Effetto sanzioni sull’Europa

EMBARGO
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L’export complessivo italiano in Russia ammonta a un valore di 706 milionidi euro, pari al 2,1% sul totale dell’intero Paese per cui l’embargo messo in atto da Mosca ha un notevole riflesso sui produttori che perdono un mercato di sbocco per di più in fase di espansione.

Ma i primi a sentire le conseguenze sono stati gli Stati membri che confinano con la Russia a causa delle tradizionali relazioni commerciali esistenti prima della loro entrata nell’Ue. È il caso della Polonia dove gli esportatori di mele sono stati banditi per primi dal mercato russo, per cui le giacenze di prodotto invenduto si sono subito accumulate nei magazzini e potrebbero essere dirottate anche sul mercato comunitario. Le misure di sostegno decise da Bruxelles sono state sollecitate in maniera pressante dal Governo polacco in attesa di trovare uno sbocco alla produzione.

In Francia si è invece verificata una situazione pressoché analoga a quella italiana per quanto riguarda le pesche e le nettarine in quanto la crisi di mercato dovuta alla concentrazione dell’offerta con difficoltà di collocazione sul mercato si è aggravata per la chiusura del mercato russo che rappresentava una buona destinazione per tali prodotti. Il mese di agosto vedeva la maggior parte della produzione di pesche e nettarine esportate verso la Russia per cui l’embargo è stato particolarmente sentito e le misure di sostegno stabilite dalla Commissione sia per fronteggiare la crisi di mercato che l’embargo,allevieranno la situazione destinando alla distribuzione gratuita o altri usi, la produzione invenduta. Il problema più grande è come il bando si rifletterà sul complesso del mercato europeo. Gli operatori sono nel panico ed è probabile che ci sarà più frutta destinata alla trasformazione invece che al mercato del fresco con conseguenze ben più ampie che nel solo settore della vendita diretta.

In Olanda l’embargo ha avuto subito come riflesso che sin dall’8 agosto 2014 i primi 70-80 camion diretti in Russia sono stati rispediti al mittente e un numero simile non è neppure partito. Un rapporto del GroentenFruit Huis olandese, ha chiarito la gravità della situazione sia per il settore degli ortaggi che per quello della frutta olandesi: il 30% delle importazioni russe proviene dai Paesi Bassi. Inoltre, sembra anche che l’uscita dal mercato russo abbia significato una perdita di oltre un miliardo di euro in esportazioni per il settore.

L’esecutivo olandese interverrà con misure di sostegno: gli imprenditori potranno ricorrere alla riduzione delle ore lavorative e il governo continuerà a garantire il credito per le aziende maggiormente colpite. Le aziende potranno richiedere di applicare un orario di lavoro ridotto fino ad un massimo di 24 settimane. Inoltre, la liquidità delle imprese può essere migliorata temporaneamente facendo uso degli strumenti fiscali esistenti. L’Agenzia olandese delle Entrate ha stabilito che il boicottaggio viene considerato come una “causa esterna e di forza maggiore” per la quale le imprese possono ottenere un rinvio del pagamento delle tasse.

«Anche la pesca europea soffre gli effetti dell’embargo russo. Le perdite economiche legate alla chiusura delle frontiere russe ai prodotti ittici europei è stimabile in 153,8 milioni di euro». Lo afferma l’Alleanza Cooperative italiane del settore pesca che ha chiesto al commissario europeo Maria Damanaki, con le altre associazione europee di Europêche Cogeca, misure urgenti per alleviare l’impatto delle restrizioni della Russia.

E la portavoce di Damanaki ha risposto: «La Commissione europea sta analizzando l’impatto dell’embargo russo, con l’obiettivo di mettere a punto una risposta coordinata e appropriata per tutti i settore colpiti dal divieto di esportare, compreso il settore della pesca».

Ma gli effetti del divieto si dimostrano rilevanti proprio in Russia come una sorta di effetto boomerang che forse nemmeno Putin poteva immaginare.

Secondo Coldiretti nei banchi dei supermercati, nei ristoranti e sulle tavole dei cittadini russi si cominciano vedere gli effetti del blocco imposto all’importazione di frutta, verdura, formaggi, carne, salumi e pesce proveniente da Ue, Usa, Norvegia, Australia e Canada. Dal prosciutto di Parma a quello di San Daniele, dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano ma anche le mele, le pesche e le pere provenienti dall’Italia e da altri Paesi non si trovano più.

In alcuni casi, precisa Coldiretti, si è fatto ricorso a imitazioni di bassa qualità di produzione locale o provenienti da paesi non colpiti dalle sanzioni ma senza successo per i tanti Russi che anche con le vacanze hanno imparato a conoscere la qualità del made in Italy.

Il blocco delle importazione ha infatti ripercussioni diretti sul mercato russo e sui consumatori. Infatti il ministro dell’Agricoltura Nikolai Fiodorov ha annunciato che il governo russo dovrà sostenere il suo agroalimentare con 13 miliardi di euro di fondi pubblici da qui al 2020 per compensare il divieto di import di prodotti. La guerra commerciale sui prodotti alimentari scatenata dalla Russia rischia dunque di ripercuotersi contro di essa oltre che alimentare una escalation negativa per l’economia mondiale. Complessivamente si stima che solo per l’Italia – precisa la Coldiretti – siano state bloccate spedizioni di prodotti agroalimentari per un valore di circa 200 milioni di euro tra ortofrutta, carni, salumi, latticini e formaggi.

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