Franco Verrascina: «Semplificare per reinvestire in agricoltura»

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Meno burocrazia e un’integrazione armonica di tutti i segmenti della filiera. L’opinione del presidente di Copagri

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Servizi, risposte concrete e operative per le imprese agricole spingendo ancor di più su internazionalizzazione, semplificazione e taglio della burocrazia, in Italia e in Europa. La strada per lo sviluppo dell’agricoltura non può che iniziare da queste tre mosse, apparentemente scontate, ma ancora molto difficili da attuare.

 

Nel calderone delle cose da semplificare, la priorità è Agea. L’approvazione del Collegato agricolo, contestualmente alla nomina del nuovo commissario Gabriele Papa Pagliardini, ci fa ben sperare per quanto riguarda la riforma dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Ora però bisogna procedere in fretta e senza indugi a una riorganizzazione reale dell’ente e del Sian, sistema informativo agricolo nazionale. Gli agricoltori non possono più aspettare né subire le inefficienze di un sistema burocratico complicato e farraginoso, serve una riforma che attui finalmente un sistema più snello ed efficiente, che sia al fianco delle aziende e non contro.

 

Il settore primario deve poi liberarsi del pesante fardello della burocrazia. Attuare una vera semplificazione è lo scoglio più arduo da superare tanto in Europa quanto in Italia. Con pochi efficaci cambiamenti le aziende, che pagano un prezzo troppo alto in termini di perdita di tempo, costi e competitività per dedicarsi all’adempimento di oneri burocratici e amministrativi, potrebbero investire in programmazione, ricerca, sperimentazione, innovazione, modernizzazione.

Ma la semplificazione deve essere anche il primo obiettivo della prossima Pac. L’ultima politica agricola comune, risultato di troppi compromessi, ha creato ulteriori mostri burocratici e, puntando troppo sulla sostenibilità ambientale, si è rivelata un boomerang per gli agricoltori. La revisione di medio termine sia quindi un’occasione per intervenire in tal senso e rilanciare l’iniziativa politica europea per l’agricoltura. Nonostante il contesto economico non favorevole, il nostro settore continua a crescere ed è per questo che noi pensiamo che è proprio dall’agricoltura che bisogna far ripartire l’economia del paese: il settore agricolo deve porsi al centro di un vero e proprio “nuovo sistema agroalimentare”. Mi spiego meglio.

 

Noi auspichiamo un’integrazione armonica di tutti i segmenti della filiera nella quale i diversi attori, anziché dividersi nella difesa di interessi particolari, collaborino insieme per affermare in Europa e nel mondo il valore del made in Italy. Noi crediamo in un nuovo modello di rappresentanza agricola che superi le diversità e lavori per un sistema agroalimentare fondato su scelte condivise e rispettate, un sistema dove ognuno fa la sua parte remando con eguale energia per un risultato che porti concreti, tangibili, benefici per tutti i protagonisti della filiera.

Bisogna spingere ancor di più il piede sull’acceleratore per l’internazionalizzazione delle imprese e la promozione e tutela del made in Italy.

Vorremmo che il Governo italiano portasse avanti un’azione di pressione a livello europeo affinché siano le istituzioni comunitarie a regolare l’effettiva tutela dei marchi Dop e Igp, bloccando sul nascere qualsiasi intento di concorrenza sleale; facendosi, poi, loro stesse portatori di questa esigenza presso il Wto per regole e comportamenti comuni.

 

Quello che vogliamo è un paese che proponga ai consumatori di tutto il mondo produzioni riconoscibili per identità e qualità che si identifichino con il nostro territorio. Ma oggi non basta più. Dietro ai prodotti deve esserci anche la qualità etica, il rispetto del lavoro, dei contratti, la legalità. Noi come aziende siamo favorevoli ad un marchio che identifichi quelle imprese che si impegnano a combattere il lavoro nero, favorendo la lotta al caporalato anche grazie alla Rete del lavoro agricolo di qualità, della cui importanza siamo convinti. Ma bisogna riconoscere una premialità alle aziende che vi aderiscono, altrimenti resterà un’altra scatola vuota piena di belle intenzioni.

 

di Franco Verrascina

Presidente di Copagri
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