Frutta e ortaggi biologici in controtendenza rispetto alla crisi

Il trend positivo dell’ortofrutta a marchio biologico nel contesto di generale arretramento dei consumi complessivi è l’indizio di un cambiamento…

Lunati-Box-Foto-Moretti-329x400.jpg

Il trend positivo dell’ortofrutta a marchio biologico nel contesto di generale arretramento dei consumi complessivi è l’indizio di un cambiamento culturale nel comportamento di acquisto delle famiglie italiane. Pur rimanendo simbolo di un modello di consumo attento alla salute e alla sostenibile ambientale, i prodotti “bio” cominciano ad affrontare il problema del prezzo e della convenienza: sempre più strategico sarà il buon rapporto qualità-prezzo.

Leggi l’articolo originale Frutta e ortaggi biologici in controtendenza rispetto alla crisi su Rivista di Frutticoltura e Ortofloricoltura.

  In Italia la crisi economica non sembra dare tregua e frena drammaticamente i consumi alimentari (le vendite al dettaglio hanno segnato un -0,7% in termini tendenziali nei primi 6 mesi del 2014), con effetti dirompenti sulle prospettive economiche del Paese. In questo trend negativo sono coinvolti anche i consumi di frutta e di ortaggi freschi: nel primo trimestre 2014 si è registrato un calo tendenziale del consumo di ortofrutta del 2% a valore (a fronte di volumi però stabili) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Allungando l’analisi agli ultimi 10 anni si rileva che la riduzione del consumo è stata generalizzata ed ha coinvolto tutte le specie di frutta: -10% a volume rispetto al 2012 e -30% rispetto al 2000 (i limoni sono la categoria che ha registrato l’arretramento più consistente: -37%) (indagine Gfk-CSO 2014). All’interno del paniere ortofrutticolo c’è però una categoria di prodotti che, non solo sembra non risentire della più generale crisi dei consumi alimentari, ma, al contrario, viene apprezzata sempre di più dai consumatori: si tratta dell’ortofrutta biologica. In generale, tutti i prodotti a marchio biologico continuano a raccogliere grandi consensi: a rivelare il perché di questa situazione è stata la tradizionale “Consumer Surveydell’Osservatorio SANA 2014, curata per il terzo anno consecutivo da Nomisma su incarico di BolognaFiere ed in collaborazione con Federbio. L’Osservatorio è nato con l’intento di mettere a disposizione degli operatori della filiera agroalimentare informazioni in grado di consentire valutazioni accurate sul mercato dei prodotti a marchio biologico. A settembre 2014 si è quindi fatto il punto sul modello di consumo di questi prodotti, evidenziando motivazioni di acquisto, profilo degli acquirenti bio, nuovi trend emergenti. La “survey” ha rilevato le abitudini di acquisto e consumo di un campione di 1.200 famiglie rappresentativo della popolazione italiana. I risultati hanno mostrato che nel 2014 la domanda di alimenti a marchio biologico è cresciuta in doppia cifra in termini sia di vendite che di famiglie acquirenti. In particolare, il tasso di penetrazione, cioè la quota di famiglie che in corso d’anno (in questo caso nei 12 mesi precedenti la realizzazione dell’indagine) ha acquistato in almeno un’occasione un prodotto alimentare a marchio biologico, è salita al 59% (era il 53% nel 2012). Questo significa che 6 famiglie italiane su 10 (poco meno di 15 milioni di nuclei familiari) hanno acquistato almeno una volta un prodotto “bio”. In questo contesto i prodotti ortofrutticoli freschi si sono confermati la categoria su cui ricade il maggiore interesse del consumatore italiano: oltre il 70% delle famiglie ha acquistato frutta e verdura a marchio biologico in almeno una occasione (74% frutta fresca, 73% verdure ed ortaggi freschi). L’ortofrutta ha superato in gradimento un cospicuo paniere di prodotti di largo consumo che comprende, tra gli altri: uova (57%), yogurt (50%), olio extra-vergine d’oliva (49%), marmellate (45%), formaggi (41%), miele (35%), pasta (33%), succhi di frutta (31%) e latte vaccino (30%) (Fig. 1). Inoltre, tra le categorie emergenti, cioè che si sono fortemente incrementate nel 2014, vanno segnalate: tè e tisane (25%), vino (22%), bevande vegetali (19%) e tofu/seitan (12%). Il trend positivo degli alimenti biologici in un contesto di generale arretramento di quelli complessivi è probabilmente  l’indizio di un cambiamento culturale nel comportamento di acquisto delle famiglie italiane. Infatti, questi prodotti sono il simbolo di un modello di consumo attento alla salute e sostenibile nei comportamenti che, tanto più si diffonde e si consolida, quanto più è in grado di garantire agli alimenti biologici vendite più regolari, anche in momenti di crisi economica come quello attuale. Tuttavia, va rilevato che il modello di acquisto dei prodotti biologici non è rimasto immune ai cambiamenti indotti dalla crisi economica ed ha assunto un nuovo profilo rispetto al passato, plasmandosi sulla nuova realtà socio-economica del Paese. Nello scenario attuale sono dunque soprattutto due le variabili che, più di altre, orientano le scelte di acquisto dei consumatori: l’origine del prodotto (il 34% di chi acquista “bio” sceglie cercando soprattutto prodotti genericamente italiani o con marchio di denominazione) ed il prezzo (il 22% indica questo elemento come prima discriminante d’acquisto). In questo ultimo caso va messo in evidenza che  il consumatore sembra essere più alla ricerca di una maggiore convenienza (17%) che di un prezzo basso (5%) che prescinda dalla qualità dell’alimento. In questa logica la presenza di promozioni nel punto vendita è stata considerata dalla maggior parte degli italiani un modo efficace per incentivare l’acquisto dei prodotti biologici: il 90% degli acquirenti bio ritiene che la presenza di sconti sia un elemento importante per favorire un acquisto di impulso. La convenienza è uno strumento di attrazione soprattutto nella Grande Distribuzione Organizzata dove, nel 2014, il 30% delle vendite alimentari è stato realizzato in promozione. D’altra parte, va tenuto presente che la GDO, che in Italia ed in Europa è il più importante canale commerciale al dettaglio per i prodotti alimentari (e per l’ortofrutta fresca), è da tempo impegnata ad adeguare le proprie politiche di acquisto e distribuzione ai principi della sostenibilità. Si tratta di un concetto che può essere declinato in vari modi, che spaziano dall’uso di imballaggi riutilizzabili, ad un’organizzazione dei trasporti intermodali che riduca i livelli di CO2, fino ad azioni volte a ridurre gli sprechi di acqua lungo la filiera. La scelta di perseguire un modello sostenibile per i beni di largo consumo (“food” e “not food”) crea quindi ulteriore interesse per le produzioni biologiche in generale e per l’ortofrutta in particolare: in prospettiva nei supermercati italiani anche frutta ed ortaggi freschi biologici possono quindi guadagnare uno spazio sempre più  importante tra le categorie dell’assortimento alimentare. Va sottolineato che nel 2013 anche nella GDO italiana le vendite di frutta ed ortaggi freschi e trasformati a marchio biologico sono cresciute rispetto all’anno precedente. In dettaglio, le vendite delle principali categorie di frutta e verdure “bio” in assortimento hanno mostrato tutte un andamento crescente: dalla frutta secca (+18,5%), alle verdure di IV gamma (+11,5%), fino alla frutta e alla verdura fresca confezionate, rispettivamente, +5,8 e +2,7%. La sola eccezione ad un trend complessivamente positivo è stata la vendita di frutta fresca di IV gamma che, al contrario, è arretrata del 41,7%. In questo caso va però rilevato che si tratta della categoria con l’incidenza più bassa (soltanto l’1%) sul totale degli alimenti bio (Tab. 1). L’impressione è che l’ortofrutta biologica sia tra le categorie che maggiormente possono trarre vantaggio da questa rinnovata attenzione per la sostenibilità da parte della GDO e, più in generale, dal fatto che nelle prospettive di acquisto dei consumatori verso il biologico non vi sono segnali di inversione di tendenza nemmeno per il 2015. In particolare, l’indagine Nomisma evidenzia che il 19% degli attuali acquirenti prevede di aumentare la spesa alimentare per i prodotti bio nei prossimi dodici mesi. Le previsioni vanno dunque a favore sia  nell’immediato che nel medio – lungo periodo anche dell’ortofrutta biologica (Fig. 2). visualizza articolo completo Lunati.pdf