Dalla A alla Z, le corrette procedure allevatoriali per avere vitelli in buona salute

La gestione alimentare, le problematiche sanitarie, gli aspetti legislativi durante la fase di svezzamento. Alcune indicazioni pratiche L’articolo Dalla A…

macchina-elettroforesi-600x393.jpg

La gestione alimentare, le problematiche sanitarie, gli aspetti legislativi durante la fase di svezzamento. Alcune indicazioni pratiche

L’articolo Dalla A alla Z, le corrette procedure allevatoriali per avere vitelli in buona salute è un contenuto originale di IZ Informatore Zootecnico.

Lo svezzamento è un fisiologico passaggio da una dieta prevalentemente lattea a quella solida tipica dell’animale più adulto che nel vitello generalmente avviene tra le 6 (precoce) e le 10 (tardivo) settimane di vita. In questo periodo il latte costituisce l’alimento più importante e dovrebbe essere mantenuto per minimo sei settimane di vita.

In questo articolo vengono fornite alcune indicazioni pratiche sulla gestione alimentare nella fase di svezzamento, sulle problematiche sanitarie tipiche di questa fase e sugli aspetti legislativi che sono obbligatori per i vitelli. Prima di tutto si parla però di corretta colostratura perché è un passaggio imprescindibile per ottenere vitelli sani e forti al momento dello svezzamento.

La colostratura

Il colostro è la secrezione della ghiandola mammaria delle prime 48 ore dopo il parto, particolarmente ricco di anticorpi materni, di importanti fattori nutrizionali oltre che di un elevato valore nutrizionale, è in grado di fornire la copertura immunitaria necessaria fintanto che il vitello non sarà in grado di proteggersi con il proprio sistema immunitario.

La corretta assunzione del colostro è imprescindibile per ottenere un vitello sano con un ottimo indice di accrescimento nelle prime settimane, al fine di raggiungere un peso adeguato al momento dello svezzamento.

Per verificare la qualità del colostro è necessario misurarne la concentrazione di immunoglobuline. Gli strumenti che ci permettono di farlo direttamente in campo sono il densitometro, che correla la densità del colostro alla concentrazione di anticorpi, e il rifrattometro, che invece la ricava correlandola all’indice di rifrazione del colostro. Presso alcuni laboratori è inoltre possibile eseguire l’elettroforesi che, oltre a essere più precisa, ci quantifica le singole classi di anticorpi presenti.

Un colostro viene definito di buona qualità quando ha un contenuto di immunoglobuline (anticorpi) ≥ 50 g/l.

Per ottenere una buona colostratura, va considerata oltre alla qualità del colostro anche la quantità ingerita, che oggigiorno si è concordi nell’essere di 4 litri nelle prime 12 ore di vita, di cui 2,5- 3 litri nelle prime 6 ore. Non va dimenticato che la colostratura è un obbligo di legge secondo quanto espresso dal punto 15 dell’Allegato 1 della Direttiva Ce 2008/119, che cita: “ogni vitello deve ricevere colostro bovino quanto prima possibile dopo la nascita e comunque entro le prime sei ore di vita”. Il metodo più efficiente per raggiungere questo obiettivo risulta la somministrazione forzata con sonda, seguita dall’alimentazione con biberon e dall’alimentazione naturale [1].

Una buona prassi aziendale è quella di creare una banca del colostro per le situazioni in cui si renda necessario averne a disposizione, stoccando del colostro di vacche che lo producono di buona qualità. Questo potrà essere refrigerato fino a 3 giorni, o congelato fino a un anno, senza alterarne significativamente la qualità.

Aspetti sanitari

Le principali patologie neonatali del bovino sono le cosiddette gastroenteriti neonatali che si manifestano con diarree a diversa insorgenza, frequenza e persistenza; presentano caratteristiche variabili in base all’agente eziologico e risultano tutte condizionate dalle modalità di gestione dell’allevamento: un’adeguata colostratura dei vitelli, l’igiene e le procedure di disinfezione degli ambienti di stabulazione diventano così i principali mezzi per prevenire e controllare tali patologie, associate qualora necessario a mirati trattamenti farmacologici o vaccinali, sia a scopo profilattico che terapeutico.

I più importanti agenti eziologici della diarrea del vitello sono: batteri (colibacilli; salmonelle; clostridi), virus (rotavirus; coronavirus e BVD-virus), protozoi (criptosporidi; giardia; coccidi) e nematodi (strongili gastrointestinali).

Nella diarrea neonatale, oltre ai comuni agenti infettivi, va considerata anche la possibile origine multifattoriale, in cui si includono anche cause nutrizionali.

Oltre alle malattie enteriche, anche le patologie polmonari giocano un ruolo fondamentale nella salute dei primi mesi di vita del vitello. Come nel caso delle diarree, i diversi agenti eziologici possono causare malattia da soli o in associazione, anche se un ruolo importante è svolto dall’ambiente in cui vivono gli animali.

I virus sono generalmente agenti primari di bronco-polmonite e i più importanti sono: virus respiratorio sinciziale bovino (BRSV); herpesvirus bovino di tipo 1 (BHV-1), agente della rino-tracheite infettiva bovina (IBR); virus della parainfluenza 3 e coronavirus bovino.

Gli agenti batterici di solito sono agenti secondari che insorgono dopo un’infezione virale e nel bovino i principali sono: Mannheimia haemolytica; Pasteurella multocida; Histophilus somni e diverse specie di Micoplasmi.

Aspetti alimentari

Come già detto, il latte risulta indispensabile al vitello fino ad almeno le prime sei settimane di vita (svezzamento precoce) o, caso più frequente, fino alle dieci settimane. Se si adotta un’alimentazione a base di latte intero, l’ideale sarebbe prelevare il latte direttamente dalla cisterna e non quello di scarto (munto da animali con mastite o trattati con antibiotici), scaldarlo a 40° e somministralo giornalmente come indicato nella tabella 1 [2].

Se invece si opta per un’alimentazione a base di latte in polvere, è fondamentale la qualità e la quantità dei sostituti del latte presenti, l’igiene dei contenitori e la qualità della preparazione (assenza di grumi, temperatura di somministrazione, qualità microbiologica).

La somministrazione giornalo minore incidenza di bacche con marciume apicale e miglioramento del contenuto in zuccheri e altre componenti funzionali con conseguente incremento della produzione commerciabile finale».
Prove crop enhancement, genetica innovativa per aumentare quantità e qualità, formazione per l’uso sostenibile degli agrofarmaci, supporto tecnico, tecnologie di elevato valore, programmi per aumentare la biodiversità (Operation Pollinator). Sono i «capisaldi del protocollo messo a punto per realizzare il progetto “Filiera di qualità del pomodoro da industria” – ha sottolineato l’Asset manager dell’azienda svizzera Filippo Urbinati – e rispondere ai requisiti di sostenibilità dei mercati, con l’obiettivo di incrementare del 15% la quantità idonea alla trasformazione e ridurre del 20% l’utilizzo degli agrofarmaci e del 15% il consumo idrico».

«Questo progetto fa parte di “The Good Growth Plan”, il piano che presenta l’impegno di Syngenta per contribuire alla sicurezza alimentare nel rispetto dell’ambiente, basato su tre punti essenziali – ha informato il Crop campaign head di Syngenta Marco Cantoni –: promuovere un’agricoltura intensiva sostenibile; aiutare gli agricoltori a mantenere alti gli standard qualitativi; sostenere le peculiarità delle filiere agroalimentari italiane».

 

Meloni, angurie e zucchini

Nella giornata dimostrativa, Bruno Busin, Technical crop manager vegetables di Syngenta, ha presentato numerose novità di melone, per soddisfare in pieno le esigenze del mercato italiano. «Nel segmento a frutto retato, Massimo (MB8021), interessante per gusto e consistenza ottimale della polpa, Zen (MB8515), caratterizzato da uniformità di frutto e raccolta concentrata, e MB9336, con alta resistenza all’oidio e allegagione/produzione molto elevata; il gialletto Party, con frutto a buccia semirugosa ottimo per gusto e conservabilità; il Piel de Sapo Batidor, con pianta sana e resistente e frutto zuccherino ben conservabile in post-raccolta; lo Charentais per il pieno campo Avalonia, con pianta vigorosa e tollerante gli stress climatici».

Ottima tenuta in campo e alta conservabilità post raccolta, eccellenti qualità organolettiche per contenuto zuccherino, gusto e compattezza della polpa, resistenza dei frutti a manipolazione e trasportabilità, grazie al buon spessore dell’epicarpo. «Sono i punti di forza – ha aggiunto Busin – dell’anguria Formosa F1 (WMH0809), dai frutti di tipologia Crimson e allungati».

Le numerose novità proposte per lo zucchino uniscono i requisiti principali richiesti dai produttori: resistenze genetiche, produttività, portamento di pianta e qualità di frutto. «Per il verde, Amorgos (CV5529), con pianta vigorosa e produttiva anche con stress termici – ha evidenziato Giuseppe Circella, Asset manager di Syngenta – e poi  Patmos (CV6134), dal bel portamento di pianta e dalla produttività molto elevata e concentrata, adatta anche a ciclo breve di coltivazione; per il fiorentino/romanesco con fiore, Floridus (RM4412), con ottima sanità di pianta e bel portamento aperto, qualità di frutto e fiore eccellenti; per il chiaro/bianco, Cordelia (CA5186), pianta molto generativa, frutto cilindrico brillante pure in estate, e Angelina (CA4157), pianta rustica, frutto leggermente clavato; per il tondo, Caprice (RN5547), verde scuro, con ottime resistenze genetiche».

Partner dell’evento è stata Novamont, azienda leader nel settore delle bioplastiche presente con la Market developer agriculture Manuela Impallari, che ha illustrato le ragioni per cui scegliere un telo pacciamante in Mater Bi: «Vantaggi ambientali e tecnico-economici come Iva agevolata, contributi Ocm, eliminazione delle spese di rimozione e smaltimento».