De Castro: stop agli allarmismi sul Ttip

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Parla il relatore del negoziato Ttip per il parlamento europeo di ritorno dagli Usa: “Tutto è ancora in gioco”

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La trattativa per il più grande accordo di libero scambio nel mondo, il Ttip, dovrebbe chiudersi entro il 2015. Almeno nelle intenzioni. Paolo De Castro relatore del negoziato Ttip per il parlamento europeo è appena tornato dagli Usa dove ha incontrato il segretario di Stato Usa per l’agricoltura Tom Vilsack. Facciamo con lui il punto sulla trattativa. Uno dei capitoli più delicati riguarda le controversie ovvero la possibilità degli investitori stranieri di ricorrere contro  gli Stati membri in caso di politiche avverse ai loro profitti. A che punto siamo? La recente missione negli Usa ha confermato l’esistenza di un clima costruttivo e collaborativo tra le parti. Credo quindi che bisogna evitare in questa fase allarmismi anche perché siamo ancora agli inizi del negoziato dove tutto è ancora in gioco. Inoltre, non bisogna perdere di vista un dato di fatto: il Trattato con gli Stati Uniti, così come accade con tutti i trattati commerciali dell’Ue sarà sottoposto al voto finale del Parlamento europeo. Importazioni dagli States: la Francia teme l’arrivo massiccio di carni bovine, la Gran Bretagna per i polli. Sul fronte latte potrebbero invece aprirsi opportunità? Il lattiero-caseario rientra tra quei settori strategici all’interno del Ttip in quanto ostacolato da una serie di barriere commerciali (tariffarie e non) che ne limitano le capacità esportative. Chi esporta latte negli Usa deve interagire con un importatore in possesso di un permesso speciale, mentre molti formaggi di latte vaccino sono soggetti a un sistema di quote tariffarie con dazi che possono essere in misura ridotta o “normale”, a seconda del superamento o meno delle quote. Riuscire ad eliminare tali ostacoli può aprire dunque importanti spazi di opportunità commerciali per le produzioni europee Costi più bassi e meno regole negli States. Troppe norme in Europa, ma standard sociali, ambientali e sanitari più elevati: su quale fronte gli Usa sono pronti a fare concessioni? Dove troveremo il punto di mediazione: verso l’alto o verso il basso? Affinché un negoziato si possa concludere con un esito condiviso, è necessario che si facciano concessioni da entrambe le parti. Ad oggi è prematuro stabilire quale sarà il punto di mediazione anche perché le singole fattispecie (l’agricoltura è uno degli ambiti del Ttip) saranno gestite di volta in volta all’interno delle fasi negoziali. Sarà un lavoro non facile che alla fine entrambe le parti dovranno valutare nel suo complesso. Da parte nostra, in Parlamento, lavoreremo per un risultato ambizioso e non penalizzante per gli agricoltori. Divampa sui social la battaglia degli ogm: cosa dicono gli americani? Gli Stati Uniti figurano (2013) al primo posto nella lista dei 10 maggiori paesi produttori di ogm con 70,1 milioni di ettari principalmente di mais, soia, cotone e colza. Ciò detto, i principi su cui si basano i livelli di protezione dei cittadini-consumatori non sono oggetto di discussione all’interno del Ttip. L’obiettivo è superare ostacoli al commercio che non ledono questi principi, quindi aspetti come quello degli ogm non rientrano nei temi del negoziato. Le regole europee, uniche al mondo in termini di standard e di sicurezza alimentare, sono frutto di negoziati lunghi e complessi e non saranno modificate dal Trattato. Quali saranno le prossime tappe del negoziato? Rispetteremo questa volta i tempi? L’ultima annata è stata contraddistinta da cambiamenti politici da entrambe le parti che hanno in parte condizionato lo svolgersi del negoziato. In Europa abbiamo una nuova Commissione esecutiva mentre sul fronte americano si è avuta l’affermazione dei repubblicani nelle elezioni di midterm. Adesso dopo una fase di rallentamento, il negoziato sembra aver ripreso la sua corsa. Finora si sono tenuti otto round negoziali, l’ultimo dei quali si è concluso il 5 febbraio 2015. In tale ambito, le due parti hanno proseguito nella valutazione complessiva delle reciproche offerte, arrivando ad una maggiore comprensione delle rispettive priorità e sensibilità. Sarà opportuno, nei prossimi mesi, procedere a un ritmo spedito anche perché un mancato accordo prima delle prossime elezioni statunitensi potrebbe condizionare il futuro del negoziato.