Frumenti, rese elevate ma prezzi da incubo

Wheat field

Dalle mietitrebbie escono buone performance: spesso si va oltre gli 80 q/ha. Tenero sotto i 17 €/q e duro a meno di 20. Le buone produzioni non sono sufficienti a garantire reddito

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Le buone rese dei campi non fanno tornare i sorrisi ai cerealicoltori italiani. Le prime settimane di quotazione delle Borse merci sono state da incubo. Ovunque una tendenza iper-ribassista che è andata oltre le peggiori aspettative degli agricoltori stessi (si veda il sondaggio di Terra e Vita pubblicato sul numero 25) e che ha portato anche alla sospensioni delle quotazioni su alcune piazze (si veda riquadro in basso).

Il grano tenero naviga sotto i 17 €/q e il duro non riesce a superare la soglia dei 20 €/q: valori che non consentono di avere marginalità anche di fronte a produzioni davvero interessanti. Il dettaglio dei costi, dei ricavi e del punto di pareggio lo faremo negli speciali grano tenero (Terra e Vita n.35) e grano duro (Terra e Vita n. 36) ma fin d’ora appare evidente come fare bilancio con queste quotazioni appaia davvero arduo.

E dire che la stagione in campagna è stata eccellente, sia per il duro che per il tenero, dal Piemonte fino alla Romagna.

A raccolto ormai concluso, il responso è sempre positivo: abbondanza di prodotto, pochi problemi sanitari ma soprattutto un peso specifico tra i migliori degli ultimi anni. Manca soltanto – ma non è un dettaglio da poco – un prezzo remunerativo. In assenza di quest’ultimo, tuttavia, è doppiamente importante avere un’alta produzione su cui spalmare i costi di coltivazione.

Facciamo allora una rapida panoramica sui territori più vocati del Nord Italia.

Da Alessandria ai confini della provincia di Piacenza corre una lunga fascia in cui il grano è di casa. Terreni non irrigui e tendenzialmente forti sono da sempre il substrato per questo cereale, che in zona ha, in effetti, una lunga tradizione. Quest’anno premiata dalle rese. «Andiamo bene: tanto prodotto, bello e con un bel peso specifico», evidenzia Walter Sardo, contoterzista e agricoltore del Tortonese. «In media andiamo da 70 a 80 q/ha, sia per il tenero sia per il duro, con un peso ettolitrico da 82 a 85 per il duro, mentre il tenero è arrivato fino a 88. Servirebbero almeno 5 euro in più al quintale».

 

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