Dai vinaccioli alla bottiglia passando per il suolo

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I primi risultati del progetto Bio.Vi.Vi. per la valorizzazione del digestato da biogas in viticoltura condotto nell’area dei Lambruschi modenesi

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Sostituire, almeno in parte, la concimazione minerale in vigneto per tagliare i costi e ridurre le emissioni di carbonio utilizzando il digestato da biogas è possibile, senza ridurre qualità e quantità. È questo il primo risultato, certamente incoraggiante, emerso dopo due anni di prove del progetto Bio.Vi.Vi (Valorizzazione del Digestato da impianti di BIOgas nella filiera VIte-VIno: valutazione di fertilizzanti innovativi organici e organo-minerali sulla produzione del vigneto e sulla qualità del prodotto) sviluppato dall’Università di Modena e Reggio Emilia e finanziato con 85mila € dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena.

«A parità di unità fertilizzanti – ha sottolineato Domenico Ronga del suddetto ateneo – non abbiamo riscontrato cali di produzione o di qualità delle uve, nonostante la diversa natura dei fertilizzanti. Non bisogna dimenticare che il digestato è un ammendante e perché il suo impiego sia sostenibile deve essere distribuito entro i 20 km dall’impianto a biogas. Le prove condotte in due vigneti di Lambrusco salamino nel comprensorio dei Lambruschi modenesi (partner del progetto), hanno previsto, oltre all’analisi dei suoli, anche la misurazione di numerosi parametri in fase di fioritura, di invaiatura e di raccolta; per quanto riguarda la prima fase non si sono rilevate differenze dovute all’apporto di digestato, mentre qualche differenza si è riscontrata sugli indici vegetativi, che non si è tradotta però in un impatto significativo sulla produttività alla vendemmia, e sul mosto e nelle fasi iniziali della microvinificazione. Un dato importante che abbiamo verificato è il continuo incremento del C nei suoli con potenziale aumento della fertilità e miglioramento del bilancio del carbonio del comprensorio, grazie al mantenimento della CO2 organicata nel complesso argillo-umico».

 

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