Frumento duro, le varietà consigliate

Prove nazionali, i risultati della sperimentazione 2015-16

grano duro

Le superfici investite a frumento duro in Italia hanno fatto registrare nel 2016 un nuovo leggero incremento (1,33 milioni ha) rispetto agli ultimi anni e la produzione nazionale totale dovrebbe aver superato 4,5 milioni di tonnellate (fonte Istat). Il fronte che preoccupa maggiormente è quello dei prezzi, precipitati poco prima delle raccolte al di sotto dei 200 €/t, assolutamente non remunerativi rispetto ai costi di produzione e che è motivo principale, con polemiche di forte attualità. Molti produttori in difficoltà si interrogano sulle crescenti importazioni di materia prima dall’estero quando la pasta viene invece giustamente indicata come principale passaporto del migliore agro-alimentare made in Italy. I trasformatori a loro volta ribattono di essere costretti a importazioni anche onerose perché l’Italia non riesce a produrre le quantità necessarie all’industria e che per garantire una pasta di eccellenza, come il mercato esige, occorre un elevato contenuto proteico e glutine di qualità che però nelle produzioni nazionali sono spesso insufficienti o, comunque frammentate in un’offerta non organizzata e non omogenea. Se però è sicuramente difficile trovare una soluzione che soddisfi le due posizioni apparentemente inconciliabili, rimane lo stallo di un pericoloso conflitto tra le parti che rischia di offuscare l’immagine del principale prodotto della dieta mediterranea, che non a caso ha visto recentemente arrestarsi quella impetuosa conquista dei mercati esteri, dopo anni di successi commerciali. Se è vero infatti che la pasta si è ormai conquistata una riconosciuta valenza alimentare e salutistica in ambito scientifico internazionale oltre che nel gusto dei consumatori di tutto il mondo, non bisogna sottovalutare che è diventata anche vittima sacrificale di una strumentale campagna di demonizzazione che punta ad insinuare il dubbio sulla nocività del glutine anche per la stragrande maggioranza delle persone non celiache nel tentativo di allargare il ricco mercato dei prodotti gluten-free ad una larga fascia di consumatori che non ne ha alcun bisogno, confidando nelle incontrollate “sirene del web”. Si sta pertanto correndo il rischio di svalutare quanto di più prezioso può offrire l’agricoltura italiana in generale e meridionale in particolare, con le prevedibili nefaste conseguenze per la redditività dell’attività agricola carente di alternative colturali e per la salvaguardia paesaggistica, turistica ed idrogeologica del nostro territorio, ancora fra i più suggestivi. Questo articolo, ormai storica presentazione delle varietà disponibili per i diversi areali di coltivazione, potrebbe aiutare a conciliare esigenze produttive e qualitative, puntando a contratti di filiera più remunerativi a fronte del raggiungimento di determinate caratteristiche tecnologiche. Aumentando infine l’offerta di una pasta 100% grano italiano si potrebbero trovare risorse aggiuntive per il mondo agricolo confidando nell’accettazione da parte dei consumatori finali di un prezzo della pasta leggermente superiore, comunque ancora decisamente economico anche a fronte dei suoi ormai ben conosciuti pregi alimentari.

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La semente certificata dal Centro di sperimentazione e certificazione delle sementi del Crea (già Ense) (fig. 1) è risultata quest’anno di 210.000 tonnellate, superiori a quelle degli ultimi 4 anni. Nella graduatoria delle prime 10 varietà non si registra l’ingresso di nuove costituzioni. Iride si conferma la varietà più diffusa, con circa 21.000 tonnellate certificate (10% del totale). Di questo gruppo di testa, solo le varietà Odisseo e Achille hanno fatto registrare quantitativi in crescita rispetto agli scorsi anni, mentre sostanzialmente stabili o in calo sono risultate le altre cultivar.

Nell’ambito del 43° anno di svolgimento della Rete nazionale frumento duro, coordinata dall’Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e Analisi dell’Economia Agraria (Crea-Qce), nella stagione 2015-16 sono state realizzate 40 prove sperimentali dislocate in 14 regioni, raggruppate in 6 areali: Sicilia (4 campi), Sardegna (4), Sud peninsulare (10), versante adriatico dell’Italia centrale (4), versante tirrenico dell’Italia centrale (9) e Nord (9). Nella sintesi dell’areale Nord una prova è stata esclusa in quanto sono stati effettuati 2 trattamenti fungicidi non previsti dai protocolli nazionali comuni adottati nella Rete.

I responsabili delle singole prove e le relative istituzioni di appartenenza sono riportati in tabella.

Le varietà a confronto quest’anno erano complessivamente 39, di cui 22 saggiate in tutti i campi, 8 comuni ai tre areali del Centro-Nord (versante tirrenico e adriatico dell’Italia centrale e Nord), 4 presenti solo nei tre areali del Sud-Isole (Sud peninsulare, Sicilia e Sardegna), 4 solo al Sud e Sicilia e 1 specifica per la Sardegna (tabella 1). Le varietà in prova per il primo anno erano 11: Pigreco e Tito Flavio saggiate in tutti i campi della rete; Adone, Daurur, Diamante, Mario e Sy Cysco nei tre areali del Centro-Nord; Acadur, Kenobi, Prospero e Teodorico solo nel Sud peninsulare e in Sicilia.

Andamento meteorologico

L’inizio della stagione colturale è stato generalmente favorevole; le semine sono state effettuate in epoca ottimale e su terreni ben preparati, le emergenze sono state pronte e le fittezze piuttosto elevate. Solo in Sicilia le semine sono avvenute in ritardo perché la maggior parte delle scarse precipitazioni si è verificata in ottobre, rendendo difficoltose le operazioni preparatorie.

Le temperature si sono mantenute quasi sempre superiori alle medie di lungo periodo, con poche eccezioni. Le precipitazioni sono risultate inferiori alle medie poliennali in Sicilia e Sardegna, dove le piogge sono mancate quasi del tutto a partire dalla fine di marzo associate a temperature massime elevate. Nel versante adriatico settentrionale e centrale e nelle zone appenniniche le piogge sono state superiori alla norma, generalmente concentrate alla fase finale del ciclo vegetativo. L’inverno e l’inizio della primavera sono risultati piuttosto asciutti, con l’eccezione del periodo tra la metà di febbraio e la prima decade di marzo quando le precipitazioni sono state quasi ovunque abbondanti. Piogge cospicue sono riprese durante la fase di spigatura e granigione.

Questo andamento climatico ha determinato un generale anticipo della spigatura, una diminuzione del peso unitario e del peso ettolitrico della granella, allettamenti più o meno gravi delle colture solo in alcune località del Centro-Nord, una netta diminuzione delle rese produttive in Sicilia e, soprattutto, in Sardegna.

 

Risultati

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Per una valutazione sintetica dei risultati dell’annata, nella figura 2 vengono riportati i valori medi di produzione, tenore proteico, peso ettolitrico e peso 1.000 cariossidi ottenuti quest’anno nei 6 areali a confronto con le medie del precedente quinquennio 2011-2015.

Le rese sono risultate simili a quelle poliennali nei tre areali del Centro-Nord (Centro-tirreno: 5,09 t/ha del 2016 contro 5,1 t/ha; Centro-adriatico: 6,71 t/ha contro 6,67 t/ha; Nord: 6,60 t/ha contro 6,35 t/ha). Nel Sud peninsulare si sono avuti consistenti aumenti produttivi (+14%), mentre decisamente inferiori le produzioni registrate nelle due Isole, in particolare in Sardegna (-57%, con resa di 2,87 t/ha).

Di contro, il tenore proteico mediamente più elevato (15,4% s.s.) è stato ottenuto in Sardegna, con un incremento di 3 punti percentuali rispetto al quinquennio precedente, seguita dalla Sicilia (14,0 % s.s.). Da segnalare il buon livello medio delle proteine nelle prove anche nel sud peninsulare (13,8% contro 13,0% s.s.), in considerazione delle buone rese. Nei tre areali Centro-Nord il contenuto proteico ha subito variazioni più contenute, rimanendo uguale alla media nel Centro-tirreno, di poco superiore nel Nord (+0,3 punti percentuali) e di poco inferiore nel versante adriatico (-0,7).

Come già accennato, l’andamento climatico di fine ciclo ha influenzato negativamente i valori del peso ettolitrico, risultati inferiori a quelli del poliennio di riferimento in tutti e sei gli areali, con un valore medio superiore a 80 kg/hl solo in Sardegna. Valori particolarmente bassi di questo parametro merceologico sono stati registrati nelle prove localizzate nel Nord della Penisola (77,4 kg/hl).

Il peso delle 1.000 cariossidi è risultato leggermente superiore alle medie poliennali nel Sud peninsulare e nei due areali dell’Italia centrale e leggermente inferiore al Nord (-4%). Fortissimo il decremento della dimensione dei semi nelle due Isole: -15% in Sicilia e, soprattutto, in Sardegna (-23%), con una differenza di oltre 10 g tra la media di quest’anno e quella del quinquennio precedente.

Ciclo alla spigatura

L’inverno particolarmente mite ha determinato un anticipo delle spigature in tutti gli areali, anche se di diversa entità. L’anticipo più consistente (13 giorni) è stato registrato in Sardegna e nel Centro-tirreno. Notevole anche l’anticipo di ciclo in Sicilia (9 giorni), nel sud peninsulare (8 giorni e nel centro adriatico (7 giorni); più limitato l’accorciamento del ciclo alla spigatura nelle prove del Nord, risultato mediamente pari a 3 giorni. Il divario massimo tra le varietà più precoci e le più tardive è stato registrato in Sardegna (25 giorni) quello minimo, pari a 11 giorni, nel Sud peninsulare e nel Nord. Nel macroaerale Centro-Nord la varietà più precoce è risultata Svevo, la più tardiva Sy Cysco, al primo anno; nel Sud-Isole la più precoce Duilio, la più tardiva Vespucci. Tra le 22 cultivar comuni, le più precoci sono risultate Svevo e Duilio, le più tardive Dylan, Vespucci e la novità Tito Flavio, medio-tardiva. Tra le altre cultivar al primo anno di prova, la comune Pigreco è risultata di ciclo medio; Adone e Daurur di ciclo tardivo, Diamante e Mario medio-tardivo; Acadur medio, Teodorico medio-precoce, Kenobi, e Prospero precoce.

 

Produzione, caratteri merceologici e qualitativi

Risultati del Sud-Isole. Nella tabella 2 sono riportati i principali risultati delle varietà provate nei tre areali del Sud-Isole: 26 comuni a tutti i campi dei tre areali, 4 presenti nel Sud peninsulare e in Sicilia e 1 solo in Sardegna.

A causa delle scarse precipitazioni registrate già a partire dalla fine di marzo, in Sicilia la produzione media della stagione, pari a 4.00 t/ha, è risultata inferiore sia a quella della stagione precedente (4.40 t/ha) sia alla media quinquennale (4.74 t/ha).

Al primo posto nella graduatoria produttiva della regione si colloca Antalis, con una resa di 4.95 t/ha, indice 124 e media campo superata in tutte e 4 le prove, che conferma i buoni risultati dei due anni precedenti. Buone rese in tutti gli ambienti siculi sono state ottenute anche da Kanakis (indice 112), Iride (109), Alemanno (108),  Odisseo e Ramirez (106), tutte varietà che confermano il buon adattamento a questo ambiente. Rese elevate ma superiori alle medie in 3 ambienti su 4 sono state mostrate da Furio Camillo (108), al primo anno di prova in questo areale, Claudio (105) e Anco Marzio (105), quest’ultima con rese buone e stabili anche nel precedente triennio.

Tra le altre cultivar al primo anno di prova, Prospero e Tito Flavio hanno fatto registrare una produzione media superiore a quella generale, con medie superate in 3 campi mentre Kenobi e Pigreco solo in 2.

Il tenore proteico è risultato superiore alla media poliennale (14.0 contro 13.0 % s.s.). Anche quest’anno Aureo è stata la cultivar con il più elevato contenuto proteico (15.4% s.s.), seguita dalla nuova varietà Acadur (15.1%), entrambe però con rese inferiori alle medie. Buoni i risultati di Svevo, con produzione superiore a 4 t/ha e proteina pari a 14.8%. Tra le varietà più produttive è da segnalare Furio Camillo per ottimo tenore proteico; buon equilibrio tra resa e contenuto proteico è stato evidenziato anche dalle nuove cultivar Tito Flavio, Kenobi e Pigreco, insieme a Anco Marzio, Monastir, Marco Aurelio e Marakas.

Il peso ettolitrico medio è risultato di 78,4 kg/hl, decisamente inferiore al dato poliennale di 81,7 kg/hl. Tra le varietà in prova, valori superiori a 80 kg/hl sono stati rilevati per Antalis, Furio Camillo e Claudio, tutte con resa superiore alla media, e per Ettore e Acadur. Da segnalare inoltre per rese elevate e peso ettolitrico superiore a 79,0 kg/hl anche Anco Marzio e Kanakis.

Il peso medio delle 1.000 cariossidi, pari a 38,7 g è risultato il più basso degli ultimi 5 anni, con uno scarto di -15% rispetto alla media poliennale di 45,3 g. La varietà con il seme più grande è risultata la novità Acadur (47,1 g), seguita da Alemanno (45,0 g), che conferma questa caratteristica negli anni, e da Kenobi (43,0 g) altra cultivar al primo anno. Cariossidi piccole per Gibraltar, Ramirez e Tirex.

Le scarse precipitazioni associate a temperature elevate per gran parte del ciclo colturale hanno determinato in Sardegna un consistente calo delle rese. Dopo un quadriennio di produzioni superiori a 6 t/ha, la resa media dei 4 campi di prova quest’anno è risultata molto bassa (2,87 t/ha), in particolare per le modestissime rese registrate nei due ambienti più meridionali. La varietà più produttiva dell’areale è risultata Ramirez con produzione di 3,77 t/ha, indice di 131 e medie superate in 3 prove su 4, seguita da Claudio (126), con indici superiori a 100 in 2 località, e da Antalis (123), prima cultivar con medie superate in tutte e 4 le prove. Produzioni superiori alle medie in 4 campi sono state registrate anche per Furio Camillo (indice 120), al primo anno in Sardegna, e per la più collaudata Saragolla (106); rese elevate rispetto alla media ma solo nei due campi più settentrionali per Gibraltar (122), Ettore (118), la novità Pigreco (110) e Core (103). Con indici tra 106 e 102 e rese superate in 2-3 campi, confermano un buon adattamento all’areale, anche in annate più difficili come questa, Marco Aurelio, Iride e Alemanno.

Il contenuto proteico medio di areale è risultato superiore di 3 punti percentuali rispetto al quinquennio di riferimento (15,4% s.s. contro 12,4%). Anche quest’anno il tenore proteico più elevato è stato ottenuto da Aureo (16,6%); seguita da Anco Marzio (16,1%), Marakas, Karalis e Monastir (16,0%), anche se solo quest’ultima associata ad una resa non troppo inferiore aalla media (indice 99). Le altre varietà con un buon equilibrio tra produzione e proteina sono state Pigreco (indice 110; proteina 15,4%), Furio Camillo (120; 15,3%) e Svevo (98; 15,8%).

Il peso ettolitrico medio è risultato di 80,1 kg/hl, inferiore al dato poliennale di 81,6 kg/hl, ma pur sempre con una media superiore a 80 kg/hl (unico areale quest’anno) e valori mai inferiori a 78,0 kg/hl. Le prime 4 varietà per valore di peso ettolitrico (Furio Camillo, Claudio, Antalis e Ettore), compreso tra 83,7 e 82,7 kg/hl, sono anche cultivar già segnalate per rese superiori alla media, Furio Camillo anche per un contenuto proteico interessante.

Il peso delle 1.000 cariossidi (35,3 g) ha mostrato mediamente un forte decremento rispetto al valore di lungo periodo pari a 45,7 g. Pesi superiori a 40 g sono stati rilevati per Antalis e Simeto, varietà note per avere seme grande; cariossidi di piccole dimensioni, invece, per Marakas (29,1 g), Gibraltar e Tirex (30,4 g).

Il Sud peninsulare è stato l’unico tra i tre areali meridionali dove la resa media è risultata superiore a quella poliennale (4,59 t/ha contro 4,03 t/ha del quinquennio 2011-2015) e superiore anche ai singoli 5 anni precedenti. La varietà più produttiva dell’areale è stata Antalis (5,16 t/ha, indice di resa di 113 e media campo superata in 7 prove su 10), caratterizzata anche da proteina uguale alla media (13,8%), peso ettolitrico e 1.000 cariossidi superiori. Seguono in graduatoria Monastir (indice di 110 e superiore a 100 in 8 campi) e 5 varietà con rese superate in 7 località: Claudio (108), Marakas (104), al primo anno in questo areale, Anco Marzio (104), Dylan (103) e Gibraltar (103); da segnalare anche Ettore, con indice 104 ma un po’ meno stabile (6 campi su 10 con rese superiori alla media campo) e la novità Kenobi con indice 102, unica ad aver superato le medie in ben 9 campi.

Anche il contenuto in proteine è risultato superiore al valore poliennale (13,8% rispetto a 13,0%). Anche qui Aureo si conferma la varietà con il più elevato tenore proteico (15,4%.), seguita dalla novità Acadur (15,0%), entrambe con rese inferiori alla media. Tra le varietà più produttive sono da segnalare per proteina superiore alla media, Claudio (indice 108; proteina 14,4%), Marakas (104; 14,0%) e Ettore (104; 13,9%) mentre per un buon equilibrio resa-proteina, oltre alla già citata Antalis, vanno ricordate Furio Camillo (indice 100; proteina 14,6%), Pigreco (100; 14,2%), Tirex (100; 14,0%), Dylan (103; 13,8%), Anco Marzio (104; 13,7%) e Ramirez (101; 13,7%).

Inferiore alla media di lungo periodo è risultato invece il peso ettolitrico (79,7 kg/hl rispetto a 81,0 kg/hl), comunque con 14 cultivar caratterizzate da peso specifico maggiore o uguale a 80,0 kg/hl, 12 delle quali con indici di resa maggiori o uguali a 100. Il peso più elevato è stato registrato per Furio Camillo (82,1 kg/hl), seguita da Claudio (81,4 kg/hl), Ettore (81,3 kg/hl), Antalis (81,2 kg/hl) e Anco Marzio (81,1 kg/hl).

Il peso delle 1.000 cariossidi è stato superiore alla media poliennale (47,3 g contro 46,0 g). Il valore maggiore è stato registrato per la nuova varietà Kenobi (52,2 g), seguita da Simeto (51,7 g), Acadur (51,6 g), al primo anno, e Alemanno (51,3 g). Pesi superiori a 50 g sono stati ottenuti anche da Antalis, Monastir e Duilio. Minori dimensioni del seme, anche in questo areale, per Gibraltar, Ramirez e Tirex.

Risultati del Centro-Nord. Nella tabella 3 sono riportati i principali risultati delle 30 varietà provate nei tre areali del Centro-Nord.

Nel versante tirrenico dell’Italia centrale la resa media è stata di 5,09 t/ha, in linea con i valori medi del poliennio di riferimento (5,11 t/ha). Le due varietà più produttive sono state Claudio e Antalis con una resa media di 5,90 t/ha e indici superiori o uguali a 100 in tutti i 9 campi dell’areale. Entrambe le varietà sono state caratterizzate da peso ettolitrico e delle 1.000 cariossidi superiori alle medie e da proteina di poco inferiore. Buone anche le risposte di Monastir e Achille con indice di 111 e rese superate in 8 e 9 prove, rispettivamente, seguite da Marakas (109) e Ettore (107) con indici superiori a 100 in 8 località e da Ramirez e Kanakis, entrambe con indice di resa medio di 107 ma un po’ meno stabili (medie superate in 6 campi su 9). Per indici tra 102 e 106 e rese medie superate in 5-7 prove vanno segnalate inoltre Iride, Tirex, la novità Daurur, Furio Camillo e Svevo.

Il tenore proteico della granella è risultato anche quest’anno uguale a quello di lungo periodo (13,6% s.s.). Adone, al primo anno di prova, ha fatto registrare il valore più elevato (15,0 %), ma con indice di resa di 93, seguita da Svevo (14,4 % e buon indice di resa: 102), Opera (14,1%; 89) e Simeto (14,1%; 91). Contenuti proteici superiori alla media di areale sono stati ottenuti anche da Furio Camillo, Ettore e Achille, tutte con rese superiori alla media oltre che dalle meno produttive Pigreco e Diamante, entrambe al primo anno, Marco Aurelio e Duilio. Tra le varietà più produttive, oltre alle già citate Claudio e Antalis, va segnalata anche Marakas per buon equilibrio resa-proteina.

Inferiore al dato poliennale è stato il valore di peso ettolitrico dell’areale (78,2 contro 79,8 kg/hl) con solo 4 varietà che hanno superato la I classe di qualità UNI (80 kg/hl): Ettore, Achille, Claudio e Furio Camillo, tutte caratterizzate anche da rese superiori alla media e tenore proteico interessante. Tra le varietà più produttive, Kanakis e Antalis sono state caratterizzate da peso specifico prossimo a 80 kg/hl.

Il peso medio delle 1.000 cariossidi (47,0 g) è risultato superiore al dato poliennale di circa 1,4 g. Le maggiori dimensioni del seme sono state registrate per le due cultivar più produttive dell’areale Claudio e Antalis, con valori di 50,4 g e 50,0 g, rispettivamente; le cariossidi più piccole hanno caratterizzato la cultivar al primo anno SY Cysco (38,7 g).

I valori della produzione registrati nel versante adriatico dell’Italia centrale, rappresentato da alcuni anni solo dalle Marche, sono risultati molto simili alla media poliennale (6,71 t/ha contro 6,67 t/ha). Le rese medie più elevate sono state ottenute dalle tre varietà al primo anno di prova Daurur (indice di resa 111), Mario (110) e Tito Flavio (108), le prime due con medie superate in tutti e 4 i campi della Regione. Seguono 5 cultivar, tutte con indice 107 e medie superate in 3-4 prove, che confermano il buon adattamento all’areale: Monastir, Marco Aurelio, Obelix, Claudio e Marakas, le ultime due anche con tenore proteico intorno alla media.

Inferiore al dato medio poliennale è risultato il contenuto proteico medio dell’areale, pari a 12,7% s.s. rispetto a 13,4%. I valori più elevati sono stati ottenuti da varietà con rese modeste: Adone (14,3 %) e Opera (13,7%) ma anche da cultivar con produzioni vicine o superiori alla media di areale tra cui Svevo (13,7%; indice di resa 98), Ettore (13,3%; 101), Furio Camillo (13,3%; 100), Achille (13,2%; 99), Antalis (13,0%; 103), e Tirex (12,9%; 103).

Il valore medio del peso ettolitrico è risultato inferiore di oltre 2 punti rispetto alla media poliennale (79,6 kg/hl contro 81,7 kg/hl), con notevoli differenze varietali: ottimi i valori registrati per Achille, Claudio, Kanakis e Ettore, superiori a 82 kg/hl. Tra le varietà più produttive (indici > 105) pesi specifici superiori a 80,0 kg/hl, sono stati ottenuti da Daurur, Obelix, Marakas, Dylan e Fabulis.

Il peso delle 1.000 cariossidi, leggermente superiore alla media poliennale, è stato di 46,3 g. Simeto si conferma la varietà con il seme più grande (51,6 g), seguita da Fabulis, Marco Aurelio e Tito Flavio, con pesi superiori a 50,0 g e rese elevate.

Nell’areale Nord la produzione media (6,60 t/ha) è risultata di poco superiore a quella del quinquennio precedente (6,35 t/ha). Per il terzo anno consecutivo Monastir è risultata la varietà più produttiva, con una resa media di 7,27 t/ha, indice di 110 e medie superate in 7 prove su 8; seguono Antalis, con indice 108 e unica cultivar con produzioni superiori alla media in tutti gli 8 ambienti di prova, Odisseo (107), Obelix (106), Tirex (106) e le novità Tito Flavio (105) e Mario (105), tutte con medie superate in 7 prove, ad eccezione di Mario, meno stabile (5 campi su 8). Da segnalare anche le performance di Marakas e della novità Daurur, con indici di 104, superiori a 100 in 6 prove.

Lievemente superiore a quello registrato nel poliennio è stato il contenuto proteico della granella (13,4 % rispetto a 13,1%). Anche in questo areale la varietà con il tenore proteico maggiore è stata Adone (15,0%), associato però alla più bassa produzione di areale, seguita da Svevo (14,0 %) con indice di resa di 101. Per un buon equilibrio resa-proteina vanno segnalate anche Antalis (indice 108; proteina 13,5%), Obelix (106; 13,4%), Marakas (104; 13,5%), Claudio e la novità Pigreco, entrambe con indice di 100 e tenore proteico di 13,7%.

Il peso ettolitrico medio (77,4 kg/hl) è risultato il più basso dell’ultimo quinquennio nell’areale Nord ma anche il minore tra i 6 areali considerati quest’anno. Nessuna varietà ha raggiunto mediamente gli 80 kg/hl con Ettore caratterizzata da un valore medio di 79,9 kg/hl, seguita da Achille, Opera, Claudio e Svevo con pesi specifici compresi tra 79,5 e 79,1 kg/hl.

Anche il peso 1.000 cariossidi è risultato inferiore a quello del precedente quinquennio (48,3 g contro 50,2 g). Simeto e Monastir sono state le cultivar con i semi più grandi (53,4 g per 1.000 cariossidi), seguite da Antalis (52,4 g) e Duilio (52,0 g).

Le varietà migliori

Stagione colturale 2015-16. In tabella 4 vengono riportati i principali risultati medi delle varietà migliori tra le 22 comuni a tutte le prove indicando in verde più o meno intenso gli aspetti positivi riscontrati nella stagione.

Poliennio 2013-2016. Per una valutazione su più anni delle varietà in prova nella Rete nazionale, nelle tabelle 5 e 6, rispettivamente per i tre areali del Sud-Isole e i tre del Centro-Nord, vengono riportati gli indici di resa medi per ciascun anno delle cultivar in prova da almeno un biennio.

Nel macro-areale Sud-Isole (tabella 5), le cultivar più produttive (media 5,06 t/ha) e stabili nel quadriennio sono risultate le due di ciclo medio Ramirez, con medie superate tutti gli anni nei tre areali e indici superiori o uguali a 100 nel 77% dei campi di prova (53 su 69 totali) e Monastir con indice medio di poco inferiore a 100 solo quest’anno in Sardegna e 61 campi con indici di resa uguali o superiori a 100 (88% del totale). Buoni risultati nel quadriennio nei tre areali anche per la precoce Iride (72% dei campi con medie più elevate); Gibraltar, con resa media di poco superiore a Iride è stata però caratterizzata da una minore stabilità (65%), soprattutto in Sicilia e Sud.

Oltre alla cultivar già citate, nei singoli areali vanno inoltre segnalate per i diversi polienni:

Sicilia: Anco Marzio e Core nel quadriennio; Antalis nel triennio.

Sardegna: Ettore e Alemanno nel triennio.

Sud-peninsulare: Kanakis nel quadriennio; Antalis ed Ettore nel triennio.

Nel macro-areale Centro-Nord (tabella 6) la cultivar più produttiva è risultata Monastir che ha evidenziato una resa media elevata (6,48 t/ha) ed una ottima stabilità (indici medi superiori a 100 tutti gli anni nei tre areali e 95% delle prove con resa superiore alla media), seguita da 3 varietà con medie superiori a 6 t/ha ma un po’ meno stabili: Ramirez (medie superate nel 74% dei campi), Kanakis (73%) e Tirex, (77%). Buoni nel quadriennio anche i risultati di Claudio e Dylan, con rese medie di 5,96 t/ha e 70% di indici maggiori o uguali a 100. Da segnalare nel biennio, Antalis e Marakas, con indici superiori o uguali a 100 nei due anni, in tutti e 3 gli areali e nell’84% e nel 73% dei campi di prova, rispettivamente.

Oltre alle cultivar già segnalate, nei singoli areali vanno inoltre considerate per i risultati ottenuti nei diversi polienni:

Versante tirrenico dell’Italia centrale. Iride nel quadriennio; Furio Camillo e Ettore nel triennio.

Versante adriatico dell’Italia centrale. Obelix, Furio Camillo e Ettore nel triennio; Vespucci nel biennio.

Italia settentrionale. Odisseo nel quadriennio; Obelix nel triennio; Fabulis nel biennio.

 

Gli autori sono del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali (Crea-Qce), Roma

 

Ricerca svolta con finanziamento Mipaaf, progetto RQC+

 


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