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04 giugno 2010

GRANA PADANO, lo stop Ue verso la soluzione

Le novità del disciplinare di produzione

GRANA PADANO, lo stop Ue verso la soluzione

TAG:
consorzi agrari, filiere agricole, latte, normativa, politica agricola




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Lo stop della Ue al disciplinare di produzione del Grana Padano dop, notificato al consorzio a metà aprile, sarà agevolmente superato. È la convinzione di Angelo Stroppa, coordinatore tecnico del Consorzio per la tutela del formaggio Grana Padano.

Si tratta di due obiezioni avanzate dalla Svizzera (ne ha facoltà in base ad accordi commerciali con la Ue) che «sarà molto facile risolvere»: un piccolo allargamento del territorio di produzione a cinque comuni della provincia di Bolzano, però storicamente e orograficamente ricadenti nel Trentino, e l’uso di un tracciante microbiologico ormai reso superato dal progresso tecnico.

L’AMPLIAMENTO
Le due situazioni in discussione fanno parte di un elenco di diciotto modifiche al disciplinare di produzione richieste nel 2006 ma pubblicate sulla gazzetta ufficiale Ue solo il 25 agosto 2009; le altre non sono state contestate da nessuno.

La prima di queste due novità oggetto di obiezione riguarda, come riassume lo stesso Stroppa, «l’aggiornamento, più che l’allargamento, della zona di produzione del Grana padano dop, con l’inserimento di cinque comuni della provincia autonoma di Bolzano ma geograficamente appartenenti alla Val di Fiemme o allaVal di Non. Questi comuni, da sempre appartenenti al contesto territoriale delle due valli trentine, storicamente hanno conferito il proprio latte alle latterie di queste valli».

La dichiarazione di opposizione della Svizzera, trasmessa il 23 febbraio 2010 alla Ue ma arrivata due mesi dopo al consorzio del Grana Padano, riguarda, spiega Stroppa, «la richiesta di modifica relativa alla zona geografica, che a quanto sembra per gli svizzeri in prima lettura risulta rispondere a un importante allargamento del territorio di produzione». Il comprensorio di produzione del Grana padano dop comprende il Trentino ma non l’Alto Adige.

IL BIOTRACCIANTE

La seconda novità del disciplinare messa in discussione dalla Svizzera è l’introduzione di un metodo utile per garantire l’origine del prodotto: la presenza di un tracciante microbiologico costituito da microrganismi propri del latte, aggiunto come sistema anticontraffazione.

Il Consorzio, continua Stroppa, «aveva comunque già deciso di non adottare l’impiego di questo biotracciante».
Infatti nei sei mesi successivi alla pubblicazione di queste modifiche sulla gazzetta ufficiale Ue sono state messe apunto tecniche alternative che costano meno: «l’evoluzione delle analisi isotopiche e deiminerali in tracce ha consentito di dare le medesime garanzie sulla provenienza e sull’autenticità, che inizialmente si era pensato di affidare al tracciante microbiologico; questo quindi ovviamente diventa inutile».

LA RISPOSTA DEL CONSORZIO
A seguito di queste modifiche il Consorzio per la tutela del formaggio Grana padano dop ha sei mesi di tempo (dal 23 febbraio) «per dare giustificazione alle due osservazioni pervenute dalla Svizzera, che sarà molto facile risolvere perché - continua il tecnico del consorzio - relativamente alla prima, cioè zona di produzione, sarà sufficiente spiegare che non si tratta di un allargamento ma esclusivamente della correzione di una dimenticanza commessa 18 anni fa con la presentazione del primo disciplinare di produzione».

Quel disciplinare infatti «non aveva tenuto conto che da sempre questi comuni, amministrativamente della provincia di Bolzano ma orograficamente ricadenti nel territorio delle valli trentine, erano parte del territorio di produzione».

Circa la seconda obiezione, conclude Stroppa, «il problema non sussiste perché, indipendentemente dalle osservazioni svizzere, il consorzio aveva già deliberato di eliminare il passaggio che nel nuovo disciplinare imponeva l’uso del tracciante microbiologico».



Giorgio Setti - IZ n.10/2010




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