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Titolo argomento: A chi dare gli aiuti Pac? Sommario:: Nel 2010 l’Italia dovrà decidere se escludere gli agricoltori non professionali. In ballo ci sono 5 miliardi l’anno Creato il: 22/10/2009 10:45 |
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Dal 2010 l'Italia, come gli altri partner Ue, dovrà decidere a chi continuare a erogare i finanziamenti della Pac, che valgono circa 5 miliardi. L'articolo 28 del regolamento 73/2009 prevede infatti la possibilità di escludere dai beneficiari gli agricoltori non professionali e le società per le quali l'attività agricola è irrilevante.
Commenta la notizia: http://www.agricoltura24.com/a...-aiuti-pac/p_1697.html Il dibattito è allargato a tutti i lettori, che potranno dire la loro scrivendo qui sul forum o alla redazione. Modificato: 22/10/2009 a 10:49 di Redazione Agrisole |
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io non sono ancora un iap, in quanto devo acquisire le conoscenze per potermi poi iscrivere all'inps. La mancanza del requisito solo temporaneo potrebbe provocare dei problemi per la mia azienda?
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speriamo si la volta buona per aiutare i veri agricoltori e non i finti agricoltori tipo industriali, professionisti come avvocati, commercialisti ecc ed impiegati
perche questi tolgono gli aiuti al reddito ai veri agricoltori che vivono di quel reddito con la loro famiglia e sono i veri tutori dell'ambiente??? solo che bisogna capire chi ha diritto e chi non? un criterio potrebbe essere chi paga ed chi è iscritto all'INPS come coltivatore diretto ?? |
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Per prima cosa non si cambiano le regole in corsa: fino al 2010 compreso non si possono ridurre gli aiuti a certe imprese che si sono impegnate magari con mutui od anticipi bancari fino a tale data facendo conto sui propri titoli pac;
in secondo luogo, poichè un imprenditore agricolo NON A TITOLO PRINCIPALE CIè CHE NON RICAVA DALL'AGRICOLTURA PIù DEL 50% DEL REDDITO, rimane pur sempre un agricoltore che paga le tasse ed i contributi sui propri dipendenti, esattamente come un IACP od un coltivatore diretto, pur ricavando più del 50% del suo reddito da altre attività, di solito professioali o da lavoro dipendente, e spesso evita di prelevare guadagno dall'impresa agricola e per questo in annate come queste ultime tre, può reggere sul mercato e continuare a coltivare senza reddito; poi non dimentichiamo che è già penalizzato dai PSR con un punteggio più basso delle altre categorie per cui essendo sempre in fondo alle graduatorie non prende mai contributi o quando li prende questi sono ridotti, per esempio sull'acquisto di trattori il 16% contro il 40% dei coltivatori diretti e IACP (almeno qui in Toscana e Umbria). Infine quando la demagogica e storica (vecchia) idea di dare la terra ed i contributi solo ai contadini sarà applicata anche all'industria e alle altre attività lavorative saremo finalmente uguali e moderni: Sono assolutamente contrario a questo provvedimento: i contributi si danno a chi coltiva veramente la terra, qualunque sia il tipo di imprenditore. |
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Sono Presidente di una Coop olivicola in Puglia,tocco con mano ogni giorno gli umori dei miei soci e devo dire che se andra' in porto questa regola,sicuramente ci sentiremo
piu' tenuti in considerazione;le condizioni di lavoro diventano mese dopo mese insopportabili i costi vanno ben oltre il il fatturato di ogni azienda olivicola,assorbendo tutta la pac che ci arriva ogni anno(dove non gia' anticipata per diversi anni,a volte fino al 2013 col quinquiennale).Le iniziative del Bravo Ministro Zaia sono per la prima volta concrete e finalizzate a tamponare le frodi ed ascoltare le esigenze degli agricoltori,non si puo' pensare ad una pac semplificata per tutti,ci sono troppe diversita' sia di territorio sia di colture,a volte anche a parita' di coltura ci sono divergenze sostanziali. Per quanto riguarda noi olivicoltori,ci sentiamo veramente mortificati e penalizzati quando sentiam parlare di regionalizzazione,come si fa ad equiparare un ettaro di oliveto ad un ettaro di seminativo?ma chi studia queste norme ha una vaga idea di come si coltivano queste diverse tipologie di prodotti,sa cosa ci vuole per potare per raccogliere e per curare un oliveto?sa le differenze che passano tra un oliveto secolare ed un'intensivo? sa che un ettaro di oliveto difficilmente conta lo stesso numero di piante e quindi necessita' delle stesse cure?sa che tutti gli agricoltori contano sulla pac per pagare rate di mutuo e rate di mezzi agricoli che fanno girare gli indotti? sa che con i circa 300 euro ad ettaro previsti per la regionalizzazione ci sara' un travaso preoccupante dai settori che percepiscono di piu'(olivicoltura,zootecnia)a quelli che percepiscono meno(seminativi)senza una reale giustificazione in quanto per lavorare nei settori che percepiscono di piu' ad oggi ci sono molte piu' spese e quindi la pac va solo a lenire quelle che sarebbero perdite mortificanti? Zaia ed il poco citato ma competente Scarpa Bonazza,stanno operando nella giusta direzione a nostro avviso,lasciando fino al 2013 la pac legata al metodo storico per poi andare a negoziare la futura arricchendola con le quote dei non agricoltori e quelle sotto i 400euro. Penalizzare settori in crisi come la zootecnia e l'olivicoltura con la regionalizzazione non puo' essere una scelta da seguire perche' con la perdita' della pac sarebbero migliaia i licenziati in questi settori, che tra l'altro necessitano di molte piu' giornate lavorative rispetto agli altri settori che sarebbero oltremodo premiati da questa dissennata scelta della regionalizzazione! Con forza diciamo no a questa ipotesi di cambio della pac!!! G Cisternino |
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Agrisole invita a riflettere su diverse questioni, alcune legate alle modalità di applicazione della Pac, come le soglie minime, la demarcazione delle superfici ammissibili agli aiuti, il metodo di calcolo dei titoli; materie queste per le quali c'è un ampia autonomia decisionale degli Stati membri e dove con semplici interventi nazionali, si possono evitare paradossi, tipo la concessione di aiuti alle scarpate ferroviarie evocati dalla Corte dei Conti europea. Un altro argomento sollevato ha fatto capolino con la riforma della health check e interroga su una questione di fondo e cioè l'esclusione dai pagamenti diretti dei soggetti per i quali l'attività agricola risulti accessoria dal punto di vista economico.
Intendo partecipare al forum dicendo la mia in particolare su tale aspetto. Secondo me escludere gli agricoltori non professionali dagli aiuti europei è un errore, non è una soluzione e prospetticamente non è coerente con i possibili sviluppi della Pac. E' sbagliato perché l'agricoltura rischierebbe di diventare un settore chiuso in se stesso, una specie di riserva indiana, inaccessibile ai capitali ed ai valori imprenditoriali provenienti da altre branche dell'economia e della società. Al contrario, c'è bisogno di un'agricoltura aperta, in grado di includere e non di escludere. Accogliere i capitali esterni ed il valore aggiunto in termini di nuove idee e soluzioni che vengono da chi è portatore di esperienze diverse sono una ricchezza e non certo una minaccia o una limitazione. La proposta di escludere certe tipologie di impresa dall'accesso agli aiuti è molto popolare in questo momento in Italia, sta contagiando anche chi finora si è opposto a tale soluzione ed ha un certo consenso presso alcuni esponenti di un Governo che dovrebbe essere di ispirazione liberale. La Pac è su un piano inclinato, sarà prima ridimensionata con la prossima riforma e poi, entro un orizzonte ancora non ben precisato, sarà soppressa. Interpreto la proposta di limitare l'accesso agli aiuti come un tentativo grossolano di soluzione al problema del taglio dei fondi che oramai si va sempre più profilando a Bruxelles, anche stando alle anticipazioni di questi giorni sul documento della Commissione europea circa il futuro del bilancio. L'esclusione dai benefici della Pac non è una soluzione efficace, nel senso auspicato dai suoi promotori e ispiratori, perché molte aziende troverebbero la strada per aggirare l'ostacolo, con espedienti che non è qui il caso di menzionare. Infine, è ingiustificata perché la Pac evolverà ancora di più nel senso di remunerare gli agricoltori per i servizi pubblici ed i benefici ambientali che essi procurano, grazie alla loro attività. E sotto tali aspetti le aziende agricole sono nella stessa situazione, indipendentemente dalla figura del titolare. Ermanno Comegna Consulente - Roma Modificato: 27/10/2009 a 09:52 di EComegna |
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SONO CONTRARIA. BISOGNA CONTINUARE A DARE AIUTI A TUTTE LE IMPRESE!
Lettera firmata |
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Escludere dagli aiuti UE i produttori non professionali? E' una follia pura! Comporterebbe l'abbandono totale del territorio in alcune regioni meridionali.
Altro che dissesto idrogeologico, il deserto, fiamme e fuoco. Siamo arrivati alla frutta. Pazzia allo stato puro. Lettera firmata |
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SIAMO CONTRARI.
Lettera firmata |
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NON SONO D'ACCORDO DALL'ESCLUDERE DAI PAGAMENTI I PRODUTTORI A QUALSIASI TITOLO.
Lettera firmata |
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AIUTI A TUTTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Lettera firmata |
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Caro direttore, è lodevole l'iniziativa di aprire un forum sul tuo giornale sulla madre di tutte le rivoluzioni: destinare ai soli "veri" agricoltori gli aiuti pubblici.
Sull'argomento ho scritto tanto in passato. In allegato un mio contributo trasmesso al giornale 10 anni fa, per ringraziare di aver coraggiosamente aperto un dibattito che spero stimoli i nostri politici a passare dalle chiacchiere ai fatti. Cordiali saluti Stefano Fabrizi - Direttore Confagricoltura L'Aquila Modificato: 04/11/2009 a 11:49 di Redazione Agrisole |
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Pregiatissima redazione, sono Peraro Matthias e sono IAP dal 1997 e libero professionista per Eurocoltivatori Padova quindi posso affermare di conoscere il settore agricolo sia come produttore e come consulente. Una buona fetta della torta PAC va a ditte che semplicemente hanno fatto business commercializzando titoli terreni e bestiame. Ora molte ditte si ritrovano con una rendita senza preoccuparsi di coltivare o gestire pascoli e bestiame direttamente ma lo delegano a disperati che pur di campare si prestano a fare facchinaggio per altri. La coperta PAC ormai è piccola soprattutto per chi lavora e vive di agricoltura. Non abbiamo risorse finanziarie, siamo schiavi del settore agroalimentare condizionato dalla grande distribuzione che non vuole distribuire ricchezza al produttore agricolo. Per costruirsi la case molte persone fingono di essere imprenditori agricoli. Per comprare il terreno nascono società agricole con uno iap che detiene 1% del capitale sociale mentre il 99% restante è di farmacisti, industriali e notai. All'agricoltore vero, fra poco, non rimane nemmeno la terra da coltivare o allevare il bestiame, anzi per quest'ultimo siccome puzza i cittadini protestano. Tre volte al giorno ogni cittadino europeo pùò permettersi di mangiare diciamo bene e tanto perché ci sono i veri contadini. Lasciamo almeno ai veri contadini di avere una compensazione maggiore al proprio reddito "infame". Diamo più risorse alle nuove aziende agricole gestite da giovani e magari in forma aggregata.
Grazie. Matthias Peraro Modificato: 04/11/2009 a 11:49 di Redazione Agrisole |
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Escludere dagli aiuti UE i produttori non professionali? Speriamo di no! Ciò comporterebbe di dare gli aiuti solamente a 500 mila aziende, con le seguenti conseguenze: la maggior parte degli aiuti ritornerebbe all'UE; almeno il 70% della SAU resterebbe incoltivata ed in stato di pericoloso abbandono, il mercato fondiario avrebbe sicuramente un pericoloso crollo; molte attività correlate con la produzione (contoterzisti, rivenditori di concimi e/o fitofarmaci, macchine agricole, lavoratori OTD ecc.) chiuderebbero le proprie attività; maggiori incendi in estate e frane in inverno ecc.
Il Ministro ha riflettuto abbastanza oppure ascolta soltanto i suoi allevatori padani? Speriamo che si ravveda. Sarebbe lo "sfascio totale" per molte provincie e particolarmente per quelle meridionali. Grazie Lettera firmata |
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Salve mi chiamo Emanuele Bonvini e conduco un'azienda agricola di ha 110 a seminativi e ha 4 a vigneto vorrei solo commentare positivamente la proposta di dare gli aiuti PAC solo ad imprenditori agricoli ( non parlo per convenienza personale) in quanto non si puo puntare su aziende con sau di 4-5 ha che non muovono l'economia e non possone essere competitive.
Anche le associazioni sindacali dovrebbero capire questo e non pensare ai loro bilanci. ( tante domande, tanti fascicoli = tanti incassi) Sono favorevole anche alle soglie minime per i pagamenti PAC sempre per il cocetto della competitività delle aziende. Distinti saluti. Emanuele Bonvini Modificato: 04/11/2009 a 11:48 di Redazione Agrisole |
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Sono un giovane imprenditore agricolo e conduco da 10 anni un azienda composta da 20 ettari di uliveto, 10 ettari di seminativi e 2 ettari di ortaggi.
Scrivo sul forum per dire la mia sul tema "A chi dare gli aiuti PAC". Con questo intervento spero di aprire un serio dibattito surclassando la maggior parte delle precedenti opinioni palesemente spinte da motivazioni personali a tutela di propri diritti, rendite ecc.ecc. Credo che sono sufficienti pochi minuti per capire come andrebbero indirizzati gli aiuti futuri. Non è una questione di dare aiuti a tutti o a pochi. Basta applicare un solo principio: dare gli aiuti a chi coltiva. Quindi è sufficiente mettere un po' di paletti. Il primo paletto fondamentale è concedere aiuti solo a chi possiede almeno 2 Ha di SAU come già imposto in molto bandi dei PSR. Una realtà aziendale al di sotto dei 2 ettari non dovrebbe beneficiare di aiuti perché qualsiasi politica riguardante il mondo agricolo dovrebbe cercare di: - sconfiggere l'eccesivo frazionamento dei terreni; - rendere competitive le aziende attraverso la creazione di realtà aziendali di dimensioni medio - grandi. Il secondo paletto essenziale è concedere aiuti solo a chi è azienda. Per azienda si intende un complesso di beni organizzato dall'imprenditore per raggiungere un fine economico attraverso lo svolgimento di un'attività cioè le aziende sono organizzazioni di uomini e mezzi finalizzate alla soddisfazione dei bisogni umani che richiedano consumo di beni economici e pertanto anche la loro produzione e distribuzione. Affinché questo requisito sia soddisfatto è indispensabile quindi avere: - iscrizione al Registro delle imprese della Camera di Commercio - P.IVA - iscrizione INPS (CD o IAP) - assunzione manodopera - mezzi agricoli Rispettati i due paletti a mio avviso è facile attribuire gli aiuti PAC. Per quanto riguarda i Titoli PAC credo e spero che rimangano invariati fino al 2013 visti i numerosi impegni economici presi da migliaia di agricoltori. In un momento di forte crisi per l'agricoltura effettuare modifiche di qualsiasi tipo (esempio regionalizzazione) potrebbe essere disastroso. C'è il rischio reale che un moltitudine di aziende potrebbero fallire. Per quanto riguarda il futuro della PAC condivido il pensiero del signor Cisternino, Presidente di una Coop olivicola in Puglia. Le diverse colture hanno costi diversi. Coltivando uliveti, seminativi ed ortaggi posso affermare con fermezza che i costi variano al variare delle colture. Un ettaro di uliveto ha un costo 10 volte superiore al costo di un ettaro di seminativo. Per questo penso che, anche in futuro, il sistema dei titoli PAC dovrebbe continuare (naturalmente con una maggiore redistribuzione). Qualora questo sistema dovesse terminare bisognerà trovare un sistema che, come questo ancora in vigore, tenga ben presente i costi che un'azienda sopporta per condurre un ettaro di una determinata coltura. Grazie dell'attenzione. Alberto Righi Modificato: 03/11/2009 a 13:38 di alberto righi |
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a seguito del Vs articolo "a chi dare gli aiuti Pac?", intendo esprimere il mio parere in proposito:
sono titolare di un'azienda agricola di 80 ha, con unico reddito derivante da essa, ritengo la proposta di non pagare i premi pac al di sotto dei 500 euro corretta, in quanto le aziende che percepiscono tali premi non possono essere professionali. Addirittura proporrei di alzare tale tetto, elevandolo a 1000 - 1500 euro, inoltre agirei anche su altri fattori quali carburanti agevolati, e lavoro in agricoltura part-time. Cordiali saluti Massimo Brambilla Modificato: 04/11/2009 a 11:52 di Redazione Agrisole |
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A chi dare gli aiuti Pac? sarebbe meglio dire a chi, questi aiuti, non debono esse dati..
Io non userei la discriminante della professionalità, o della prevalenza del reddito agricolo. Porrei un limite sull'importo del suddetto aiuto:al di sotto dei cinquemila euro i diritti devono essere cancellati. Mi spiego: un'azienda agricola che sopravvive grazie ad una cifra così modesta(intendiamoci, è un bel gruzzolo, ma sul fatturato di un'impresa è veramente poco!!) a mio avviso, non produce reddito sufficiente per sopravvivere ed essere competitiva. L'aiuto non deve essere una PENSIONE per pseudo agricoltori del week-end!!! E' arrivata l'ora che i fondi UE vadano alle aziende che producono reddito e sono competitive. Più ancora che saranno competitive nel prossimo futuro.. aiutandole a svilupparsi, ad espandersi e ad essere sempre più efficienti! Dare micro aiuti a micro aziende vuol dire disperdere quel potenziale di sviluppo che molte aziende hanno già dentro di loro. In conclusione: concentrare gli aiuti su chi sarà in grado di produrre reddito nei prossimi anni; e tagliare quei rami secchi che sono le migliaia di micro imprese destinate a chiudere comunque entro il prossimo decennio!! |
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In merito alle scelte future sugli aiuti PAC, riterrei alquanto discutibile perseverare nella erogazione di premi economici inferiori ad una certa soglia, soprattutto perchè tale logica, assistenzialistica, riduce le possibilità e le dinamicità delle Imprese che vogliono prima affacciarsi e poi vivere sul mercato. Queste sono le Imprese condotte dagli Imprenditori Agricoli Professionali. Rimettere in gioco risorse, in un periodo così difficile, può fungere da volano per tutta l'economia dell'indotto che, direttamente od indirettamente, l'Agricoltura Italiana riesce a coinvolgere e far vivere.
Pertanto, il combinato fra l'assenza del requisito IAP, e l'imposizione di una adeguata soglia minima di premio - e non come oggi i 100 €, che sono un pieno di gasolio! - potrebbero determinare un momento di riorganizzazione non soltanto delle Imprese Agricole, ma anche della Pubblica Amministrazione che è chiamata a gestire, controllare, e verificare quanto la normativa di settore prevede. La prossima riforma della PAC, se impostata su "parametri tecnici" capaci di indirizzare tutte le risorse disponibili verso le sole Imprese Agricole Professionali, potrà veramente, con la logica degli aiuti disaccoppiati, dare supporto alle scelte imprenditoriali e di posizionamento delle Imprese sul mercato sia locale, sia globale. Una PAC capace, con il suo contributo, di far strutturare le Imprese, rendendole protagoniste nel mercato della produzione primaria, congiuntamente alla produzione di beni pubblica utilità e/o fruibilità, quali il paesaggio, l'ambiente, e non ultime le energie rinnovabili. Una PAC che liberando dal proprio interno nuove risorse, possa indirettamente liberarne altre, magari proprie dello Stato Membro, a sostegno del "governo del territorio", così da non abbandonare coloro i quali non Imprenditori Agricoli Professionali, comunque esercitano una azione di tutela e presidio del territorio rurale. Dott. For. Alessio Mugnaini Terranuova Bracciolini (AR) |
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Dal 2010 l'Italia, come gli altri partner Ue, dovrà decidere a chi continuare a erogare i finanziamenti della Pac, che valgono circa 5 miliardi. L'articolo 28 del regolamento 73/2009 prevede infatti la possibilità di escludere dai beneficiari gli agricoltori non professionali e le società per le quali l'attività agricola è irrilevante. Commenta la notizia: http://www.agricoltura24.com/a...-aiuti-pac/p_1697.html Il dibattito è allargato a tutti i lettori, che potranno dire la loro scrivendo qui sul forum o alla redazione. |
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La rifoma Pac
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