Gnemmi: “Sincronizzazione per la riproduzione”

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È quanto suggerito dal veterinario Giovanni Gnemmi in occasione di un recente incontro di aggiornamento organizzato dall’Ara Puglia. Una soluzione contro le fluttuazioni di mercato

L’articolo Gnemmi: “Sincronizzazione per la riproduzione” è un contenuto originale di IZ Informatore Zootecnico.

Gli indici riproduttivi delle bovine da latte possono essere ottimizzati con i programmi di sincronizzazione, un metodo relativamente semplice per migliorare la redditività aziendale. È l’indicazione operativa per gli allevatori suggerita dal veterinario Giovanni Gnemmi in occasione dell’incontro di aggiornamento organizzato dall’Ara Puglia, in collaborazione con Bayer Italia, a Mottola (Ta) su “La gestione riproduttiva del bovino da latte, il ruolo dell’allevatore”.

«La necessità di ottimizzare gli indici riproduttivi delle bovine da latte nasce dall’esigenza di migliorare e rendere stabile il reddito di stalla. Nel 2015 in Europa, il prezzo del latte è calato mediamente dell’8%; nello stesso anno il prezzo medio europeo è stato inferiore a 0,30 €/l e mostra la tendenza a ulteriori ribassi. Per fare alcuni esempi, nel Nord della Germania esso è di 0,18 – 0,22 €/l, nel Sud, in Baviera oscilla fra 0,30 e 0,32 €/l, mentre in Italia varia fra 0,34 e 0,39 €/l. Il latte bovino è ormai diventato una commodity e come tale si comporta: il suo prezzo non è più regolato dalla legge della domanda e dell’offerta. Perciò l’allevatore deve imparare a fare cassa quando il prezzo è alto e cercare di perdere il meno possibile quando il prezzo si contrae. L’allevatore deve tenere conto che il prezzo del latte scenderà ulteriormente, così come diminuirà il numero delle aziende, che però avranno un numero maggiore di capi allevati e di vacche in lattazione. In Olanda, negli ultimi 60 anni, il numero delle stalle è diminuito dell’80%, quello delle vacche è cresciuto del 30% e la produzione di latte è raddoppiata».

Il vero problema è, quindi, il prezzo del latte? «No – ha sostenuto Gnemmi -, esso è solo una parte dei problemi».

Fondamentale il rilevamento dell’estro

«Nella crisi emergono le aziende ben condotte sotto l’aspetto gestionale – ha continuato Gnemmi -. Il grande equivoco è pensare che “gestione riproduttiva” significhi solamente inseminazione a tempo fisso. Uno dei maggiori problemi nella programmazione delle fecondazioni artificiali è, per gli allevatori, la bassa capacità di capire quando le vacche, come pure le manze, sono in calore: e anche se vedono le vacche in calore, spesso non sono in grado di capire qual è il momento giusto per fecondarle. La rilevazione del calore, o estro, è sicuramente uno dei grandi problemi nella moderna gestione riproduttiva. Una bassa rilevazione del calore comporta sempre non solo un livellamento verso il basso delle performance riproduttive, poiché il tasso di inseminazione e il tasso di concepimento calano vistosamente, con effetti deleteri sul reddito aziendale, ma anche un notevole aumento di costi (manodopera, farmaci, dispositivi per la rilevazione dei calori), nel tentativo di far fronte a questi problemi. È perciò fondamentale che l’allevatore si qualifichi sempre di più e soprattutto riscopra la necessità di passare il suo tempo osservando i propri animali».

Il ciclo ovarico del bovino, ha spiegato Gnemmi, avviene per onde follicolari (2-3 onde), in funzione delle quali il ciclo sarà di 19-20 giorni (bovine a due onde) o di 22-23 giorni (bovine a tre onde). La lunghezza dell’estro è teoricamente di circa 24 ore, tuttavia in bovine di grande produzione si riduce a 6-8 ore. L’inseminazione deve essere effettuata alla fine dell’estro.

Efficienza e accuratezza

«Parlando di tasso di rilevazione dei calori – ha spiegato Gnemmi -, occorre distinguere tra efficienza e accuratezza. L’efficienza è la capacità di vedere una bovina in estro, mentre l’accuratezza si riferisce alla capacità di determinare esattamente quale sia il miglior momento per inseminare la bovina. Solamente se efficienza e accuratezza sono elevate è possibile “attendere” che le bovine manifestino il calore naturalmente oppure è possibile ricorrere a una sincronizzazione del calore con le prostaglandine. Se, invece, l’efficienza e/o l’accuratezza non sono ottimali, in attesa di individuare le cause e porvi rimedio, non resta che ricorrere alla sincronizzazione dell’ovulazione. Se le bovine non vengono viste in calore, non vengono inseminate; e quindi, se non sono inseminate, non possono ingravidarsi; come conseguenza si allungano il parto-prima inseminazione e il parto-concepimento e soprattutto decresce il tasso di gestazione. La produzione di bassi tassi di gestazione comporterà un allungamento dei giorni di lattazione e l’aumento del tasso di rimonta involontario. Tutto ciò porta a una diminuzione della resa produttiva e a un costo aggiuntivo per l’allevatore. Una corretta gestione riproduttiva è determinante; i problemi della sfera genitale sono, infatti, la principale fonte di perdite economiche per l’allevamento di piccole e di grandi dimensioni. Una non ottimale performance riproduttiva riduce i margini di guadagno».

Negli ultimi 30 anni

Eppure, ha osservato Gnemmi, le performance riproduttive sono costantemente peggiorate negli ultimi 30 anni, nonostante da circa 20 si ricorra alla sincronizzazione dell’ovulazione.

«Come mai tassi così bassi e deludenti? La terapia ormonale sta determinando questa situazione? Senza terapia ormonale la situazione sarebbe la stessa o peggiore? Analizzando criticamente la situazione, ci accorgiamo che è cambiata la struttura fisiologica delle vacche, poiché le bovine oggi presenti in stalla sono ad altissima produzione. Una bovina da 30 litri di latte al giorno ha una circolazione di 700 l/h di sangue nel fegato, una da 40 litri di 1.500 l/h, una da 50-55 l di 2.200-2.400 l/h. Nel fegato avviene, anche, la demolizione di estrogeni e progesterone, perciò nelle moderne vacche ultraproduttive l’estro è meno evidente. Accanto a una minore espressione dell’estro, si verificano anche una maggiore ovulazione multipla (responsabile dell’aumento della gemellarità) e un più elevato numero di casi di morte embrionale precoce (fra i 5 e i 17 giorni di gravidanza), a causa del più basso livello di progesterone. Un altro problema importante nelle bovine da latte ad alta produzione è la tendenza a realizzare la prima inseminazione molto precocemente, in corrispondenza del massimo bilancio energetico negativo. In queste bovine i tassi di concepimento sono tendenzialmente bassi o molto bassi».

Protocolli operativi

Altri limiti presenti in azienda, ha sottolineato Gnemmi, sono l’assenza di rigorosi protocolli operativi e, quando ce ne sono, la loro parziale osservanza.

«Ogni allevamento che si rispetti dovrebbe avere obiettivi semplici, ma chiari. In riproduzione, è fondamentale inseminare il 90-95% delle bovine entro 100 giorni di lattazione con un tasso di concepimento ≥ 40%). Attenzione, il 50% dei fallimenti della fecondazione artificiale dipende dalle modalità di gestione del seme e dell’inseminazione in azienda».

Molti allevatori, pensano di far fronte a tutti questi problemi attraverso l’uso delle prostaglandine, farmaci in grado di determinare la luteolisi.

«Ma le prostaglandine si usano solo se c’è il corpo luteo – ha ammonito Gnemmi -. Ecco perché è importante la diagnosi compiuta dai veterinari. In tale direzione l’ultrasonografia, detta più comunemente ecografia, può migliorare l’efficienza dei piani di sincronizzazione dell’estro: la rilevazione della presenza di un corpo luteo, la determinazione dell’età del corpo luteo, la determinazione della mappatura follicolare delle ovaie, sono fattori determinanti da cui dipenderà il risultato della sincronizzazione dell’estro. Il margine di errore con la palpazione è troppo alto perché questa tecnica, importantissima per altro, oggi non venga sostituita dall’ecografia. L’ecografia da sola, non può risolvere ogni problema riproduttivo; il veterinario deve conoscere perfettamente la fisiopatologia ovarica e uterina e l’allevatore deve imparare a osservare le sue bovine. Solo così, la sincronizzazione, sia essa dell’estro e/o dell’ovulazione, garantirà i risultati attesi, ma soprattutto solo così si potrà migliorare l’efficienza gestionale delle stalle, che, de facto, potrà portare alla drastica riduzione di tutte le terapie ormonali».

 

L’articolo completo di figure è pubblicato su Informatore Zootecnico n. 16/2016

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