I portinnesti per gli impianti nei terreni sciolti della Pianura Padana

Testolin-Fig.-1-533x400.jpg

L’articolo I portinnesti per gli impianti nei terreni sciolti della Pianura Padana è un contenuto originale di Rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura.

Il ciliegio è diventata una coltura interessante a partire dagli anni ’70 del secolo scorso a seguito dell’introduzione dei portinnesti nanizzanti, un’innovazione che ha permesso di intensificare gli impianti e di ridurre sensibilmente i costi di raccolta (De Salvador e Lugli 2002, Bassi 2005, Lugli et al 2005, Lugli et al 2009, Lugli e Bassi 2010). La sperimentazione dei nuovi portinnesti ha richiesto tempi lunghi di valutazione in tutta Europa, sia per comprendere l’adattamento alle diverse aree climatiche e condizioni pedologiche, sia per verificare possibili disaffinità d’innesto in soggetti ottenuti da specie diverse rispetto a Prunus avium o da ibridazioni interspecifiche (De Salvador e Lugli 2002, Lugli et al 2005, Bassi 2014). La sperimentazione di nuovi portinnesti è una attività dai tempi lunghi e ogni prova nuova fornisce risultati preziosi per definire un quadro di valutazione sempre più obiettivo. Vale a maggior ragione per il ciliegio, considerata la lenta entrata in produzione di questa specie.
In Friuli Venezia Giulia il ciliegio è una specie coltivata tradizionalmente, anche se la coltura specializzata non ha mai avuto grande diffusione. Nel recente passato il ciliegio era presente lungo tutta la fascia pedemontana, da Pordenone a Gorizia, in particolare nel Collio goriziano (Youssef e Nassimbeni 1977). L’aumento dei costi di raccolta delle ciliegie e la diffusione della coltura della vite in molte delle zone interessante dalla coltura del ciliegio ha comportato l’abbandono graduale di questa specie. C’è ora l’interesse alla sua reintroduzione in impianti specializzati e per questa ragione abbiamo ritenuto utile una sperimentazione sui nuovi portinnesti nell’alta pianura friulana, caratterizzata da terreni sciolti, ricchi di scheletro.
Ambiente di prova
La prova è stata condotta presso l’Az. Sper.le dell’Università di Udine in località S. Osvaldo (latitudine 46,06°Nord, longitudine 13,23°Est, altitudine 90 m s.l.m). Il clima è prevalentemente continentale, ma mitigato dalla vicinanza al mare. Le temperature sono elevate in estate e relativamente fredde d’inverno. La piovosità media nel periodo 1990-2016 è stata di 1.494 mm annui, con le piogge maggiormente concentrate nei mesi autunnali. La temperatura media annuale dell’aria è di 13,4 °C con media minima di 8,2°C e media massima di 18,8°C (Arpa-FVG – Osmer, http://www.clima.fvg.it).
Il suolo è di medio impasto, ricco di scheletro (20-30 %), con uno strato utile di 0,35-0,50 m, che poggia su uno strato più profondo ghiaioso e quindi dotato di scarsa ritenzione idrica. È un terreno tipico della media pianura friulana a Nord della linea delle risorgive. Le caratteristiche fisiche sulla terra fine, che rappresenta il 75% del suolo, sono: sabbia 40%, limo 43%, argilla 17%. Per quanto riguarda le caratteristiche chimiche: pH 7,3-7,8 (rispettivamente in KCl e H2O), sostanza organica 2,9%, azoto 0,19%, rapporto C/N 8,9, calcare totale 3%, contenuti elevati di fosforo, potassio, magnesio e manganese, capacità di scambio cationico alta, pari a 16,5 meq/100g.

Leggi l’articolo completo su Frutticoltura n. 4/2017 L’Edicola di Frutticoltura