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31 agosto 2010

FARM BILL. Le quote latte sbarcano negli Usa

Farmer favorevoli ai tetti produttivi

FARM BILL. Le quote latte sbarcano negli Usa

TAG:
filiere agricole, incentivi, latte, politica agricola




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Il 2009 è stato un anno particolarmente difficile per gli allevamenti da latte in Usa. Secondo i dati resi noti dal ministero dell’Agricoltura, a causa del crollo dei prezzi alla produzione, le entrate delle imprese agricole si sono ridotte di oltre il 40%. E il taglio delle quotazioni ha aggravato una condizione di difficoltà che era già in atto.

Gli addetti ai lavori sono concordi nel ritenere che alla base della crisi c’è, prima di tutto, la forte volatilità dei corsi di mercato. A partire dal 2004, i prezzi sono variati anche del 50% da un anno all’altro.

Ora, per contribuire al rilancio del settore, si pensa di varare un sistema di rigido controllo sui livelli di produzione molto simile alle quote latte che, a meno di clamorosi ripensamenti, il Consiglio Ue ha deciso di sopprimere alla fine del 2014.

Infatti, nelle scorse settimane, sono stati presentati due progetti di legge di iniziativa parlamentare che hanno identiche finalità: stabilizzare il prezzo del latte e bloccare la diminuzione del numero delle stalle in attività (la riduzione è stata del 50% nel trascorso decennio).

Sotto il profilo operativo, i due progetti di legge prevedono la fissazione di un massimale di produzione a livello aziendale che potrà ottenere un prezzo di cessione prestabilito. Sugli eccessi di produzione si applicherebbe un prelievo, il cui gettito andrebbe ad alimentare un fondo destinato alla ristrutturazione del settore lattiero-caseario.

La reazione delle associazioni agricole è stata decisamente positiva.
«È stato avviato un percorso per ridare fiducia alle imprese, messe a dura prova dalla volatilità delle quotazioni», hanno dichiarato. Solo per coprire i costi di produzione, è stato sottolineato, il prezzo alla produzione non può scendere al di sotto di 35-36 dollari al quintale.

Già durante la crisi dello scorso anno, visto che gli interventi pubblici di sostegno al settore non davano i risultati auspicati, le associazioni avevano chiesto la creazione di un ente pubblico con il compito di stabilire un massimale di produzione per allevatore.

Da ricordare che, a luglio dello scorso anno, fu varato un pacchetto di interventi pari a 240 milioni di dollari, a cui fece seguito, a novembre, un’altra manovra con una dotazione di 350 milioni, in gran parte destinati al ritiro di formaggi dal mercato. Inoltre, gli allevatori incassarono aiuti pubblici nell’ordine di un miliardo di dollari sotto forma di pagamenti anticiclici. Si tratta di pagamenti diretti, previsti dal Farm Bill, il cui ammontare dipende dall’andamento dei prezzi di mercato rispetto a un livello prefissato.

Non soltanto negli Stati Uniti la crisi del settore lattiero-caseario ha indotto le Autorità pubbliche ad allargare i cordoni della borsa
. Dall’ultimo rapporto Ocse risulta infatti che nel 2009 l’aumento del 6,5% rispetto al 2008 di sussidi e trasferimenti indiretti è legato in buona parte proprio ai programmi di sostegno al prezzo dei prodotti lattiero-caseari. Per gli analisti dell’Ocse è però un errore sia compensare gli agricoltori per i prezzi troppo bassi, sia isolare i consumatori dalle fluttuazioni mediante il controllo delle esportazioni. Perché in questo modo non si fa altro che accrescere la volatilità dei corsi a livello mondiale. Mentre l’obiettivo dichiarato, negli Usa come nella Ue, è proprio quello di mettere il settore agricolo il più possibile al riparo dagli eccessi di variabilità del mercato.



Giuliano Cesari - Agrisole n.32-33/2010




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