Drosophila suzukii, minaccia per tutto il Mediterraneo

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Presenza e danni del temibile moscerino evidenti anche in Puglia

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Ciclo vitale veloce (meno di un mese), con almeno 10 generazioni all’anno; adattabilità fortissima, tanto da rendere possibili gli attacchi e i relativi danni da inizio aprile a fine novembre; spostamento dai frutti rossi o di colore simile a frutti di altro colore. Sono questi, per Vincenzo Verrastro, agronomo amministratore scientifico del Ciheam- IAMB di Bari, i fattori che rendono sempre più temibile l’arrivo in tutta Italia del moscerino orientale della frutta (Drosophila suzukii). «È uno scenario potenzialmente pericoloso che rischia di diventare un problema enorme, in particolare per le colture frutticole biologiche, dove in Italia attualmente non esiste una strategia di contenimento dell’insetto, mentre la D. suzukii necessita di monitoraggio continuo e trattamenti tempestivi».

Sei anni di studi

Verrastro afferma di avere le prove che la D. suzukii non solo è presente in Italia ma è sempre più diffusa, anzi è diventata un problema mediterraneo. «Peraltro l’Italia non viaggia alla stessa velocità: al Nord il grado di attenzione è sicuramente più elevato, al Sud molto meno». Il Ciheam-IAMB si occupa del moscerino orientale della frutta da sei anni. Infatti nel 2009 la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, con la quale lavora per la difesa del frutteto e del vigneto, segnalò che l’insetto, originario dell’Estremo Oriente, era giunto anche in Italia. «Da allora iniziammo a studiare le modalità più opportune di difesa». Impresa alquanto difficile per più ragioni: la velocità di riproduzione, tanto che ogni mese si ha una nuova generazione; la capacità di agire su frutta pressoché matura, a differenza del moscerino della frutta o dell’aceto (Drosophila melanogaster), che è attiva su frutta guasta; la disponibilità, da parte delle femmine, di un ovodepositore posteriore che, oltre a essere di grandi dimensioni e acuminato, è seghettato, quindi penetra nei frutti e li rompe: poi su essi arrivano la D. melanogaster, altri insetti, muffe e marciumi, tanto che non possono più essere messi in commercio. La D. suzukii ha un meccanismo di attacco basato sul colore rosso, infatti attacca tutti i frutti rossi o con sfumature a esso vicini, spiega Verrastro. «Per catturare gli adulti dell’insetto e studiare la dinamica di popolazione, decidemmo, in assenza di trappole adeguate, di prepararle noi: abbiamo rivestito la parte inferiore di bottiglie di plastica con adesivo rosso, praticato dei fori nella parte superiore e sistemato nel fondo un attrattivo a base di vino e zucchero, in modo da originare una fermentazione acetica dall’odore gradevole per D. suzukii. Le trappole hanno funzionato bene, gli insetti sono entrati e annegati nell’attrattivo. Poi al microscopio abbiamo riconosciuto in essi gli adulti di D. suzukii».

Un declassamento non positivo

L’arrivo di D. suzukii in Italia non aveva sorpreso più di tanto i ricercatori del Ciheam-IAMB, «così entrammo nell’ordine di idee che prima o poi sarebbe arrivata al Sud. Infatti tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 la Fondazione E. Mach ci segnalò la presenza dell’insetto su frutti in Campania e in Sicilia. Sicché a maggio 2012 inserimmo le trappole nei nostri campi sperimentali in attesa che le piante con frutti rossi li portassero a maturazione. A settembre effettuammo le prime catture e verificammo la presenza di D. suzukii, a dicembre, dopo riconoscimento ufficiale, inviammo alla Regione Puglia una comunicazione scritta, a firma del professor Francesco Porcelli, entomologo dell’Università di Bari, sulla sua presenza. Quindi possiamo dire che dal 2012 la D. suzukii è ufficialmente presente anche in Puglia. Adesso è diffusa pressoché dovunque: non a caso prima è stata classificata come insetto da quarantena, poi, verificata la diffusione in tutta l’Italia, è stata declassata a insetto comune».  

Iraq, Marocco, Tunisia e Turchia

Ma D. suzukii non è diffusa solo in Italia, sottolinea Verrastro. «Gli studenti di paesi del Mediterraneo che il Ciheam-IAMB ospita per una pluralità di specializzazioni post laurea, appresa la tecnica di cattura, l’hanno applicata nelle loro terre, verificando prima nelle trappole e poi al microscopio la presenza della D. suzukii anche in Iraq, Marocco, Tunisia e Turchia. La D. suzukii non è più quindi un problema del Nord Italia, come fino a pochi anni fa, ma una calamità mediterranea. Noi abbiamo continuato a valutare il comportamento dell’insetto, mantenendo la collaborazione, con scambio di informazioni, con l’Università di Bari e la Fondazione E. Mach. In Puglia è ormai presente da almeno tre anni: nel 2014 è stata riscontrata su albicocche, ciliegie e susine precoci e su uva da tavola tardiva rossa delle varietà Red Globe, Scarlotta e Crimson».