Grano duro, le varietà consigliate

SPECIALE FRUMENTO IN CAMPO
cereali_grano_frumento

Con
il raccolto 2014 la produzione italiana di frumento duro dovrebbe confermarsi
sui 4 milioni di tonnellate in quanto, a fronte di una leggera crescita di
superfici investite rispetto allo scorso anno (fonte Ismea), si è avuta una
diminuzione delle rese unitarie soprattutto in alcuni importanti areali di
coltivazione (Italia Centrale) che più di altri sono stati investiti da piogge
continue in diverse fasi del ciclo colturale.

In
ambito internazionale permangono condizioni di forte instabilità
politico-economica che rendono particolarmente volatile il prezzo della granella
di frumento duro. Se da un lato continua a crescere la domanda dei paesi
importatori, dall’altro solo il Canada di fatto sembrerebbe mantenere le
capacità di leader delle esportazioni. Nelle principali borse merci inoltre si
fa sempre più ampia la forbice delle quotazioni in base alla qualità del
prodotto, con partite scadenti che purtroppo sembrerebbero destinate ad
aumentare, viste le sfavorevoli condizioni climatiche che hanno caratterizzato
anche quest’ultima stagione.

Le
prove varietali collegiali della Rete nazionale frumento duro, svolte con
protocolli comuni in ambienti di coltivazione rappresentativi, permettono di
acquisire informazioni sulle caratteristiche produttive e qualitative delle
cultivar proposte dalle ditte sementiere e sul loro adattamento nei diversi
areali al variare dell’andamento climatico negli anni.

Le
varietà saggiate nella Rete sono iscritte ai registri varietali nazionali o
internazionali e certificate dal Centro di sperimentazione e certificazione
delle sementi del Cra (già Ense). Nel 2013 il quantitativo (188.000 tonnellate)
di semente certificata (fig. 1) è tornato nuovamente a scendere (-8%
rispetto al 2012). Il ripristino di un sistema di premialità accoppiata alla
specie, previsto dalla nuova Pac 2014-20, dovrebbe però favorire nei prossimi
anni un più diffuso impiego di sementi certificate. Nella graduatoria delle
varietà più riprodotte troviamo nelle prime 8 posizioni, stabili o in leggera
diminuzione, le stesse cultivar dello scorso anno, quasi tutte proposte dalle
ditte da molti anni, salvo la più nuova Core che ha fatto registrare sensibili
incrementi di quota percentuale. Al 9° e 10° posto si inseriscono quest’anno Odisseo
e Tirex, due varietà di recente costituzione in rapida ascesa.

Le
prove svolte nell’ambito della 41a Rete nazionale frumento duro, coordinata dal
Consiglio per la
Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura – Unità di ricerca per la
valorizzazione qualitativa dei cereali (Cra-Qce) di Roma, hanno interessato 40
campi sperimentali dislocati in 14 regioni aggregate in 6 areali: Sicilia (4
campi), Sardegna (4 campi), Sud peninsulare (9 campi), versante adriatico
dell’Italia centrale (4 campi, tutti nelle Marche), versante tirrenico
dell’Italia centrale (9 campi) e Nord (10 campi). Nella tabella sono
riportate le istituzioni pubbliche e private e i responsabili delle prove che
hanno contribuito a realizzare la Rete.

Complessivamente
sono state saggiate 41 varietà, di cui 20 presenti in tutti i campi, 10 comuni
nel macroareale Centro-Nord (versante tirrenico e adriatico dell’Italia
centrale e Nord), 5 nel macroareale Sud-Isole (comprendente Sud peninsulare,
Sicilia e Sardegna), 5 al Sud e Sicilia e 1 solo in Sardegna (tabella 1). Le
varietà al primo anno di prova sono state 8: Ettore saggiata in tutti i campi;
Isola nel macroareale Sud-Isole; Furio Camillo e Obelix testate nel macroareale
Centro-Nord; Antalis, Asterix, Homer e Ovidio in Sicilia e nel Sud peninsulare.

Andamento meteorologico

L’inverno
mite e molto piovoso è stata la caratteristica preminente della stagione
2013-14 un po’ in tutti gli ambienti colturali con frequenti ristagni, scarsa
fittezza per ridotti accestimenti, precoce vigore vegetativo delle colture, diffusione
delle fitopatie, con un precoce sviluppo della più rara ruggine gialla e,
successivamente, della septoria e della ruggine bruna. L’assenza di gelate e
quindi di danni da freddo ha però favorito le colture soprattutto negli areali
più settentrionali. A giugno sono riprese massicce le precipitazioni,
particolarmente in Italia Centrale dove hanno causato molte difficoltà nelle
raccolte per allettamenti dei culmi e soprattutto per sopravvenuti inerbimenti
tardivi, penalizzando peso ettolitrico, dimensioni della granella e tenore
proteico. D’altro canto in alcuni areali insulari e meridionali più soggetti ad
aridità queste inattese piogge primaverili-estive hanno permesso produzioni superiori
alle medie di lungo periodo, sebbene con un abbassamento generalizzato del
livello dei principali parametri qualitativi.

Risultati

Nella
figura 2 sono riportati i valori medi di produzione, tenore proteico, peso
ettolitrico e peso 1.000 cariossidi ottenuti quest’anno nei 6 areali a
confronto con le medie del quinquennio 2009-2013.

Come
già accennato, l’andamento climatico, ancora una volta caratterizzato
dall’accentuazione dei fenomeni stagionali, ha determinato risposte diversificate
nei 6 areali di prova: incrementi di resa sono stati registrati in Sardegna
(+6%), al Nord (+9%) e, soprattutto in Sicilia (+18%). Abbastanza stabili le
produzioni del Sud peninsulare (+1%), mentre gli areali dell’Italia centrale
sono risultati decisamente penalizzati dalle piogge continue ed intense, con
rese di -15% nel versante tirrenico e -18% nel Centro-adriatico.

Il
tenore proteico medio è risultato inferiore al valore poliennale in 5 areali su
6, verosimilmente per il continuo dilavamento cui sono stati sottoposti i terreni.
La diminuzione maggiore si è avuta anche per questo carattere nel Centro-adriatico
con una media del 12,8% s.s., rispetto al 14,0% del lungo periodo. Solo in
Sicilia ai buoni livelli di resa è corrisposto anche un valore di proteina più
elevato rispetto alle medie quinquennali (13,0% e 12,6%, ripettivamente).

L’eccesso
di pioggia e la diffusione delle fitopatie non poteva non condizionare anche il
peso ettolitrico che è risultato inferiore alle medie poliennali in tutti gli
areali ad esclusione del modesto incremento registrato al Nord (+1% e media di
79,4 kg/hL). Sensibili riduzioni dei valori medi si sono verificate anche in questo caso in Italia centrale, sia
nel versante tirrenico (74,9 kg/hL) che in quello adriatico (75,8 kg/hL). Solo
in Sardegna, grazie alla minore decurtazione (-1%), la media del peso
ettolitrico non è scesa sotto gli 80 kg/hL (I classe di qualità UNI).

Anche
le dimensioni delle cariossidi sono risultate superiori alle medie poliennali
solo nel Nord dove hanno raggiunto la media di 54,6 g con un sensibile incremento
(+ 7 g per 1.000 semi) rispetto alle medie di lungo periodo. Il peso delle 1.000
cariossidi ha subito invece decrementi abbastanza importanti nel versante adriatico (-4 g) e in Sicilia (-6
g).

Ciclo alla spigatura

L’inusuale
mitezza delle temperature invernali ha determinato un generalizzato anticipo
della fase di spigatura, in particolare al Nord dove, con una data media 28
aprile, è stato registrato un anticipo di ben 10 giorni rispetto alle medie di
lungo periodo. Nei due areali dell’Italia centrale l’anticipo della spigatura è
stato più contenuto (-4 giorni circa) con media 29 aprile nelle Marche e 28
aprile nel Centro-tirreno.

Anche
nei tre areali del Sud-Isole è stato registrato un netto anticipo di spigatura
in particolare in Sardegna (- 8 giorni rispetto al poliennio; data media 12
aprile ) e in Sicilia (-6 giorni; 13 aprile); nel Sud peninsulare, con un
anticipo di 4 giorni, la spigatura è avvenuta
mediamente il 25 aprile.

Il
divario minimo tra le varietà più precoci e le più tardive è stato registrato
al Sud peninsulare (10 giorni) quello massimo al Centro-tirreno (16 giorni).

Tra
le varietà, Svevo e Core sono risultate
le più precoci come lo scorso anno, mentre
Miradoux e Magellano le più tardive.

Produzione, caratteri merceologici e qualitativi

Risultati del Sud-Isole. Nella tabella
2
sono riportati i principali risultati delle
varietà provate nei tre areali del Sud-Isole: 25 comuni a tutti i campi, 5 nel
presenti nel Sud peninsulare e in Sicilia e 1 solo in Sardegna.

In Sicilia l’annata, da un punto di vista
produttivo è risultata piuttosto favorevole alla coltura che, nelle 4 prove
sperimentali, ha raggiunto una resa media di 5,09 t/ha, decisamente superiore a
quella poliennale di riferimento, pari a 4,33 t/ha. La varietà mediamente più
produttiva dell’areale è stata Antalis, al primo anno di prova, con produzioni
superiori a 6 t/ha, indice di 118 e medie superate in 3 prove su 4; segue Tirex
(indice 109) che, insieme a Kanakis (indice 105), ha superato la media campo in
tutte e 4 le prove. Altre 11 varietà hanno prodotto più della media con buone
performance in 3 ambienti su 4; tra queste Asterix e Isola erano al primo anno
nella rete mentre Monastir, Ramirez, Anco Marzio, Emilio Lepido, Alemanno,
Core, Claudio e Iride hanno confermato il buon adattamento all’areale.

Aureo
è risultata nuovamente la cultivar con il più elevato contenuto proteico (14,6%
s.s.), associato però a rese inferiori alle medie. Per tutte le altre varietà
non è stata riscontrata una forte variabilità del carattere che, con una media
di areale pari a 13,0%, è variato tra 12,3% e 13,8%. Tra le cultivar più
produttive, Tirex, Antalis e Monastir sono state caratterizzate anche da
proteina di poco superiore alla media di areale; buon equilibrio tra contenuto
proteico e produzione è stato ottenuto anche da Isola (proteina 13,6% s.s. e
indice 100), Anco Marzio (13,0%; 108), Kanakis (12,9%; 105) e Asterix (12,9%;
103).

Per
il peso ettolitrico quest’anno in Sicilia sono stati rilevati valori
insolitamente bassi, con una media regionale di 78,0 kg/hL (contro un valore
poliennale di 82,8 kg/hL). Le uniche varietà con valori superiori a 80 kg/hL
sono state le due novità Ettore (81,2 kg/hL) e Antalis (80,3 kg/hL) e Claudio
(80,5 kg/hL), che si conferma cultivar con buon peso specifico anche nelle
situazioni più critiche.

Anche
il valore medio del peso delle 1.000 cariossidi è risultato sensibilmente
inferiore ai valori di lungo periodo (40,1 g contro 45,8 g). La cultivar con il
seme più grande è stata Alemanno, seguita da Antalis, Simeto, Monastir e Marco
Aurelio, tutte con valori superiori a 44 g; i valori più bassi sono stati
quelli di Sculptur (33,0 g) e delle novità Homer (34,3 g) e Asterix (35,3 g).

Per
il terzo anno consecutivo la resa media della Sardegna è stata superiore alle 6,5
t/ha. La varietà più produttiva è risultata Ramirez, con produzione di 7,27
t/ha, indice di 110 e rese superate in 3 campi su 4. Rese elevate e stabili
nelle 4 località sono state registrate per Core e Emilio Lepido (indice di resa
di 107), Athoris e Monastir (105) e Tirex (104); interessanti livelli
produttivi con medie superate in 3 prove sono stati ottenuti anche da Gibraltar
e Dylan (indice 107), Mimmo (105), Anco Marzio e Kanakis (104), Iride (103).

Con
una media di areale pari a 12,1% s.s. di tenore proteico, Aureo è stata l’unica
cultivar con valori elevati (13,6% s.s.) associati però, anche in questo
ambiente, a rese decisamente basse (indice 85). Per proteina e produzione
superiori alle medie si evidenziano Marco Aurelio (12,4%; indice 102), Mimmo
(12,3%; 105), Monastir (12,2%; 105) e Kanakis (12,2%; 104); buon equilibrio tra
resa e tenore proteico si è evidenziato anche per Emilio Lepido, Core e Anco
Marzio.

La
Sardegna è stato l’unico areale a far registrare un peso ettolitrico medio
superiore, seppur di poco, a 80 kh/hL, sebbene il valore sia risultato
leggermente inferiore a quello poliennale (80,1 kg/hL contro 81,2 kg/hL). La
varietà con il peso ettolitrico più elevato è stata la novità Ettore (82,3
kg/hL), seguita da Claudio, Svevo Anco Marzio, Tirex e Dylan, tutte con valori
superiori a 81 kg/hL; altre 8 cultivar, tra cui la novità Isola, hanno fatto
registrare valori che rientrano nella I classe di qualità UNI.

Alemanno
è stata la varietà con il peso 1000 cariossidi più elevato (49,8 g), seguita da
Simeto (49,6); anche quest’anno, il peso unitario più basso è stato quello di
Sculptur (36,3 g), associato anche al più basso peso ettolitrico dell’areale
(77,2 kg/hL).

La
produzione media del Sud peninsulare
è stata di 4,11 t/ha, in linea con la media poliennale (4,07 t/ha).

Le
varietà più produttive e stabili sono risultate Antalis, al primo anno di
prova, Ramirez e Monastir, con rese superiori a 5 t/ha e medie superate in
tutte e 9 le prove effettuate. Per indici di resa maggiori o uguali a 104 e
medie superate in 7-8 campi vanno segnalate: Asterix (115), al primo anno,
Gibraltar (115), Anco Marzio (111) e Marco Aurelio (104); minore stabilità
nell’areale (4-6 campi con indici superiori o uguali a 100) ma buone rese medie
hanno caratterizzato le cultivar Kanakis (114), Claudio (107), Iride (105) e
Massimo Meridio (104).

Il
tenore proteico medio della granella è stato di 12,8 %, simile a quello
poliennale (12,9%). Aureo si conferma la varietà con il tenore proteico più
elevato (14,2%), seguita dalla novità Isola (13,8%), entrambe però con rese
decisamente inferiori alla media. Le prime 3 varietà in graduatoria produttiva
sono state caratterizzate da tenore proteico superiore alla media di areale
(Ramirez 13,1%, Antalis e Monastir 12,9%); anche Anco Marzio, Kanakis, e Marco
Aurelio hanno fatto registrare rese e proteine superiori alle medie. Rese elevate
associate a proteine nella media hanno caratterizzato la cultivar Gibraltar
(indice 115; proteina 12.8%).

L’andamento
delle precipitazioni dell’annata ha influenzato negativamente la fase di
riempimento della granella, con conseguente riduzione del peso ettolitrico ad
un valore medio di 78,1 kg/hL, dopo 4 anni consecutivi di valori superiori a
80,0 kg/hL. I pesi ettolitrici più elevati sono stati ottenuti dalle due
varietà al primo anno di prova Antalis (81,3 kg/hL) e Ettore (80,6 kg/hL),
seguite da Claudio, Anco Marzio e Kanakis, tutte con medie superiori alla I
classe di qualità UNI (80.0 kg/hL).

I
valori medi più elevati del peso 1.000 cariossidi sono stati ottenuti da
Antalis (53.0 g), seguita da Monastir, Massimo Meridio e Marco Aurelio, tutte
con pesi superiori a 50.0 g; anche in questo areale, Sculptur è risultata la
varietà con le minori dimensioni del seme (36,2 g).

Risultati del Centro-Nord. Nella tabella
3
sono riportati i principali risultati delle
30 varietà provate nei tre areali del Centro-Nord.

La
resa media dei 9 campi realizzati nel versante
tirrenico dell’Italia centrale è
stata di 4,34 t/ha, inferiore del 15%
rispetto a quella del quinquennio 2009-2013. Anche quest’anno la varietà più
produttiva dell’areale è risultata Monastir con resa media di 5,28 t/ha, indice
122 e media superata in tutte le località di prova. Altre 2 varietà hanno
mostrato rese superiori alle medie in tutti i campi dell’areale: Tirex, con
indice 117 e Ramirez, con indice 114; anche Emilio Lepido ha fatto registrare
un indice di resa di 114 ma con minore stabilità (media superata in 7 campi su
9). Indici di 106-112, superiori a 100 in 7-8 prove, hanno caratterizzato la
varietà al primo anno di prova Obelix, le recenti Marco Aurelio, Kanakis e
Athoris e le più testate Claudio, Dylan e Anco Marzio. Risultati interessanti
anche per Massimo Meridio , con indice 106 ma medie superate in 6 campi su 9.

L’elevata
piovosità che ha caratterizzato l’ultima parte del ciclo vegetativo del
frumento in questo areale ha determinato una diminuzione del tenore proteico
della granella rispetto alla media poliennale (13,2% s.s. contro 13,6% s.s.).
La varietà con contenuto proteico più elevato è stata Svevo (13,9%) che ha
associato anche rese di poco inferiori alla media (indice 99); seguono Simeto
(13,8%), Duilio (13.7%) e Massimo Meridio (13.6%), solo quest’ultima
caratterizzata anche da un buon indice di resa (106). Proteine superiori alla
media associate a buone rese sono state registrate anche per la novità Obelix (13.5%; indice di resa112),
per Marco Aurelio (13,5%; 110), Monastir
(13,3%; 122) e Anco Marzio (13,3%; 106).
Buon equilibrio produzione proteina è stato riscontrato anche per
Ramirez (13,2%; 114), Ettore (13,3%;101) e Furio Camillo (13,4%; 100).

L’andamento
climatico ha penalizzato pesantemente anche i valori di peso ettolitrico
dell’areale, risultato inferiore di circa 5 punti rispetto alla media
poliennale (74,9 kg/hL contro 79,7 kg/hL). L’unica varietà che ha superato la
soglia di 78 kg/hL è stata Achille (78,2 kg/hL) mentre ben 18 varietà hanno
fatto registrare pesi ettolitrici inferiori alla soglia di commerciabilità di
75 kg/hL. La maggior parte delle cultivar con peso ettolitrico superiore alla
media è stata caratterizzata anche da buone rese.

In
linea con gli altri caratteri, anche il peso delle 1000 cariossidi è risultato
inferiore (-5%) rispetto alla media poliennale di riferimento (43,1 g contro 45,5
g). Massimo Meridio e Marco Aurelio si confermano le varietà col seme di più
grande (peso 1.000 cariossidi intorno a 52 g), seguite da Simeto, Monastir e
Obelix, al primo anno. I più bassi pesi unitari della granella, inferiori a 37
g per 1.000 semi, sono stati ottenuti da Sculptur e SY Lido.

I
risultati del versante adriatico
dell’Italia centrale
, rappresentato anche quest’anno da 4 località delle Marche,
dimostrano che l’annata è risultata piuttosto sfavorevole alla coltura. La resa
media, pari a 5,55 t/ha, è stata la più bassa degli ultimi 7 anni, nettamente inferiore
a quella poliennale (6,73 t/ha). Per il secondo anno, Monastir è risultata la
varietà più produttiva della Regione con rese di 7,14 t/ha, indice 129 e medie
superate in tutti e 4 i campi.

Altre
9 varietà hanno fatto registrare buoni risultati in tutti gli ambienti, con
indici medi compresi tra 120 e 109: Kanakis, Furio Camillo (nuova per questo
areale), Ramirez, Claudio, Ettore (al primo anno), Anco Marzio, Achille, Marco
Aurelio e Iride. Indici superiori a 100 ma con minore stabilità (medie superate in 3 campi) hanno
caratterizzato altre 5 cultivar: Core, Obelix (al primo anno), Massimo Meridio,
Saragolla e Svevo.

Anche
le caratteristiche merceologiche (contenuto proteico, peso ettolitrico e peso
unitario della granella) sono risultate negativamente influenzate dal clima
dell’annata e decisamente inferiori a quelle potenziali dell’ambiente.

Il
contenuto proteico medio dell’areale, 12,8% su s.s., è stato inferiore di 1,2
punti percentuali rispetto alla media del precedente quinquennio (14,0%). Tra
le cultivar più produttive, 8 varietà associano anche un tenore proteico
superiore alla media ma solo Kanakis, Furio Camillo, Ettore ed Anco Marzio, risultano
caratterizzate anche da un buon peso ettolitrico.

Il
peso ettolitrico, penalizzato dall’andamento delle precipitazioni e dalle
malattie, è risultato nettamente inferiore al valore di lungo periodo (75,8
kg/hL contro 81,2 kg/hL del poliennio 2009-2013) con 11 cultivar hanno fatto
registrare valori inferiori a 75,0 kg/hL, limite di accettabilità commerciale.

Anche
il peso 1.000 cariossidi, pari a 41,6 g, è stato più basso della norma (45,8 g nel
poliennio). Monastir, con 51,4 g per 1.000 semi, è stata la cultivar
caratterizzata dal seme più grande mentre SY Lido, 29,2 g, quella con le minori
dimensioni della granella.

La
resa media dell’areale Nord (6,56
t/ha) è stata superiore a quella poliennale di riferimento (6,00 t/ha). La
varietà più produttiva è risultata Monastir, con produzione media di 7.40 t/ha e indice di resa 113,
unica con medie superate in tutte e 10 le prove; seguono Ramirez (indice 112) e
Tirex (109) che, insieme a Kanakis (105) hanno fatto registrare indici di resa
superiori o uguali a 100 in 9 campi su 10. Buone rese ma meno stabili, con
medie superate in 7-8 campi anche per Athoris, Dylan, Serafo Nick, Obelix (al
primo anno di prova), Odisseo, Emilio Lepido, Iride e Anco Marzio.

Il
contenuto proteico medio (12,8%) è risultato inferiore a quello quinquennale di
riferimento (13,3%). La varietà con il tenore proteico maggiore è stata Simeto
(13,9% s.s.), caratterizzata però dalle più basse rese di areale; per un buon
equilibrio tra proteina e produzione si segnalano Monastir (proteina 12,8%;
indice di resa 113), Kanakis (12,9%; 105), Emilio Lepido (13,0%; 103), Furio
Camillo (13,4% ; 102), Anco Marzio (12,8%; 102) e Claudio (13,0%; 100).

In questo
areale il peso ettolitrico medio è risultato leggermente superiore alla media
del quinquennio precedente (79,4 kg/hL contro 78,7 kg/hL) e simile ai valori degli
ultimi tre anni.

Il peso
ettolitrico più elevato è stato registrato per Achille (82,0 kg/hL); altre 10
cultivar sono risultate con peso ettolitrico superiore a 80 kg/hL tra cui vanno
segnalate Kanakis, Furio Camillo, Anco Marzio e Claudio caratterizzate anche da
rese e proteine superiori o uguali alle medie di areale.

Il peso 1.000
cariossidi è risultato nettamente superiore a quello del precedente quinquennio
(54,6 g contro 47,8 g). La varietà a seme più grande è stata Massimo Meridio
(63,4 g), seguita da Simeto (62,8 g) e Marco Aurelio (62,0 g); minori dimensioni
della granella, con pesi 1.000 cariossidi inferiori a 50 g, sono state
evidenziate per SY Lido, Magellano, Ramirez e Cuspide.

Le varietà migliori

Stagione colturale 2013-14. In tabella
4
vengono presentati i risultati delle 14 varietà più produttive (indici di
resa maggiori o uguali a 100) tra le 20 comuni a tutte le prove, indicando in
verde più o meno intenso gli aspetti positivi riscontrati nella stagione.

Poliennio 2011-2014. Per una valutazione di stabilità
produttiva delle varietà, nelle tabelle 5
e 6, per i tre areali del Sud-Isole e i tre del Centro-Nord rispettivamente,
vengono riportati gli indici di resa medi per ciascun anno delle cultivar in
prova da almeno un biennio.

Nel
quadriennio considerato, nessuna varietà ha fatto registrare rese sempre superiori
alle medie in tutti e 6 gli areali; Ramirez
è risultata al primo posto nella graduatoria produttiva sia nel macro areale
Sud-Isole che nel Centro-Nord ed è stata l’unica con indici di resa superiori a
100 in 5 areali su 6.

Nel macro-areale
Sud-Isole
(tabella 5) la cultivar più produttiva e stabile è risultata Ramirez con medie superate tutti gli
anni nei tre areali e indici superiori o uguali a 100 nell’80% dei campi di
prova (60 su 75 totali); analoghi risultati ha fatto registrare Iride, con una resa media leggermente
inferiore. Ottima stabilità nel triennio per Monastir (78% di campi con indici di resa superiori o uguali a 100)
e nel biennio per Emilio Lepido (74%).

Oltre
alla cultivar già citate, nei singoli areali vanno inoltre segnalate per i
diversi polienni:

Sicilia.
Anco Marzio nel quadriennio.

Sardegna.
Tirex e Mimmo nel quadriennio; Marco Aurelio nel triennio; Gibraltar, e Athoris
nel biennio.

Sud-peninsulare.
Kanakis nel quadriennio; Marco Aurelio e Massimo Meridio nel triennio.

Nel macro-areale
Centro-Nord
(tabella 6) la
cultivar più produttiva è risultata Ramirez
con indici superiori o uguali a 100 nell’86% dei campi di prova (72 su 84
totali). Rese leggermente inferiori ma ottima stabilità hanno evidenziato nel
quadriennio Kanakis e Dylan; nel biennio va segnalata Monastir per rese superiori alle medie
in tutti i 39 campi di prova.

Oltre
alla cultivar già citate, nei singoli areali vanno inoltre segnalate per i
diversi polienni:

Versante
tirrenico dell’Italia centrale
. Tirex, Claudio, Anco Marzio, Iride e la specifica Achille nell’ultimo
quadriennio; Marco Aurelio e Serafo Nick nel triennio; Emilio Lepido nel
biennio.

Versante
adriatico dell’Italia centrale
. Claudio
nel quadriennio; Odisseo nel triennio.

Italia
settentrionale
. Tirex nel quadriennio; Odisseo e le specifiche Serafo Nick
e Colombo nel triennio; Emilio Lepido e Athoris nel biennio.

di A.
Belocchi, M. Fornara, V. Mazzon, C. Cecchini, F. Quaranta

Gli autori sono del Consiglio per la Ricerca e la
Sperimentazione in Agricoltura – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa
dei cereali (Cra-Qce), Roma


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