Strutture più efficienti, ecco come

PAC 2014-2020
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La nuova Pac (Politica agricola comune) 2014-2020 si propone tre obiettivi strategici:
1. una produzione alimentare sostenibile, attraverso l’aumento della competitività del settore agricolo e la redditività delle produzioni;
2. una gestione sostenibile delle risorse, per garantire la produzione di beni pubblici e il contrasto agli effetti del cambiamento climatico;
3. uno sviluppo territoriale equilibrato, per valorizzare la differenziazione delle agricolture e delle aree rurali.

Uno dei principali obiettivi della nuova Pac è, quindi, quello di aumentare l’efficienza produttiva del settore.

La dimensione aziendale, considerata fondamentale per raggiungere maggiori economie di scala e, di conseguenza, una diminuzione dei costi unitari, riveste dunque una particolare importanza.

Nel nostro paese, infatti, le aziende agricole, spesso, sono talmente piccole da non poter utilizzare al meglio le loro risorse.

Nonostante la dimensione media delle aziende agricole in Italia (espressa in ettari di SAU per azienda) sia passata da 5,5 ettari del 2000 a 7,9 ettari del 2010, la superficie media rimane ancora molto ridotta, le strutture agricole troppo frammentate ed i redditi oltremodo modesti.

Il nuovo regolamento (UE) n. 1307/2013 riguardante i pagamenti diretti agli agricoltori prevede alcune norme che potrebbero rendere più efficienti le strutture agricole. Spetta al Ministero però, entro il 1° agosto 2014, attraverso lo strumento della Conferenza Stato-Regioni, adottare decisioni in materia. Lo stesso regolamento, infatti, demanda la maggior parte delle scelte agli Stati membri e attribuisce agli stessi una notevole flessibilità nell’attuazione della nuova Pac.

Le scelte dell’Italia

Le scelte nazionali sulla Pac saranno, dunque, fondamentali, oltre che per determinare il valore dei titoli di ogni agricoltore, anche per rendere più efficienti le imprese agricole.

Gli elementi che riguardano le strutture agricole sono:

pagamento ridistributivo;

agricoltore attivo;

requisiti minimi.

Pagamento ridistributivo

Il pagamento ridistributivo è calcolato ogni anno dagli Stati membri moltiplicando una cifra stabilita dallo stesso Stato, che non sia superiore al 65% del pagamento medio nazionale o regionale per ettaro, per il numero di diritti all’aiuto che l’agricoltore ha attivato a norma dell’art. 33 par.1 del reg. (UE) n. 1307/2013.

Il numero di tali diritti all’aiuto non può essere superiore ad un massimo stabilito dagli Stati membri che non supera i 30 ettari o alle dimensioni medie delle aziende agricole riportate nell’allegato VIII dello stesso regolamento se le dimensioni medie sono superiori a 30 ettari nello Stato membro interessato.

In Italia il numero di tali diritti non può essere superiore a 30 ettari.

Per finanziare questo pagamento lo Stato membro può usare fino al 30% del massimale nazionale annuo.

Ipotizzando che l’Italia utilizzi il 5% del massimale nazionale annuo, l’importo relativo a questa tipologia di pagamento sarebbe pari a 20-30 €/ha.

Se, invece, uno Stato membro decide di non concedere il pagamento ridistributivo (o lo concede, ma in misura inferiore al 5%), lo stesso dovrà automaticamente attuare, in base all’art. 11 del suddetto regolamento, una riduzione dei pagamenti diretti, da concedere a un agricoltore per un dato anno civile, di almeno il 5% per la parte dell’importo al di sopra di 150.000 €.

Bisogna tener presente, inoltre, che le aziende oggetto di tale articolo subirebbero in ogni caso un taglio del 5% (maggiormente sfavorevole in caso di attivazione del pagamento ridistributivo, in quanto da calcolarsi sull’intero importo e non sulla sola parte eccedente il limite) e che la stessa soglia (150.000 €) potrebbe essere innalzata in quanto lo Stato membro può decidere di sottrarre dall’importo dei pagamenti diretti i salari e gli stipendi.

Agricoltore attivo

La definizione di agricoltore attivo è di rilevante importanza non solo per l’accesso ai pagamenti diretti ma anche perché solo gli agricoltori attivi possono accedere a diverse misure dei programmi di sviluppo rurale.

In queste settimane sono state proposte diverse soluzioni per stabilire chi debba essere considerato agricoltori attivo: i coltivatori diretti, gli imprenditori agricoli professionali, i possessori di partita iva, gli iscritti al registro imprese delle Camere di Commercio, ecc.

Oltre a quelli elencati possono essere adottati anche criteri basati sul reddito o sull’attività prevalente.

Requisiti minimi

Gli Stati membri decidono di non concedere pagamenti diretti agli agricoltori in uno dei casi seguenti:

a) se l’importo totale dei pagamenti diretti in un dato anno civile è inferiore a 100 € ;

b) se la superficie ammissibile dell’azienda è inferiore a 1 ha.

Per tener conto della struttura delle rispettive economie agricole, gli Stati membri possono adattare le soglie di cui alle lettere a) e b) entro i limiti di cui all’allegato IV del reg. (UE) n. 1307/2013.

L’Italia può decidere di non concedere pagamenti se l’importo totale dei pagamenti diretti è inferiore ad una cifra compresa tra gli attuali 100 € e il massimo di 400 €. Oppure, in alternativa, potrebbero essere escluse le aziende i cui pagamenti diretti sono richiesti per una superficie tra 0,5 e 1 ha.

Decisioni cruciali

L’Italia nelle prossime settimane dovrà, dunque, prendere delle decisioni che avranno un impatto rilevante sul futuro dell’agricoltura italiana.

Attraverso l’attuazione della nuova Pac, infatti, si potrebbe realizzare, anche se parzialmente, un’efficiente politica di aggiustamento strutturale.

Sarebbe sufficiente cambiare le modalità di finanziamento degli agricoltori.

Fissare i requisiti minimi a una soglia elevata (400 €), stimolerebbe le piccolissime aziende ad unirsi tra loro, in modo tale da superare , attraverso l’aggregazione, la soglia di esclusione. Continuare ad erogare aiuti al reddito di entità ridotta, infatti, sembra più un pretesto per mantenere in vita l’obsoleto e frammentato sistema attuale che non una volontà seria di sostenere chi vive di agricoltura.

Inoltre, al fine di sostenere le imprese agricole più dinamiche, sarebbe opportuno puntare ad una definizione restrittiva di agricoltore attivo. Continuare ad elargire aiuti a pseudo-aziende agricole non è più giustificabile.

La riduzione costante delle erogazioni comunitarie esigerebbe delle decisioni eque che ricompensino finalmente le aziende agricole “attive”.

Infine, per non penalizzare eccessivamente le realtà più strutturate e le aziende più produttive, sarebbe necessario che il Ministero valutasse attentamente le ripercussioni negative che il pagamento ridistributivo potrebbe avere su di esse.

Si ha la possibilità di rendere maggiormente competitive le aziende agricole italiane.

È il momento per l’Italia di fare delle scelte coraggiose.


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