I contoterzisti ora fanno squadra

STRATEGIA UNITARIA
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Dopo quasi dieci anni
di divisioni i contoterzisti
italiani ritrovano
l’unità. I presidenti dell’Unima,
Silvano Ramadori e
di Confai, Leonardo Bolis,
hanno infatti annunciato la costituzione
del coordinamento
dei Contoterzisti italiani
(Cai). L’intesa siglata al ministero
delle Politiche agricole
sancisce dunque la fine delle
ostilità e l’avvio di una strategia
comune finalizzata alla valorizzazione
e difesa del ruolo
degli agromeccanici che –
come hanno sottolineato Ramadori
e Bolis – rappresentano
la punta di diamante dell’agricoltura
italiana.

Sono infatti i «professionisti
» che, come è stato anche
rilevato dall’Istat e dall’Ismea,
spingono il processo
di innovazione nei campi e di
ampliamento della maglia poderale.
Consapevoli dunque
del nuovo ruolo assunto nella
nuova agricoltura Ramadori e
Bolis hanno ribadito l’impegno
a sostenere insieme le «rivendicazioni
» degli agromeccanici.
Che puntano innanzitutto
a ottenere l’accesso ai
contributi dei piani di sviluppo
rurale. Un’esclusione incomprensibile,
secondo Unima
e Confai, dal momento
che invece l’accesso è aperto
all’industria. Sarà dunque
questo il primo campo di battaglia
comune.

D’altra parte
gli agromeccanici si sentono i
naturali destinatari dei finanziamenti
che puntano all’innovazione,
ma anche alla tutela
ambientale e alla sicurezza.
Solo con macchine moderne
infatti – hanno detto Ramadori
e Bolis – è stato possibile
ottenere una flessione degli
incidenti sul lavoro. E solo
con macchine avanzate è possibile
inquinare meno e garantire
lo sviluppo ecosostenibile,
priorità della riforma Pac.
Insomma tutto gioca a favore
di una categoria che oggi vive
alcune sperequazioni. Dal
trattamento fiscale diverso rispetto
a quello riservato agli
agricoltori che prestano servizi
per finire ai contributi previdenziali.
D’altra parte fu proprio la
legge d’orientamento del
2001 e le successive norme
che hanno allargato le attività
connesse a creare la spaccatura
tra le diverse anime dell’allora
Unima. Una parte degli
agromeccanici infatti spingeva
per la richiesta di un’equiparazione
dell’agromeccanico
all’agricoltore professionista
per superare così quegli
steccati che consentivano solo
al secondo un pacchetto di
nutrite agevolazioni. Ma nell’Unima
prevalse il fronte di
chi voleva restare saldamente
legato a una qualifica diversa.
E oggi i nodi vengono al
pettine. A questo punto con
la mossa del Coordinamento
la mission è una sola: indipendentemente
dalle «qualifiche
» chiudere con i trattamenti
differenziati. «Chi più degli
agromeccanici – si chiedono
i vertici delle due organizzazione
– può essere considerate
agricoltore attivo?».

Ramadori ha sottolineato
come grazie al supporto delle
imprese agromeccaniche sia
possibile innovare e rendere
competitiva l’attività agricola.
D’altra parte i numeri parlano.
In un’azienda agricola
la macchina viene mediamente
impiegata per 200 ore annue,
un’impresa agromeccanica
invece la usa per una media
di mille ore. E questo senza
incassare alcun contributo.
E ancora: «Noi garantiamo efficienza,
sicurezza e professionalità
anche grazie a una
formazione attenta supportata
da corsi su macchine nuove».
Per Unima e Confai «il bilancio
delle aziende agricole si
può migliorare grazie al ricorso
all’opera dei contoterzisti
». Insomma le due organizzazioni
si sentono saldate al
mondo agricolo, meno invece
alle rappresentanze «accusate
» di remare contro l’estensione
della platea dei beneficiari
degli aiuti Psr.

Con il nuovo coordinamento
dunque le carte sono in
regola per partecipare ai tavoli
di confronto a partire dalle
trattative sull’applicazione
della nuova Pac e dei Psr.


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