Forbici d’oro in Sicilia. Una gara tra professionisti

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Si è svolta a Siracusa la 13ª edizione dopo le pre-selezioni regionali. Cinquanta i concorrenti che potranno iscriversi all’elenco degli operatori abilitati alla potatura. Erano tre le donne in gara e nove i giovani studenti di istituti agrari

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Il13° Campionato nazionale di potatura dell’olivo allevato a vaso policonico “Forbici d’oro” è approdato in Sicilia. La gara si è tenuta nell’aprile scorso, nell’oliveto dell’azienda agricola di Francesca Oliva a Siracusa, dove i 58 concorrenti provenienti da tutta Italia si sono cimentati nella potatura di riforma di 3 piante a testa, in un tempo massimo complessivo di 30 minuti, utilizzando solo attrezzatura manuale, dotata di prolunga; assolutamente vietato salire sulle piante.

L’iniziativa è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Assam – Regione Marche, Regione Sicilia e comitato di coordinamento del Campionato nazionale.

Tre le donne in gara: Mimma Palella, campionessa regionale Lazio per la seconda volta, Maria Cosima Deiana, campionessa regionale Sardegna, anche lei per la seconda volta, e Karmen Stefan tre volte campionessa in Friuli Venezia Giulia. Nove, invece, i giovani studenti: sei dall’Istituto tecnico agrario di Larino, risultati vincitori al concorso regionale Molise, due dall’Istituto tecnico agrario di Pesaro, premiati nella 1° selezione regionale Istituti agrari delle Marche e un ragazzo sardo dall’Istituto tecnico agrario di Perfugas (Ss).

La prova è stata valutata da una giuria presieduta da Franco Famiani – Università di Perugia, e composta da Barbara Alfei dell’Assam, Tiziano Caruso e Giuseppe Campisi dell’Università di Palermo e Baingio Delogu per la Sardegna in rappresentanza del comitato di coordinamento.

I concorrenti sono stati valutati sulla base dei parametri: conformazione della cima, equilibrio tra le branche primarie, conformazione e disposizione delle branche secondarie, equilibrio vegeto-produttivo (intensità di potatura) e rispondenza alla conformazione ideale del vaso policonico.

Risultati promettenti

L’importante lavoro di formazione portato avanti con serietà e impegno, la sinergia tra enti, istituzioni, associazioni favorita dalla nascita del comitato di coordinamento del Campionato nazionale di potatura, le numerose pre-selezioni effettuate a livello regionale hanno favorito una crescita della professionalità dei potatori; 50 i concorrenti risultati idonei (punteggio superiore a 36/60) alla tredicesima edizione del Campionato; questi avranno la possibilità di iscriversi all’“Elenco degli operatori abilitati alla potatura dell’olivo”, tenuto dall’Assam e aggiornato annualmente. La graduatoria Forbici d’oro 2015 è consultabile sul sito www.assam.marche.it, o www.olimonovarietali.it.

Formazione e confronto

Il convegno che ha preceduto la gara si è aperto con l’intervento di Maurizio Lunetta sulla Igp Sicilia come strumento di valorizzazione dell’extravergine siciliano, a supporto delle Dop già esistenti e per una maggiore apertura ai mercati nazionali e internazionali. Ventisette le varietà ammesse nel disciplinare di produzione, di cui 90% siciliane, 10% alloctone; possibili gli impianti superintensivi con produzioni di max 100 q/ha.

Di impianti di olivo ad alta densità ha parlato Gaetano Alessandro Vivaldi dell’Università di Bari riportando esperienze nella Regione Puglia. Il passaggio dall’albero singolo alla parete in continuo, con 1.600-1.900 pp/ha, ha interessato circa 1.437 ha in Italia, di cui 1.012 in Puglia, dove è stata avviata una sperimentazione, che dovrà essere approfondita con varietà autoctone e nuove varietà in fase di brevettazione, tenendo presente l’ideotipo: portamento semieretto, vigoria medio-scarsa, entrata in produzione precoce, produttività costante. Diverse varietà italiane risultano poco adatte, così come alcune brevettate; promettenti sembrano invece Nociara e Peranzana. La Coratina, varietà autoctona pugliese per eccellenza, fa comunque da padrona per la qualità dell’olio, evidenziando un più elevato contenuto in polifenoli e acido oleico; presenta inoltre maggiore resistenza allo stress idrico rispetto alle varietà internazionali.

Tiziano Caruso dell’Università di Palermo ha messo in evidenza le motivazioni per cui è opportuno continuare a coltivare olivo in Italia: dissesto idrogeologico, ambiente, cultura e paesaggio, olio e salute, economia. Ha ribadito l’importanza della coesistenza di una olivicoltura tradizionale, con un ruolo anche paesaggistico ed ecologico, considerata la capacità dell’olivo di fissare CO2 più di altri ecosistemi forestali, con un’olivicoltura intensiva, specializzata, che preveda diverse forme di allevamento e tipologie di impianto. Tutto questo nell’ottica di valorizzare un patrimonio genetico variegato e la massima espressione della tipicità del prodotto, ma nello stesso tempo meccanizzare operazioni quali potatura e raccolta, in funzione del modello di coltivazione, per diminuire i costi di produzione. E la sperimentazione continua, con prove con portainnesti deboli per ridurre la vigoria delle piante, verifica di nuove selezioni a confronto con le varietà internazionali, prove di potatura e raccolta anche nelle varietà da mensa.

Franco Famiani dell’Università di Perugia ha affrontato l’argomento della semplificazione colturale in olivicoltura, ricordando gli obiettivi: massimizzare le produzioni e il prezzo di vendita dell’olio e minimizzare i costi; razionalizzare e facilitare le pratiche colturali; sostituire la manodopera con le macchine. L’equilibrio vegeto-produttivo delle piante rimane alla base della semplificazione e una corretta potatura riveste un ruolo di primaria importanza.