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CAMPAGNA CEREALI. Per il 2009 sono attesi prezzi senza forti scossoni. Ma la qualità verrà premiata?

Grano tenero, ritorno alla normalità

Frumento tenero, vendere o aspettare? Dopo il grano duro prosegue il nostro giro di interviste sulle prospettive di mercato imminenti e future dei cereali. (Terra e Vita)

a cura di Beatrice Toni - Terra e Vita

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15 Luglio 2009

Frumento tenero, vendere o aspettare? Dopo il grano duro (v. Terra e Vita 28 pag. 8) prosegue il nostro giro di interviste sulle prospettive di mercato imminenti e future dei cereali. Rispondono il trader (Stefano Serra), l'economista (Angelo Frascarelli) e il produttore (Mario Guidi): stesse domande, tre letture a volte diverse sulla commercializzazione. Com’è e come potrebbe essere.


Raccolto 2009: meglio tenere o vendere subito?

SERRA
Nel 2007 la dipendenza italiana dall’import ha, con magnitudine decisamente inferiore al duro, giocato a favore di chi ha atteso gli eventi sfavorevoli e tratto vantaggio dalla speculazione “selvaggia” sulle borse Usa e, per effetto domino, sulle borse europee. Nel 2008, allo stesso che nel 2007, la situazione mondiale, stavolta eccedentaria, ha imposto il trend dei prezzi.

La pressione dell’offerta e la crescita dell’origine Mar Nero hanno accelerato il ritorno a quella normalità che nel 2009 potrebbe mantenersi a causa delle rilevanti scorte di inizio campagna e di raccolti “medi” sia in Europa che nei principali paesi esportatori: Mar Nero, Nord America e Australia. Quando l’incognita climatica gravante sulla trebbiatura nel centro Europa scemerà, lo scenario 2009 sarà definitivo.
 

FRASCARELLI
I prezzi del tenero in Italia, negli ultimi 10 anni, hanno sempre oscillato tra 130 e 160 €/t (ad eccezione della bolla 2007-2008). Da dicembre 2008 si sono attestati stabilmente sui 160 €/t.

Per la campagna di commercializzazione 2009/2010 non sono prevedibili forti oscillazioni di prezzo, per cui non c’è una sostanziale differenza tra la vendita “al raccolto” e l’atteggiamento attendista. Tuttavia è sempre preferibile frazionare le vendite in due/tre lotti oppure fare contratti a prezzo definito. Le prime quotazioni del nuovo raccolto di grano tenero si sono aperte sui 160-163 €/t; i listini della campagna dovrebbero mantenere questo prezzo o scendere.
 

GUIDI
Il mercato sarà decifrabile a settembre, con l’arrivo dei dati produttivi europei. La differenza, rispetto al grano duro, è che il tenero è una vera commodity, il suo mercato è mondiale, europeo e italiano. Insomma, l’Italia è uno dei tanti paesi europei produttori di tenero mentre per il duro l’Italia è il primo produttore europeo.

Dunque sulla scena mondiale si stima un calo del 5-10% (Usa, Canada, Russia); nell’Ue a 27 il tenero è dato più stabile, ma tendenzialmente in calo del 5% sulle produzioni attese. Importanti invece i cali delle semine primaverili previsti nei paesi extraUe con una punta estrema inUcraina (-20%). Un vero crollo (-40%), infine, è previsto in Argentina dovuto probabilmente all’effetto sostituzione con la canna da zucchero destinata al bioetanolo. Infine, noi, l’Italia dove, anche a causa del calo delle superfici, è attesa una flessione produttiva del 15%(da 3,8milioni di q a 3,2).

Cosa farei, lo ignoro. Credo che nel 2009 non vi saranno grandi oscillazioni dei prezzi; eviterei la ricerca della vendita speculativa; frazionerei nel corso dell’anno.

 

MERCATO SPOT

Produzioni e prezzi soffrono di volatilità: perchè?


SERRA

In un’agricoltura che evolve dall’estensivo all’intensivo, l’influenza sinergica positiva o negativa di un clima spesso imprevedibile ha ripercussioni maggiori a livello di volumi di produzione.

Sul tema prezzi dopo lo “tsunami” del 2007 tutti gli operatori, dai più piccoli ai più grandi, hanno intrapreso la strada della speculazione, sia sulle principali borse merci mondiali come quelle Usa (trading companies e fondi d’investimento) che sulle borse merci nazionali e locali (ritenzione di gruppi di produttori). In aggiunta, la non sempre facile selezione delle molteplici informazioni su internet, spesso porta alcuni operatori a rivedere gli spettri del 2007 anche in presenza di una situazione di “normalità”.
 

FRASCARELLI
La volatilità dei prezzi del grano tenero è un fenomeno degli ultimi due anni con oscillazioni superiori ai 120 €/t /anno, prima in aumento (da 140 €/t di luglio 2006 a 280 €/t di marzo 2008), poi in diminuzione (a 160 €/t di novembre 2008). Si è trattato di un fenomeno eccezionale. Infatti, fino al 2007, le oscillazioni erano limitate a 30-40 €/t. L’abbondante offerta europea, anche a seguito dell’abolizione del set aside, non fa prevedere forti oscillazioni di prezzo per il futuro, a meno di nuovi “cataclismi” a livello mondiale.
 

GUIDI
In Pianura Padana le rese 2009 oscillano fra i 35 e i 70 q/ha. Succede che la mancanza di rotazioni adeguate sta intensificando i ristoppi; secondo, la lievitazione dei costi dei mezzi tecnici e l’attesa di prezzi bassi induce a risparmiare sui mezzi tecnici. Ma adeguate tecniche produttive stabilizzerebbero le produzioni.

La volatilità dei prezzi? Non esiste un mercato dei future che dà prospettive chiare: insomma non c’è un mercato stabile, ma a spot. Per il tenero, poi, mancano strutture di stoccaggio per gestire l’immissione del prodotto sul mercato.


Future anche in Italia: si può fare?
 

SERRA
L’Italia è un paese che dipende dal grano estero e generalmente i mercati che sviluppano gli strumenti a termine (future, opzioni, derivati ...) sono i paesi eccedentari ed esportatori: Usa e Francia per dirne due.

Pertanto più che realizzare nuovi contratti future la vera evoluzione strategica del nostro mercato potrebbe essere quella di evitare di basare la strategia di compravendita sul solo senso olfattivo, “a naso”, o su notizie spesso vicine al “gossip”.

Produttori e utilizzatori dovrebbero individuare il mercato a termine di riferimento per il cereale di interesse (es. il Minneapolis se si producono grani teneri di forza) e farsi consigliare su come tutelarsi dal rischio di “subire” variazioni estreme dei prezzi mondiali, anche se ben sappiamo che la volatilità sulle borse Usa non sempre si riflette al 100% sui nostri mercati.

L’Italia non dovrebbe quindi creare nuovi futures, ma sfruttare meglio tutto quanto già esiste su Euronext e sulle Borse estere; se proprio si vuole realizzare qualcosa di utile per i nostri mercati, si potrebbero uniformare le specifiche qualitative dei listini dei nostri mercati “spot”.


FRASCARELLI

Il grano tenero è una commodity che si presta per i mercati a termine ovvero ai contratti future. Tuttavia l’offerta italiana è troppo limitata per pensare che una borsamerci italiana possa organizzare un mercato a termine. Invece questa opportunità potrebbe essere affidata a una borsa merci europea; a quel punto anche in Italia si potrebbero utilizzare i vantaggi di questo sistema.


GUIDI

I future sono interessanti anche per stabilizzare i prezzi, ma il mercato italiano è troppo piccolo e le borse merci non danno garanzie di vera trasparenza. L’alternativa è creare un mercato dei future prendendo a riferimento altre borse che colgano i grandi movimenti mondiali (tale è il mercato del tenero).


QUALITÀ COS’È

Se la qualità non viene remunerata, èmeglio puntare su varietà più produttive?


SERRA

Nella valutazione di cosa coltivare è importante conoscere le potenzialità di resa sul proprio terreno di grani “rossi” e “bianchi”. Poi, conoscendo le nostre rese, si valuta il premio “storico” che viene applicato dalle borse merci tra le classi 1, 2 e 3 e... il gioco è fatto.

Essendo l’Italia un paese deficitario, circondato da paesi eccedentari, non sempre si trova consenso e “premio” per quanto si produce a meno di non avere lotti omogenei importanti (oltre le 1000 t) e fidelizzare il rapporto con molini medio-piccoli che per la garanzia di omogeneità della fornitura possono pagarci un premio per la “qualità-servizio” ...e non solo per la qualità del grano.


FRASCARELLI
La qualità nel grano tenero è legata all’omogeneità dei lotti, piuttosto che alle caratteristiche intrinseche della granella.
Potenzialmente tutto il grano tenero è di qualità, l’importante è che abbia delle caratteristiche ben definite in funzione deimolteplici utilizzi: pane, biscotti, panettoni, dolci, merendine, ecc. Nel grano tenero, quindi, la qualità si realizza tramite le varietà, lo stoccaggio differenziato e l’omogeneità delle partite.

L’agricoltore deve scegliere opportunamente le varietà da coltivare, preferibilmente all’interno di un contratto di coltivazione con l’utilizzatore. Dopodichè è sempre meglio puntare sulla quantità. Anche perché le tecniche colturali che fanno la quantità, consentono dimigliorare anche le caratteristiche qualitative del prodotto finale.


GUIDI

La produzione 2009 è scarsa in quantità, ma buona per qualità (peso ettolitrico e proteine). E’ l’occasione per essere chiari. Bisogna che l’industria molitoria decida se vuole preferire la qualità italiana. Al momento importa dai paesi dell’Est neo-comunitari prodotto di qualità inferiore e la tecnologia l’aiuta ad andare in questa direzione (miscelando): ci aspettiamo che il tenero italiano di maggior qualità sia premiato in quanto utilizzato per migliorare la qualità delle farine estere.
Poi arriverà anche il grano francese e…si vedrà.