui generis e così, quando ci siamo rivolti alla Ideal su consiglio di un conoscente che aveva visto la Supra in fiera, ci hanno proposto un anno di sperimentazione, durante il quale mettere a punto l’irroratrice secondo le nostre richieste. Terminato questo periodo, abbiamo confermato l’acquisto, visto che la Supra si è comportata meglio di altre irroratrici che abbiamo testato.

Visualizza la Pagella

Con la loro Supra, i d’Aria trattano a circa 4 chilometri e mezzo l’ora, velocità adeguata a lasciare al prodotto il tempo di inserirsi per bene tra le foglie. «Allo stesso scopo – continua l’agricoltore – stiamo testando nuovi diffusori a tre ugelli, in luogo degli attuali a due ugelli. L’idea è che colpendo la vegetazione anche in diagonale, e non soltanto in verticale, possano penetrare meglio al suo interno. In ogni caso l’efficienza del nebulizzatore è già soddisfacente, sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo. Il rispetto dei dosaggi, per esempio, è molto alto, grazie a un terminale Arag Bravo 300. Il quale, a macchina nuova, ha manifestato un difetto di produzione, per un pressostato mal funzionante. In ogni caso, dopo la sostituzione del medesimo è diventato assolutamente preciso, anche nel calcolo dell’acqua caricata, funzione molto comoda quando non si deve riempire la botte. Il fatto di avere diffusori regolabili e orientabili, inoltre, per noi è fondamentale, perché possiamo cercare la miglior soluzione per un trattamento efficiente».

Nel complesso, insomma, i fratelli d’Andrea sono più che soddisfatti dell’irroratrice Ideal. «Per il primo anno di lavoro si è comportata bene, anche sotto il profilo dell’affidabilità. Ha avuto soltanto una rottura: si è spaccato un giunto della barra, ma il problema è stato risolto in mezza giornata dall’assistenza. Il concessionario, Rinaldin di Ponte di Piave, è stato efficiente e rapido nella risposta. Per il momento, quindi, siamo molto contenti della scelta. Speriamo soltanto che le cose continuino così».

Visualizza l’articolo completo di immagini su Macchine e Motori Agricoli n. 11/12 – 2016 – L’edicola di Macchine e Motori Agricoli


Pubblica un commento