Tutti i limiti del favino

ROTAZIONI
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Prove tecniche di rotazione in Centro
Italia. Dall’anno prossimo, con ll greening
della Pac, scatta l’obbligo di diversificazione
colturale per le aziende sopra i 10
ettari. Candidate a spezzare le monosuccessioni
a grano sono le proteiche che godranno
dell’aiuto accoppiato (fino al 15%, ma la soia è esclusa).

«Un rebus difficile da risolvere – dice Luigi Mucciarelli del Cap di
Grosseto –. In 32 anni abbiamo provato di tutto: il pisello proteico
soffre i ristagni idrici e gli attacchi di oidio. Solo il favino ha trovato
spazio come coltura da rinnovo nei terreni collinari». Un rimedio
necessario ma “povero”. Le rese sono infatti ridotte (sotto 2 t/ha) e la
sensibilità al freddo è un fattore limitante (soprattutto in annate a inverno caldo come questa). In più il favino non è adatto per l’alimentazione
delle lattifere e deve essere opportunamente miscelato in
quella dei bovini da carne. Fattori negativi che ne limitano le superfici
e le produzioni, stabili a 78mila
q/anno in Maremma.

In crescita invece, tra Marche, Umbria e alto Lazio, le superfici
riservate ai contratti di coltivazione di lenticchia e soprattutto di cece.
«Quest’ultimo prende spesso il posto del girasole – afferma Eugenio
Tassinari
dell’Agroservice di S.Severino (Mc) –, frenato dal basso
prezzo e dalle basse rese dell’anno scorso. Ma le semine, a causa
dell’andamento climatico piovoso, sono in forte ritardo». Ritardi che
potranno avere ripercussioni sulle rese, mentre l’incognita per il
2015 sarà il prezzo: quale sarà l’impatto dell’incremento di superficie
innescato dal greening sui contratti di coltivazione?


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