Denominazioni, il fronte del vitigno

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No alla deregulation dei nomi varietali nelle Doc. L’Italia trova alleanze in difesa del Lambrusco (e suoi fratelli)

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Ministro Maurizio Martina

«Nella battaglia contro la liberalizzazione delle menzioni dei vitigni nelle denominazioni non siamo soli. Germania, Francia e Austria la pensano come noi e hanno fatto sentire la propria voce. E anche altri Paesi si possono mettere in moto su questo fronte». Così il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, ha rassicurato la platea di produttori, soprattutto di Lambrusco, che il 30 gennaio hanno assistito al convegno «Lambrusco nel mondo. Una distintività da difendere», promosso dalla vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato, Leana Pignedoli, e organizzato alla cantina Emilia Wine Arceto a Scandiano di Reggio Emilia.

All’indomani del confronto con il Commissario Ue Phil Hogan, Martina ha riferito: «A Bruxelles si sta alimentando una contraddizione di fondo: da una parte si punta a rafforzare l’internazionalizzazione del modello agricolo europeo, dall’altra vengono fatti saltare i presupposti di questo modello. Non credo alle teorie complottiste, ma è indubbio che la deregulation favorirebbe qualche concorrente». Ha poi proseguito il ministro: «Hogan ci ha dato segnali interessanti, ma non mi accontento delle dichiarazioni. In questa battaglia abbiamo tutte le condizioni per vincere».

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Paolo De Castro

È intervenuto al convegno di Reggio Emilia anche Paolo De Castro, della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, che ha puntualizzato: «Perché proprio il lambrusco? E perché in un momento in cui gode di un fiorente mercato in America Latina?». Recenti voci individuavano un ruolo attivo della Spagna nella proposta di liberalizzazione. «In gioco c’è un interesse nazionale che va tutelato. A fare la differenza sarà la nostra capacità di coesione». E sulla trattativa Ttip in corso, De Castro ha aggiunto: «Le associazioni di consumo americane possono giocare un ruolo forte come nostri alleati, soprattutto nella battaglia contro l’Italian sounding, un fenomeno che possiamo fermare solo attraverso gli accordi internazionali».

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Simona Castelli

Ha concluso l’assessore regionale all’agricoltura, Simona Caselli: «Noi difendiamo la norma in vigore non solo perché fino ad oggi ci ha tutelato, ma soprattutto perché è in corso un attacco politico. Hogan ha ribadito di non voler andare contro la sensibilità dei produttori italiani, ma la Regione sta alzando comunque la guardia con un’azione di presidio a Bruxelles».

E riferendosi anche al recente rafforzamento del vincolo della frizzantatura in zona, Caselli ha proseguito: «Non si tratta di difendere solo la nostra identità, ma anche gli investimenti dei produttori sul marchio, sul marketing, sull’innovazione e sugli impianti».

La produzione di Lambrusco certificata Dop e Igp nel 2014 è stata di oltre 180 milioni di bottiglie e il 63% è destinato all’export, per un valore complessivo di 570,4 milioni di euro, in lieve aumento (+1,4%) sul 2013 grazie alla crescita delle vendite estere (+2,8%).

 

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