Duro, l’onda lunga delle scorte brevi

Ai minimi per il secondo anno. E il Canada è sempre più monopolista
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La produzione mondiale 2011 di grano duro, recentemente rivista a 35,3 milioni di t, è per il secondo anno consecutivo ai minimi degli ultimi anni e di poco superiore al 2007/08 (fig.1).
Al contrario del 2010, il maggior calo produttivo si è verificato in Nord America, principalmente negli Usa ed in Messico.
Questo evento avrà forte ripercussioni sugli scambi che si attestano al minimo degli ultimi 5 anni, con gli Usa, in particolare, a importare dal Canada il “solito” milione di t, ma ad esportare solo 0,5-0,7 milioni di t (-0,3/ 0,5 milioni di t rispetto agli ultimi anni). Nel 2011/12 il ruolo del Canada potrebbe essere ancor più di monopolista dell’offerta mondiale.
I consumi dovrebbero invece attestarsi a livelli pari esattamente alla media degli ultimi anni, a conferma di una domanda rigida che per il secondo anno consecutivo eccederebbe la produzione.
Dopo un 2010/11 ove gli utilizzi sono stati superiori ai raccolti per 2 milioni di t, l’ulteriore eccesso della domanda per circa 1,5 milioni di t di fatto azzererebbe il “bonus” accumulato nel periodo 2008-2009. Gli stock di riporto al giugno 2012 sono oggi stimati sotto i 7 mio/t ma con il raccolto canadese ancora in campo e il rischio di un’ulteriore riduzione (se parte della produzione canadese prendesse, per motivi qualitativi, la via dei mangimifici incrementando i consumi 2011/12).
 

 

EXPORT USA, UN TRANSITO
A livello di supply-demand mondiale per macro aree, alcuni fattori influenzeranno gli andamenti di mercato tra cui: la forte riduzione dell’offerta dagli Usa, il volume di scambi “già finalizzati”, l’andamento delle scorte di fine campagna.
Da decenni i volumi esportati dagli Usa sono una sorta di “transito” di grano canadese ove, a livello di bilancia commerciale, gli Usa importano dal paese della foglia d’acero poco meno di 1 milione di t ed esportano nel mondo poco oltre 1milione di t.
In questa campagna, il rischio è che questa consuetudine venga a mancare in quanto l’importazione dal Canada coprirebbe “solo” la carenza produttiva 2011; l’assenza di un’offerta americana, spesso speculativa ma anche calmierante dello strapotere canadese, consegnerebbe di fatto la totalità del mercato mondiale al signore del mercato mondiale del duro: il Canadian wheat board.
 

 

ACQUISTI ANTICIPATI
Un’altro dato da considerare con attenzione è il minore squilibrio commerciale nel bacino del Mediterraneo, principale destinazione dell’export nord americano. La produzione 2011 (18,2 mio/t) è tra le migliori degli ultimi anni (fig. 2), ma le scorte iniziali al giugno u.s (2,0 mio t) sono più vicine al 2007 che al 2009.
Perché allora la situazione commerciale nel Mediterraneo sarebbe migliore e subirebbe meno il calo produttivo dei paesi esportatori? La risposta sta nella strategia di acquisto e nel fatto che già da marzo u.s. molti utilizzatori si sono spinti a coprire, a prezzi “tardo-primaverili”, gran parte dei fabbisogni 2011 e parte dei fabbisogni del primo semestre 2012. Oggi di quei 4,2 mio/t che saranno le importazioni del Bacino del Mediterraneo, 2 milioni di t sono già fatti e “prezzati”. Inoltre, in regime di prezzi elevati, si potrebbe decidere di ridurre le scorte di fine campagna ai livelli del 2007 in attesa del raccolto 2012 che, stante le attuali intenzioni di semina, potrebbe tornare ai livelli del 2009/10.
È proprio la decisione di quante scorte avere a fine campagna il terzo ed ultimo aspetto da valutare con attenzione.
Da un lato, un’eccessiva riduzione delle scorte nel Mediterraneo al giugno 2012 metterebbe in serio pericolo i labili equilibri di mercato; per contro, la scelta dei paesi esportatori di tenere sostenuti fino all’ultimo i prezzi li porterebbe ad elevati scorte finali col rischio di rivivere il mercato del giugno-settembre 2008 ove di colpo le quotazioni sono crollate a livello mondiale. La saggezza induce a credere in un lieve calo delle scorte nel Mediterraneo a seguito di un’equilibrata, anche se sempre speculativa, strategia commerciale da parte del Nord America e dell’Australia.
 

 

QUALITÀ UE DISOMOGENEA
Arrivando al contesto europeo, cosa si vede all’orizzonte? La produzione attorno agli 8 milioni di t ha rispecchiato le attese, ma sul fronte qualità l’Europa ha tre macroaree:
– la penisola iberica: solo il 15% del raccolto ha caratteristiche superiori; la maggior parte ha qualità mediobassa come chicchi vitrei e proteine;
– Francia e Italia: ottima qualità merceologica e molitoria della granella;
– Grecia: qualità merceologica molto spesso scadente.
I consumi si confermano da anni agli stessi livelli (oltre i 10 milioni di t) con l’export verso i paesi terzi pressoché costante anche se, rispetto al 2010/11, si evidenzia un calo dovuto al fatto che per la campagna in corso non si dovrebbe ripetere il fenomeno della nazionalizzazione di grani duri esteri destinati all’immediata riesportazione (mediante trasbordo da nave oceanica a navi di minor stazza) verso il Nord Africa. Anche per l’Europa vale quanto detto per gli Stati Uniti, in regime di difficoltà di acquisto dal Canada, ci si attende un calo delle esportazioni di grano duro verso il Maghreb con un incremento degli scambi intracomunitari e un utilizzo molitorio diretto delle partite di grano estero arrivate negli ultimi mesi o in arrivo a breve.
Infine l’Italia. Il nostro paese, ormai in cronico stato di paese più deficitario della Comunità, si è fatto trovare abbastanza pronto a gestire un’annata che fin da maggio (con la conferma del ritardo di semina in Usa e Canada) si è presentata problematica. Come? Operando già ad aprile importanti coperture per consegna giugnodicembre con grani esteri “generici” (Canada, Usa e Messico), sfruttando al meglio un raccolto medio nelle rese, ma spesso eccellente in qualità. Riconoscendo fin da subito un buon livello di prezzo alla produzione, quanto succederà nei prossimi mesi in nord America potrebbe essere vissuto con moderato distacco dai nostri molini e, in caso di un raccolto canadese “problematico”, l’Italia potrebbe soffrirne meno le conseguenze rispetto agli altri paesi mediterranei. All’estremo, un raccolto mediocre in Canada, alla luce della buona qualità del nostro grano, darebbe agli utilizzatori italiani un potenziale vantaggio economico allorché i venditori nord Americani volessero “liberarsi” dei lotti di duro con qualità più bassa: cosa che negli ultimi anni si è verificata regolarmente alle “idi di marzo”.


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