Grano duro, le alte rese non conpensano i bassi prezzi

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Il mercato sta penalizzando i produttori. A 18 €/q fare reddito è un’impresa

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Come per il grano tenero la produzione di grano duro registra buone rese e parametri qualitativi mediamente congrui alle esigenze della trasformazione, pur in un contesto climatico di fine primavera non congeniale alla fase di maturazione.

Nonostante ciò, come per il grano tenero, i diffusi e preoccupanti allettamenti evidenziati in giugno non hanno significativamente compromesso produttività e qualità, limitando i danni alle sole situazioni di contatto diretto del terreno con le spighe.

Il risultato produttivo quanti-qualitativo, consolida una serie positiva ininterrotta di almeno 6 anni ove le rese medie hanno superato i 60 q/ha (vedi grafico rese) riducendo il differenziale di resa con il grano tenero a circa 5 q/ha (con una forbice compresa fra un minimo di 2 a un massimo di 8 q) e comunque mai superiore a quei 10 q/ha che per anni i produttori di grano duro al Nord mettevano in conto trovandosi in un areale tradizionalmente ritenuto poco vocato. Tra le motivazioni del buon risultato produttivo, sicuramente hanno inciso le crescenti attenzioni alla pianificazione agronomica e alle buone pratiche che i produttori hanno rivolto alla coltura cerealicola che negli ultimi anni (dal 2010) ha dato maggiori soddisfazioni reddituali determinate dal combinato resa, costi di produzione e prezzo rispetto al grano tenero. In sintesi, le aziende agricole hanno investito accrescenti risorse e attenzioni in una produzione che nel periodo redditualmente ha soddisfatto, sicuramente molto di più di quanto è avvenuto per il tenero, e ulteriormente agronomicamente si può fare con risultati anche superiori rispetto al Sud.

Infatti le rese medie ottenute nel 2016 al Nord sono rispettivamente di circa 66 q/ha in coltivazione tradizionale, 62 q/ha con la minima lavorazione, 57 q/ha su sodo e confermano il trend produttivo degli ultimi sei anni.

Come per il grano tenero, anche il duro registra una lieve diminuzione dei costi di produzione (circa 20-30 euro/ha in meno a seconda delle varie modalità di coltivazione) evidenziati nella tabella che analizza il periodo considerato), principalmente motivati da riduzioni dei costi dei carburanti e dei mezzi tecnici.

(*) Coordinamento Agromeccanizazione Legacoop Agroalimentare

 

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