Frumento, stock elevati. Un incubo per i prezzi mondiali

Wheat field

Si cercano strategie per contrastare gli andamenti ribassisti

Le quotazioni di mais e frumento tenero sono caratterizzate, ormai da alcuni mesi, da un andamento decrescente su tutti i principali mercati.

Le quotazioni attuali sono ormai vicine ai livelli minimi osservati negli ultimi 7 anni (figura 1). Dopo il 2007, l’anno della crisi mondiale dei mercati delle commodity, i mercati delle materie prime agricole hanno subìto alcune modifiche strutturali che hanno portato maggiore volatilità nelle quotazioni e stabilito un “pavimento” che difficilmente i prezzi possono sfondare, anche in presenza di elementi ribassisti come quelli attualmente in gioco. In questo contesto, assume particolare rilevanza l’interrogativo circa il carattere congiunturale o strutturale degli elementi ribassisti che hanno prevalso sui mercati nell’ultimo anno.

Le cause congiunturali delle attuali quotazioni sono legate all’abbondanza degli stock di frumento tenero e mais a livello mondiale, che le abbondanti produzioni degli ultimi anni hanno contribuito a costituire. Su entrambi i mercati, le produzioni delle ultime tre campagne hanno fatto registrare i record storici e si prevede che la campagna 2015/16 si chiuda con il livello di stock finali maggiore di sempre (207 milioni di tonnellate per il mais e 238 milioni di tonnellate per il frumento tenero a livello mondiale, secondo i dati Usda, pari rispettivamente al 21,19% e al 33,61% degli utilizzi totali).

 

Difficoltà anche per il 2016

Sul mercato del frumento tenero, il livello delle rimanenze è tale che le previsioni per la campagna 2016/17 vedono un ulteriore aumento degli stock finali nonostante le prospettive di flessione delle aree coltivate in tutte le principali aree di produzione di frumento tenero. Il livello di stock finali previsto da Usda per gli Stati Uniti è pari a 50 milioni di tonnellate per il mais (+8% rispetto alla previsione per il 2015/16) e 27 milioni di tonnellate (+2% rispetto alla previsione per il 2015/16), nonostante una previsione di flessione delle superfici seminate a tenero del -7% (tabella 1). Per l’Ue-28, la Commissione Europea prevede un aumento degli stock finali di frumento tenero del +2% per il 2016/17 rispetto al 2015/16, pur a fronte di una flessione prevista delle superfici pari al -1%.

Accanto a questi elementi congiunturali, vi sono anche alcuni elementi strutturali che hanno contribuito, negli anni recenti, a creare condizioni favorevoli a mercati ribassisti. Tra questi, l’elemento centrale è rappresentato dalla crescita di alcuni player prima soltanto secondari sui mercati delle materie prime agricole. Sul mercato del mais, il Brasile rappresenta attualmente il secondo esportatore mondiale dopo gli Stati Uniti, con 28 milioni di tonnellate di esportazioni previste per la campagna corrente, pari al 23% del totale mondiale (contro il 6% del 2003/2004), mentre per il frumento tenero l’area del Mar Nero ha assunto un’importanza centrale, con le esportazioni di Russia e Ucraina che rappresentano attualmente il 24% dei volumi totali del commercio globale (contro il 3% nel 2003/2004) (figura 2).

I player emergenti a livello mondiale hanno portato ad un incremento della concorrenza su questi mercati non soltanto perché hanno contribuito all’aumento dell’offerta a livello mondiale, ma anche perché sono caratterizzati da costi di produzione più bassi e, congiunturalmente, hanno beneficiato di forti svalutazioni della loro moneta negli anni recenti (il rublo russo e il real brasiliano si sono svalutati rispettivamente del 129% e del 67% rispetto al dollaro americano dall’inizio del 2014 a oggi).

 

Come gestire il rischio

Il mercato italiano dei prodotti agricoli rappresenta lo 0,4% e lo 0,7% rispettivamente della produzione mondiale di frumento tenero e mais e dunque risente fortemente dell’andamento dei prezzi a livello mondiale. Gli operatori italiani sono costretti a misurarsi tanto con gli elementi congiunturali quanto con quelli strutturali che caratterizzano i mercati mondiali delle materie prime agricole, senza poter incidere in maniera significativa sull’andamento delle quotazioni.

 

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