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EDITORIA. Il compleanno di Terra e Vita
Il 29 maggio 1960 nasceva il settimanale. Dieci lustri di informazione a tutto campo
C’era chi l’agricoltura l’ha fatta da protagonista. Nei campi e nei palazzi istituzionali. Chi l’ha raccontata sulle pagine del settimanale. Chi l’ha impaginata e stampata. La ‘storia’ di Terra e Vita si è ritrovata in un giorno quasi estivo nel cuore di Bologna, sede storica del periodico, al convegno “L’agricoltura tra terra e vita - 50 anni di agricoltura italiana e scenari futuri”.
Terra e Vita ha compiuto mezzo secolo e a rivedere il primo numero - Anno 1, numero 1, 29 maggio 1960, una copia 30 lire - a molti è venuto il nodo in gola.
In quelle pagine oltre a esserci il lavoro di molti, c’è gran parte del percorso agricolo nazionale: dal miracolo economico alla globalizzazione dei mercati sino alle nuove sfide: reti commerciali corte e lunghe, radicamento territoriale, rapporto con la società.
Insomma un vero e proprio viaggio che ha visto la trasformazione del settore primario: in 50 anni il numero delle aziende agricole italiane è calato da 4,3 a circa 1,7 milioni, la superficie agricola da 26,5 milioni di ettari agli attuali 19 milioni, il contributo al Pil nazionale dal 30% all’attuale 2%. Eppure, nonostante questa lunga ‘dieta dimagrante’, la centralità del settore primario nella vita del nostro Paese rimane attuale. Le sfide anzi sono aumentate e sono diventate globali: l’agricoltura oggi deve infatti rispondere alle nuove esigenze di sicurezza alimentare e ambientale, contribuire a risolvere il problema della crisi energetica con produzioni dedicate, rafforzare il legame con il territorio e le tipicità, gestire il paesaggio.
Terra e Vita in 50 anni ha raccontato e sta cercando di raccontare tutto ciò. Una storia avvincente, fatta di personaggi che hanno lasciato il segno, caratterizzata da un’intensa evoluzione tecnologica, punteggiata da scelte coraggiose che hanno indirizzato i passaggi salienti della politica agricola.
Fondata dal sacerdote milanese don Ernesto Pisoni e sostenuto dalla Cassa di Risparmio delle province lombarde, Terra e Vita si propose come un riferimento per le famiglie rurali, dal lavoro alla quotidianità. Oltre alla tecnica e all’economia conteneva rubriche di sport, di cucina e di moda per la donna. E in copertina non mancavano i grandi nomi dello spettacolo, da Walter Chiari a Sofia Loren, passando per Mina, fotografati in stalla o in campagna. Nel 1968 il giornale viene ceduto a Luigi Perdisa, professore di economia e politica agraria a Bologna, che rilanciò completamente la rivista. Anche dopo la morte di Luigi, Terra e Vita e l’Edagricole continuano a essere gestiti dalla famiglia Perdisa, fino al 2001, momento della nuova svolta. Arriva Il Sole 24 Ore, leader dell’editoria economico-finanziaria e professionale. Sparisce l’impronta familiare ed entra la filosofia manageriale: si ravviva la grafica, i contenuti vengono resi ancor più fruibili.
E si pensa già a quello che potrà essere il Terra e Vita dei prossimi anni. «Anche in futuro ci sarà il prodotto cartaceo - ha evidenziato il direttore generale dell’area professionale del Gruppo 24 Ore, Eraldo Minella - ma con una valenza sempre più internettiana. Siamo in rete e svilupperemo la presenza sui nuovi media con informazione tecnica e di servizio. Terra e Vita potrà essere su iPad e si contornerà di servizi aggiuntivi. Ma la credibilità verrà sempre dal ‘marchio’ e dalle persone che ci lavorano».
A Bologna i tanti volti, che vedete in questa carrellata fotografica, hanno cercato in un giorno di condensare 50 anni di agricoltura italiana e di guardare avanti. Ci torneremo nei prossimi numeri, ma qualcosa si può anticipare prendendo spunto dall’intervento di Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo.
«Sul fronte comunitario occorre rimarcare una svolta che potrebbe rivelarsi epocale: per la Pac non ci sarà più il riferimento ai premi storici». E, per quanto riguarda la politica nazionale, De Castro auspica «che con l’arrivo di Galan, cambi la musica e ci si metta a lavorare. L’inizio è promettente: il neoministro ha dato dimostrazione di volere essere protagonista a Bruxelles su due temi importanti, ortofrutta e tabacco». E sulla manovra lancia un monito: «A luglio scade la fiscalizzazione degli oneri sociali e questo vuol dire aumentare il costo del lavoro del 38% in tutte le aree obiettivo d’Italia, Mezzogiorno, Centro e Nord. È importante che si risolvano questi problemi e che l’Italia abbia un minimo di protagonismo anche sulla crisi. Ho visto i provvedimenti adottati da altri Paesi in difficoltà, come Francia e Germania, nei quali l’agricoltura ha sempre avuto un ruolo di primo piano. In Italia questo ancora non si è verificato». Speriamo che questo accada presto: Terra e Vita sarà pronta per raccontarlo.
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