E i giovani cambiano modello

INNOVAZIONE
TV_14_44_ricerca

La buona notizia è che, nonostante la crisi
e il taglio delle risorse, è possibile avere
successo in agricoltura. La cattiva è che non
esiste una formula perfetta per non sbagliare.
Significa che c’è spazio per tutti, per chi
crede nell’innovazione e per chi crede nella
tradizione, chi scommette sul bio e chi punta
su nuove colture, chi investe nell’energia e
chi nel marketing. Ma alcuni ingredienti non
possono mancare: legame con la ricerca;
professionalità; entusiasmo. Ecco le storie
dei giovani che ce la stanno facendo.

Passione e voglia di fare. Certo. E anche
l’umiltà di riconoscere i propri limiti e di imparare
a “delegare” agli esperti. «L’era della
tuttologia è finita. Il mercato è complesso,
le competenze che servono per avere successo
sono molteplici, da soli non si va da
nessuna parte». A dirlo è Raffaele Maiorano,
crotonese, 32 anni, presidente nazionale
dei giovani di Confagricoltura, dal 2007 alla
guida di una piccola azienda produttrice di
olio bio. Maiorano è “figlio d’arte”: ha lavorato
nelle aziende agricole paterna e materna,
poi a un certo punto ha scelto di camminare
con le proprie gambe, scommettendo su una
sua avventura personale. Che non significa
camminare da solo: per incrementare la qualità
della produzione si rivolge all’Università,
con la quale nasce una fruttuosa sinergia. «Io
avevo la terra, loro le competenze. Per un anno
ho lasciato che i ricercatori e gli studenti
facessero sperimentazioni in azienda, dallo
stato delle piante alla lotta alle malattie». Il secondo
step è stato rivolgersi ai “sommelier”
dell’olio: «ho fatto dei panel, che hanno dato
una marcia in più al prodotto e mi hanno permesso di creare due blend distinti». Ma avere
un buon olio non basta: bisogna vendere.
«Grazie a una collaborazione con l’Università
ho realizzato un packaging innovativo, corredato
da un’etichetta ricca che comunica il
valore al consumatore».

Tradizione, distintività, legame con il territorio,
con il paesaggio, la cultura e la storia che
ci rendono unici e inimitabili. Sono questi, per
Andrea Peri, presidente dei giovani agricoltori
di Confagricoltura Brescia e produttore di
vino, gli ingredienti necessari a vincere la sfida
della competizione internazionale. Peri ha
32 anni, una laurea in marketing, un passato
da impiegato in multinazionali, dove ha imparato
a farsi “le ossa” e a ragionare in termini di
mercato. Entrato nell’azienda di famiglia punta
sul rinnovamento gestionale, riorganizzando
i ruoli e le competenze e dando una base
più manageriale all’impresa. Poi la scelta di
lanciarsi sul mercato estero: «È una necessità.
In Italia produciamo il doppio di quello
che consumiamo, l’export è lo sbocco naturale
». C’è un però: «la nostra carta vincente
è la varietà: abbiamo una diversità unica al
mondo. Purtroppo, soprattutto quando si
tratta di comunicare all’estero, è un handicap:
ci muoviamo ancora all’arrembaggio, mentre
dovremmo imparare dai francesi a fare
squadra». Da 2 anni l’azienda sta lavorando
su alcune varietà autoctone: «Sarà sempre
più difficile in futuro proporre merlot o pinot
grigi: tanti Paesi, penso ai sudamericani, ma
non solo, hanno imparato a produrre bene a
prezzi contenuti. Noi però abbiamo una storia,
anzi tante storie da raccontare. È la nostra
strada». Ma per raccontare serve un cambio
di mentalità: «i produttori devono muoversi
con i consorzi, i consorzi devono razionalizzarsi;
a livello istituzionale servirebbe un patto
tra ministeri dell’agricoltura e del turismo,
anche per cercare strade anticonvenzionali
dove promuovere il nostro territorio, ad esempio
il cinema».

Allegati

E i giovani cambiano modello

Pubblica un commento