Forum Cernobbio: «Così va sostenuto il modello italiano»

FORUM CERNOBBIO
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Il presidente del Consiglio Monti col leader di Coldiretti Marini

Una svolta della politica
agricola nazionale.
Per ridare fiducia
al settore e animare
quella pattuglia di giovani
che oggi, nonostante le scarse
prospettive di reddito, comunque
hanno riscoperto
l’attività agricola. La
Coldiretti nel tradizionale
Forum internazionale dell’agricoltura
e dell’alimentazione
a Cernobbio ha chiamato
a raccolta Governo,
parlamentari e segretari di
partito per consegnare un
documento in 10 punti che
delinea «l’Italia che vogliamo
». Un documento in cui
si ribadiscono i valori storici
della strategia coldirettiana
(dall’etichetta trasparente
alla lotta alla contraffazione),
ma con suggerimenti
anche su questioni etiche
e morali.

L’obiettivo è di presentarsi
sempre più come una
forza di rappresentanza a
tutto tondo con una forte
connotazione sociale. Strizzando
comunque l’occhio a
una politica in cerca di riferimenti.
E un milione e seicentomila
«potenziali elettori
» sono un tesoretto di non
poco conto. In diretta da
Cernobbio sono state incassate
le prime promesse. Di
un’attenzione più forte a un
settore che nonostante la
profonda crisi sta mostrando
un’inaspettata vitalità e
in un anno «orribile» per il
paese ha messo in campo
una crescita dell’1% del Pil
e del 10% dell’occupazione.

Un decalogo, ha spiegato
il presidente dell’organizzazione
Sergio Marini, che fa
leva innanzitutto su un «governo
globale dei beni comuni
con una regìa a livello
globale per cibo, acqua e
suolo. E ancora «più Europa
facendo sì che la nuova
Pac riconosca il valore strategico
del modello italiano
». Al terzo punto la costruzione
di un’Italia «sussidiaria
e solidale». Quindi
Marini ha elencato i punti
di forza: «Gli asset su cui il
nostro paese può e deve
puntare, sono di natura materiale
e immateriale: patrimonio
storico e artistico, paesaggio,
biodiversità, ricchissima
articolazione territoriale,
originalità e creatività,
gusto e passione, intuito
e buonsenso. La nostra agricoltura
ha fondato su tali
risorse il suo successo. Se
essa mette in luce elementi
di competitività, distintività,
innovazione ed eccellenza,
è perché ha saputo innovarsi
ancorandosi al paradigma
antico e non omologabile
del paese». Ecco dunque
che il modello
Coldiretti è «l’Italia che fa
l’Italia».

Ma per «accompagnare
la crescita, abbiamo bisogno
– ha incalzato il leader
dell’organizzazione – di
buona politica». Che per
l’agricoltura si traduce nell’operazione
trasparenza
per mettere i consumatori
nelle condizioni di conoscere
quello che mangiano, nella
giustizia «per contrastare
le posizioni di rendita e ridistribuire
il valore aggiunto
a vantaggio di chi lo produce
con sostegno ai nostri
progetti di Campagna Amica
e della Filiera agricola
tutta italiana»; la legalità,
per impedire i fenomeni
che minacciano il valore
del marchio «Italia» con la
lotta alla contraffazione e
sofisticazione. Quindi l’invito
ridare fiducia. Con una
nuova misurazione del Pil,
non solo valore economico,
ma anche sostenibilità, etica
del lavoro e coesione sociale.
Così come Marini ha
chiesto di dar peso «al valore
della comunità». E ultima
nella lista, ma prima in
assoluto l’etica, perché – ha
tuonato Marini: «Se in questi
anni c’è stato un venir
meno dei valori di trasparenza,
di verità, di assunzione
di responsabilità ciò, in
taluni casi, ha investito anche
le forze di rappresentanza.
A volte, infatti, è accaduto
che esse abbiano
espresso scarsa progettualità,
bassa propensione a rischiare,
incapacità di essere
punto di riferimento esemplare
per i loro associati,
che siano rimaste prigioniere
di logiche legate a rendite
corporative».

Per tutto questo la
Coldiretti ha chiesto un
cambio di passo deciso.

Che l’attuale Governo è
pronto a sostenere. Lo ha
detto il premier Monti, lo
hanno garantito il ministro
dello Sviluppo economico
Corrado Passera e soprattutto
il ministro delle Politiche
agricole, Mario Catania,
che nel Consiglio dei ministri
– come ha sostenuto il
premier – svolge anche «un
ruolo di portatore dei valori
di società e civiltà». Catania
ha ribadito il ruolo strategico
del negoziato Pac
per il futuro del settore, ma
ha anche aggiunto che «non
è tutto». Serve una politica
nazionale, assente da 30 anni
– ha detto – e ha ricordato
che per la prima volta il
Governo Monti ha portato a
galla temi chiave come
l’erosione del terreno, l’acqua,
il funzionamento della
filiera e la correzione delle
sfasature delle agroenergie,
un ripensamento avvenuto
anche negli Usa. Ora – ha
detto il ministro – «la partita
più importante è per la
redditività dell’impresa, per
garantire che margini che
consentano ai giovani di vedere
un futuro nell’attività
agricola». Da qui l’impegno
per una politica del credito,
per dare più spazio alle
assicurazioni («basta con
gli interventi ex post»). Temi
non tutti risolti, ma «che
potranno essere raccolti nella
prossima legislatura».


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