Due ministeri contro le nutrie

DIFESA
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Il problema delle nutrie ha raggiunto
dimensioni non più sostenibili
in ampie zone del territorio
italiano in particolare la
Pianura Padana, la costa adriatica
sino all’Abruzzo e le coste
tirreniche sino al Lazio. Un sovrappopolamento
causato dalla
fuga di questi animali dagli allevamenti
e, in diversi casi, dalla
loro liberazione nell’ambiente
a seguito della scarsa remuneratività
dell’allevamento. Parola
del ministero della Salute e di
quello delle Politiche agricole
che scendono in campo con
una nota interministeriale che
reinterpreta la legge che dal 21
agosto2014 ha dichiarato che le
nutrie appartengono alla stessa categoria di
topi, ratti, talpe. Insomma, non sono più fauna
selvatica, quindi protetta. Ma dall’entrata in
vigore della nuova norma, con il passaggio di
competenze dalla Regione e dalle Provincie
direttamente ai singoli comuni si è creato un
vuoto operativo: oggi “i castorini” possono
scorrazzare e prolificare liberamente.

Non è facile per i singoli comuni organizzare
razionalmente la caccia e la distruzione
delle nutrie, che danneggiano l’agricoltura e
l’ambiente. Gli agricoltori subiscono invece i
danni delle nutrie, e anche le beffe, in quanto
è venuto meno il rimborso dei danni subiti
perché il passaggio di categoria dei roditori
non consente di chiedere e ottenere nessun
tipo di rimborso.

L’intervento “chiarificatore” dei due Ministeri dovrebbe/vorrebbe sciogliere i nodi critici.
La nota interministeriale ricorda i vincoli
da rispettare nell’emanazione delle delibere
comunali per cui tale emanazione potrebbe
essere, addirittura, ritardata. Infatti nelle
situazioni in cui la diffusione dell’animale è
particolarmente significativa e costituisce
una grave minaccia per le arginature di fiumi
e canali, nonché per le colture agricole, il Comune
può predisporre un’azione di contrasto
mirata attraverso una specifica ordinanza.

In dettaglio, si ricorda innanzitutto lo scopo
della nuova normativa legislativa che è quello
di consentire, nella gestione delle problematiche
relative al sovrappopolamento delle
nutrie, l’utilizzo di tutti gli strumenti sinora
impiegati per le specie nocive non solo per
il contenimento, ma anche per l’eliminazione totale di questi animali analogamente
a quanto si fa nelle derattizzazioni.

La nota interministeriale richiama l’attenzione, nella predisposizione
di linee guida per la gestione delle problematiche connesse al sovrappopolamento
delle nutrie, sui seguenti punti:
– valutazione demografica della
popolazione delle nutrie sul proprio
territorio di competenza;
– piani di controllo, anche in forma
consortile di Comuni, che
richiamino le norme tecniche
predisposte dall’Ispra, comprese
le tecniche di cattura (trappolaggio,
ecc.), abbattimento e
smaltimento delle carcasse nel
rispetto della normativa vigente, eventualmente
individuando sistemi alternativi alla
distruzione;
– non applicabilità della legge 20 luglio 2004,
n. 189, che ha escluso le nutrie dalla fauna
selvatica.

I piani di controllo comunali potranno coinvolgere
i coadiutori ovvero cacciatori espressamente
autorizzati, il personale della
protezione civile, quello di vigilanza del reticolo
idrografico; i cacciatori in genere nel
rispetto del calendario venatorio, gli stessi
agricoltori regolarmente muniti di porto d’armi,
purché limitatamente al proprio fondo agricolo.
Non trova altresì applicazione il Reg. (CE) n.
1099/2009 del Consiglio relativo alla protezione
degli animali durante l’abbattimento.


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