Fragola, le alternative alla fumigazione

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Impiego di prodotti chimici a minor impatto ambientale ma non ancora all’altezza della cloropicrina

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Nelle aree in cui la fragola è coltivata in modo intensivo (ad esempio nelle piccole aziende a conduzione familiare) sono frequenti i casi di gravi perdite di produzione spesso attribuite in modo generico a fenomeni di stanchezza del terreno. In realtà le cause possono essere molteplici, e tra esse di sicuro va annoverato l’aumento del potenziale d’inoculo nel terreno di patogeni dell’apparato radicale e del colletto (Pythium, Phytophthora, Verticillium, Rhizoctonia e Fusarium spp.) come pure la presenza in campo di nematodi ed erbe infestanti difficili da controllare. La tecnica più efficace per contrastare questo fenomeno consiste nel fumigare il terreno con prodotti chimici prima dell’impianto, impiegando possibilmente formulati ad ampio spettro d’azione: fungicida, insetticida, nematocida ed erbicida.

Le tecniche

In passato l’uso del bromuro di metile assicurava a bassi costi ottimi risultati; ma con la sua messa al bando da parte dell’Unione Europea (per gli effetti negativi sulla fascia atmosferica dell’ozono) e data l’attuale incertezza legislativa sulla possibilità di poter ancora utilizzare altri fumiganti chimici come l’1,3 Dicloropropene (1,3-D) e la cloropicrina, l’attenzione si è spostata verso soluzioni non chimiche (es. biofumigazione, solarizzazione e uso del vapore) con risultati variabili in relazione alle condizioni locali.

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