Glifosate e dintorni

GLIFOSATE-598x400.jpg

L’airc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) ha classificato il glifosate come probabile cancerogeno. L’Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare) ha sottolineato che è improbabile che costituisca un pericolo di cancerogenicità per l’uomo, proponendo comunque nuovi livelli di sicurezza che renderanno più severo il controllo dei residui di glifosate negli alimenti

Due delle massime autorità in tema di salute e sicurezza alimentare hanno espresso pareri diametralmente opposti su una questione che è arrivata a interessare anche la sfera dei mass media.

Riportiamo, a mero titolo d’esempio, alcuni passaggi dell’amaca di Michele Serra pubblicata su Repubblica del 17 maggio scorso: “…Il glifosato viene usato in simbiosi con sementi ogm progettate per resistergli… Ma provate a moltiplicare per milioni e milioni di ettari nel mondo il modello glifosato/ogm e capirete che siamo di fronte al più colossale caso di “semplificazione” della sfera biochimica mai visto sotto il sole… tutto è sacrificato a vantaggio di una “produttività” di brevissimo respiro. Infine, e non è un dettaglio: il maggior produttore del glifosato e il proprietario del brevetto ogm resistente al glifosato sono lo stesso soggetto. Ce n’è abbastanza per discuterne, o no?”

Ha ragione Serra, ci sono davvero tanti motivi per discuterne. Cercando la massima obiettività possibile. Da un lato gli ambientalisti hanno presentato istanze per mettere al bando l’erbicida più usato al mondo, dall’altro sono scesi in campo i sostenitori dell’agricoltura conservativa, dove il ricorso al glifosate in pre-semina è un requisito indispensabile. E l’agricoltura conservativa è quella ritenuta indispensabile per la salvaguardia della fertilità organica dei suoli e per ridurre al minimo i fenomeni di erosione.

Così come non possiamo far finta di ignorare che certi prodotti, basilari per alcune nostre eccellenze alimentari, vengono importati proprio da quei paesi (leggi America del Sud e Usa) dove l’agricoltura conservativa è più sviluppata. Allo stesso tempo non si possono tacere gli interessi delle multinazionali che lavorano dietro un prodotto come il glifosate. Ma allora chi ha ragione? Difficile dirlo. Certo, il principio della salute deve essere prioritario, ma il fatto che sotto questo aspetto le autorità scientifiche non siano d’accordo la dice lunga. Comunque, come spesso succede, verrà presa una decisione “tampone”. La proposta della Commissione europea sembra infatti orientata a una proroga di nove anni per l’uso del glifosate, dando modo nel frattempo di approfondire gli studi sulla pericolosità del diserbante. Un lasso di tempo che potrebbe forse servire a trovare eventuali alternative “tecnico-economiche”, che al momento sembrano non esserci.