Grande favore per le fragole italiane

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La fragolicoltura sta assistendo ad una progressiva e costante crescita nelle superfici e nelle vendite anche grazie al valore aggiunto dato dal prodotto “made in Italy”

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Aumentano in Italia le superfici dedicate alla fragola. Di queste l’84% è in coltura protetta e il restante in pieno campo, anche se si sta assistendo al calo delle seconde a favore delle prime.

È poi soprattutto il Sud a trainare l’aumento delle superfici, infatti proprio il meridione rappresenta il 65% della fragolicoltura italiana, grazie soprattutto alla Basilicata e alla Campania che da sole equivalgono alla metà della stessa fragolicoltura nazionale.

Quanto al panorama varietale in Italia si assiste a una grande diversificazione in funzione dei differenti areali, tanto che le varietà stanno sempre più diventando caratteristiche di certi ambienti.

I volumi di fragole esportate variano durante gli anni, poiché sono legate ai flussi produttivi, sebbene fortunatamente rispetto al 2015 il valore economico complessivo delle esportazioni sia aumentato. Quanto alla destinazione delle fragole esportate queste sono indirizzate per l’86% ai paesi dell’Unione Europea, primi fra tutti la Germania e l’Austria, mentre il restante 14% giunge in Svizzera. Vista poi la stagionalità del prodotto le esportazioni sono prevalentemente concentrate tra aprile e maggio.

Ma per le fragole è certamente il mercato interno quello che sta assumendo sempre più grande importanza: a dimostrarlo sono i numeri. Le fragole d’altronde sono tra le pochissime specie che non solo non sono state penalizzate in questi anni di forte crisi, ma sono addirittura costantemente cresciute. Un fattore fondamentale per il consumatore d’altra parte è determinato dalla provenienza italiana del prodotto, soprattutto se originario di aree vocate, a seguito di una percezione di maggiore qualità e sicurezza.

Quanto agli acquisti al dettaglio, questi sono rappresentati per il 67% dalla Gdo, a cui segue il 19% dei fruttivendoli e il 12% degli ambulanti.

 

L’articolo completo può essere letto sul numero 6/2017 della Rivista di frutticoltura e di Ortofrutticoltura